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Cile-Cina Express: Pechino stende un cavo sottomarino per connettere, e influenzare il Sud America
La Cina stringe la presa sull’America Latina con un nuovo cavo sottomarino verso Hong Kong. Tra mancanza di trasparenza e timori di spionaggio, ecco perché questa infrastruttura cambia gli equilibri geopolitici e mette a rischio la privacy globale.

Mentre l’attenzione mediatica globale è spesso distratta da palloni spia o dichiarazioni incendiarie sui social, la vera partita per il dominio geopolitico si gioca in silenzio, nel buio degli abissi oceanici. Non è una novità che le infrastrutture critiche siano il nuovo campo di battaglia, ma l’ultima mossa di Pechino in America Latina merita un’analisi approfondita, scevra da isterismi ma attenta ai dettagli tecnici ed economici.
La Cina ha deciso di premere sull’acceleratore della sua “Via della Seta Digitale”, siglando un accordo con il Cile per la realizzazione del progetto “Cile-Cina Express”. Sulla carta, si tratta di un’autostrada digitale in fibra ottica che collegherà direttamente il paese sudamericano a Hong Kong. Nella pratica, questo cavo rischia di creare dei legami molto pericolosi, sopratutto per gli USA, fra Cina e Sud America, il tutto nonostante il neopresidente cileno Kast sia politicamente molto vicino a Trump, ma che persegue interessi nazionali.
Un’autostrada sottomarina verso l’Asia
I cavi sottomarini non sono banali tubi di gomma adagiati sul fondale. Sono le arterie vitali attraverso cui scorre il sangue dell’economia moderna: i dati. Che si tratti di transazioni bancarie ad alta frequenza, di videochiamate o di semplici like su un social network, tutto passa da lì. Chi controlla il cavo, controlla il flusso.
Il progetto mira a rafforzare la connettività tra i due continenti, riducendo la latenza e aumentando la banda disponibile. Tuttavia, c’è un “ma”, ed è un “ma” piuttosto ingombrante. Le caratteristiche di questo accordo presentano zone d’ombra che farebbero aggrottare la fronte a qualsiasi analista occidentale:
- Mancanza di trasparenza: Non esistono dati pubblici sul budget, sui costi reali di realizzazione o sulle tempistiche precise. Un classico modus operandi dei progetti statali cinesi, dove la nebbia copre spesso i dettagli finanziari.
- La questione della governance: Il controllo dell’infrastruttura è fondamentale. Non si tratta solo di posare un cavo, ma di gestirne i nodi di interscambio e la manutenzione. Se li controlla la Cina, avrò anche un controllo sui dati che vi transitano.
Il Grande Fratello parla mandarino?
La preoccupazione maggiore, sollevata non a caso dagli Stati Uniti, riguarda la sicurezza nazionale e la privacy. La legislazione cinese in materia di intelligence è chiara e non lascia spazio a interpretazioni liberali: le aziende nazionali sono tenute a collaborare con i servizi segreti di Pechino se richiesto, fornendo accesso ai dati gestiti, ovunque essi si trovino.
Il rischio, dunque, non è solo teorico. Un cavo che collega Santiago a Hong Kong, gestito con tecnologia cinese, potrebbe diventare un canale privilegiato per l’acquisizione di informazioni sensibili non solo cilene, ma di tutto il continente sudamericano, data l’interconnessione delle reti.
Un vuoto riempito
Mentre l’Occidente dibatte su regolamentazioni e burocrazia, la Cina agisce. Lo sviluppo dei cavi sottomarini è un tassello strategico dove convergono interessi commerciali e geopolitici. Pechino ha capito perfettamente che per esercitare influenza nel XXI secolo non servono più le cannoniere, ma i server e le dorsali oceaniche.
Il Cile-Cina Express è un fatto compiuto che segnala, ancora una volta, come il vuoto lasciato dagli investimenti occidentali in America Latina venga prontamente, e strategicamente, riempito dal Dragone. Resta da vedere se i dati dei cittadini sudamericani viaggeranno sicuri o se faranno una sosta non prevista nei server dell’intelligence cinese.
Domande e risposte
Perché i cavi sottomarini sono così importanti dal punto di vista geopolitico? I cavi sottomarini trasportano oltre il 95% del traffico dati intercontinentale, inclusi comunicazioni diplomatiche, transazioni finanziarie e dati militari. Chi controlla queste infrastrutture non solo garantisce la connettività, ma possiede potenzialmente la capacità di intercettare, rallentare o interrompere i flussi di informazioni. In un’economia digitale, il controllo fisico del cavo equivale al controllo delle rotte commerciali marittime nei secoli passati: è una leva di potere strategico immensa.
Quali sono i rischi specifici legati al coinvolgimento della Cina in questo progetto? Il rischio principale deriva dalla legislazione cinese (come la National Intelligence Law del 2017), che obbliga le aziende cinesi a supportare, assistere e cooperare con il lavoro di intelligence statale. Ciò significa che i dati che transitano attraverso infrastrutture costruite o gestite da aziende cinesi potrebbero essere accessibili al governo di Pechino. Inoltre, la mancanza di trasparenza su costi e contratti del progetto “Cile-Cina Express” solleva dubbi sulla sostenibilità del debito e sulle clausole nascoste che potrebbero favorire politicamente la Cina.
Cosa possono fare gli Stati Uniti o l’Europa per contrastare questa espansione? L’unica risposta efficace è la competizione diretta. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea devono offrire alternative finanziariamente e tecnologicamente valide ai paesi dell’America Latina e del Sud del mondo. Progetti come il “Global Gateway” europeo mirano a questo, ma spesso soffrono di lentezza burocratica rispetto alla rapidità decisionale cinese. Senza investimenti reali in infrastrutture che garantiscano standard di privacy e trasparenza occidentali, i paesi emergenti continueranno a rivolgersi a chi offre soluzioni “chiavi in mano”, anche se rischiose, come la Cina.








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