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Cina: sussidi ai mutui per salvare il mercato immobiliare? La proposta degli economisti per rianimare i consumi
L’80% della ricchezza cinese è nel mattone. Ecco la proposta della Tsinghua: 70 miliardi di Yuan per salvare un mercato da 280 mila miliardi. I numeri.

Il crollo del mercato immobiliare e la stagnazione della spesa dei consumatori sono diventate le “ancore gemelle” che hanno trascinato verso il basso l’economia cinese negli ultimi anni. Ora, però, accademici di una delle più prestigiose università di Pechino propongono una misura che potrebbe – almeno in teoria – alleviare entrambi i problemi: un sussidio statale sui mutui.
Gli economisti dell’Università Tsinghua hanno chiesto l’introduzione di sussidi sui tassi di interesse ipotecari come parte di uno sforzo più ampio per stabilizzare il mattone, sostenendo che arrestare il declino dei prezzi delle case sia critico per spingere le famiglie a spendere nuovamente. Una mossa dal sapore decisamente keynesiano, che punta a sostenere la domanda aggregata intervenendo direttamente sul costo del denaro per i privati.

Variazione dei prezzi mensili degli immobili – Tradingeconomics
Il legame tra mattone e consumi
La proposta arriva mentre la Cina cerca di guardare ai consumi interni per puntellare la crescita economica in un ambiente esterno volatile, ma si scontra con una crisi immobiliare pluriennale che mina le finanze e la fiducia delle famiglie.
Il ragionamento del team dell’Academic Centre for Chinese Economic Practice and Thinking (Accept) della Tsinghua è squisitamente tecnico ma di facile comprensione:
- Circa l’80% della ricchezza delle famiglie cinesi è legata alla proprietà immobiliare.
- Le fluttuazioni dei prezzi delle case hanno un impatto massiccio sulla ricchezza percepita e reale dei residenti.
- Se il valore della casa scende, il “potenziale di consumo” crolla di conseguenza, per il noto “Effetto povertà”: mi sento più povero perché la mia casa vale meno, quindi consumo di meno.
I dati stimati dal team sono preoccupanti: i prezzi delle case nelle città cinesi grandi e medie sono scesi del 16,5% negli ultimi tre anni, portando a una contrazione del 13% degli asset delle famiglie urbane. Di fronte a questa spirale deflazionistica sugli asset, la proposta è di introdurre rapidamente sussidi sugli interessi per invertire le aspettative ribassiste degli acquirenti.
Costi e benefici: una manovra “cost-effective”?
I ricercatori suggeriscono di indirizzare il sussidio ai nuovi mutui personali, notando che i consumatori cinesi rimangono riluttanti a comprare casa anche perché il calo dei prezzi rende il costo effettivo di proprietà troppo alto. Se vengono sovvenzionati, quindi tagliati, i costi finanziari dei mutui, almeno su linea teorica, dovrebbe aumentare la domanda e quindi anche i prezzi degli stessi.
L’idea del centro studi universitario Academic Centre for Chinese Economic Practice and Thinking (Accept) è quella di ridurre di un punto percentuale il tasso d’interesse dei mutui immobiliari. Il costo per lo Stato sarebbe pari a circa 70 miliardi di Yuan (circa 10 miliardi di USD). Questo farebbe crescere il valore di un mercato immobiliare il cui costo totale è calcolato in 280.000 miliardi di yuan (40.000 miliardi di dollari). Un intervento efficace dal punto di vista del costo, considerando che la Cina spende già 300 miliardi di Yuan l’anno (circa 43 miliardi di USD) per stimolare i consumi in altri modi.
Ecco una sintesi dell’impatto economico stimato dalla proposta degli economisti della Tsinghua:
| Misura Proposta | Costo stimato (1° anno) | Valore Mercato Immobiliare Cinese | Valutazione |
| Sussidio di 1 punto % sui tassi | 70 mld Yuan (10 mld USD) | ~280.000 mld Yuan (40.000 mld USD) | Molto “cost-effective” |
Secondo il team Accept, i sussidi sugli interessi dei mutui potrebbero “colpire ben al di sopra del loro peso”, generando effetti significativi con una spesa pubblica relativamente contenuta rispetto al valore totale degli asset in gioco.
Il contesto macroeconomico
Finora, gli sforzi della Cina per stimolare la spesa interna si sono concentrati su programmi di permuta di beni di consumo su larga scala (con 300 miliardi di yuan iniettati l’anno scorso). Tuttavia, il settore immobiliare continua a trascinare l’economia.
I dati del National Bureau of Statistics dipingono un quadro a tinte fosche per i primi 11 mesi del 2025:
- Investimenti immobiliari: -15,9% su base annua.
- Vendite di nuove case (per superficie): -7,8%.
Sebbene città come Pechino e Shanghai abbiano allentato le restrizioni all’acquisto e la leadership cinese abbia promesso, durante la conferenza economica centrale di dicembre, di rendere la stabilizzazione del mercato immobiliare una priorità per il 2026, potrebbe servire un cambio di passo strutturale.
Il team della Tsinghua suggerisce infatti di andare oltre le misure a breve termine, istituendo un nuovo dipartimento governativo responsabile del “lato consumo” del mercato immobiliare, inclusi i prezzi delle case, dato che attualmente i decisori politici si concentrano quasi esclusivamente sulla regolamentazione dell’offerta. Resta da vedere se Pechino, notoriamente cauta, abbraccerà questa iniezione diretta di liquidità alle famiglie, anche se incrementare la domanda non sembra così semplice come in teoria.
Domande e risposte
Che cos’è l'”Effetto Povertà” citato nell’articolo e perché è cruciale per la Cina?
L’effetto povertà (o effetto ricchezza negativo) è un fenomeno economico per cui i consumatori riducono le spese quando il valore dei loro beni patrimoniali diminuisce, sentendosi meno sicuri finanziariamente. In Cina questo è cruciale perché ben l’80% della ricchezza delle famiglie è investita nel mattone. Con i prezzi delle case scesi del 16,5%, i cittadini cinesi hanno visto evaporare una fetta enorme del loro patrimonio, reagendo con un drastico taglio dei consumi che sta bloccando la crescita economica.
Perché gli economisti ritengono che il sussidio sui mutui sia più efficace degli attuali stimoli?
Attualmente la Cina spende 300 miliardi di Yuan l’anno per stimolare i consumi (es. permute di beni), ma l’impatto è limitato. La proposta della Tsinghua costerebbe molto meno (70 miliardi di Yuan) ma agirebbe su una leva molto più potente: il mercato immobiliare da 280.000 miliardi di Yuan. Riducendo il costo del finanziamento dell’1%, si punta a riattivare la domanda di case, stabilizzare i prezzi e, di conseguenza, ripristinare la fiducia e la propensione alla spesa delle famiglie in modo più strutturale.
Qual è la differenza tra l’approccio proposto e quello attuale del governo cinese?
Fino ad ora, il governo cinese si è concentrato principalmente sul “lato offerta” (regolamentazione dei costruttori, completamento dei progetti fermi) e su stimoli ai consumi di beni durevoli. La proposta del gruppo Accept sposta il focus sul “lato domanda” e sul costo del denaro per i cittadini. Suggeriscono inoltre la creazione di un dipartimento specifico per monitorare i prezzi e i consumi legati all’immobiliare, segnando un passaggio da una gestione burocratica dell’offerta a un sostegno finanziario diretto alla domanda delle famiglie.







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