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Caso Epstein: offerto denaro a detenuta per uccidere Ghsilaine Maxwell

Gli avvocati di Ghislaine Maxwell sostengono che l’ex “maitresse” e complice di Jeffrey Epstein dovrebbe ricevere una pena ben inferiore ai 20 anni raccomandati perché un’altra detenuta avrebbe offerto del denaro per strangolarla nel sonno, secondo quanto riportato dal New York Times. Ricordiamo che la Maxwell è accusata di aver gestito insieme e per Epstein un giro internazionale di prostituzione di alto bordo, coinvolgendo anche minori, dedicato a un gruppo esclusivo di miliardari. Le conoscenze del duo erano di altissimo livello, variando da i Clinton, a Gates, al principe Andrea d’Inghilterra e, per un certo breve periodo, anche a Trump. Il principe Andrea ha pagato un consistente rimborso a una delle ragazze coinvolte.

“Una delle detenute dell’unità abitativa della signora Maxwell ha detto ad almeno altre tre detenute che le era stato offerto del denaro per uccidere la signora Maxwell e che aveva intenzione di strangolarla nel sonno”, ha scritto il team legale della Maxwell, aggiungendo che la detenuta non era preoccupata delle ripercussioni legali poiché “altri 20 anni di carcere varrebbero il denaro che avrebbe ricevuto per aver ucciso la signora Maxwell”.

Questo incidente riflette la brutale realtà”, hanno scritto gli avvocati, aggiungendo “che ci sono numerosi detenuti che non esiterebbero a uccidere la signora Maxwell – sia per soldi, che per fama, che per semplice “credibilità di strada””. Sarebbe poi interessante sapere se a questa carcerata sia stato detto di simulare un suicidio…

Maxwell è stata condannata il 29 dicembre per accuse che includono il traffico sessuale di minori e un’associazione a delinquere finalizzata al reclutamento di donne e ragazze – alcune di appena 14 anni – in uno stile di vita fatto di abusi sessuali per mano di Epstein e dei suoi associati, i cui nomi sono rimasti sospettosamente segreti.  Gli avvocati hanno anche sostenuto che alla Maxwell dovrebbe essere inflitta una pena minore perché suo padre, il defunto magnate dell’editoria e presunta spia israeliana Robert Maxwell, non è stato un buon padre con lei e i suoi fratelli.

“Ghislaine ricorda vividamente quando, all’età di 13 anni, attaccò il poster di un pony alla parete appena dipinta della sua camera da letto. Piuttosto che rovinare la vernice con il nastro adesivo, martellò con cura una sottile puntina per montare il poster”, scrivono. “Questo ha fatto indignare il padre, che ha preso il martello e ha colpito la mano di Ghislaine, lasciandola gravemente contusa e dolorante per le settimane a venire”.

Secondo il team di Ghislaine, l’effetto di un padre “prepotente, narcisista ed esigente” l’ha resa “vulnerabile a Epstein, che ha incontrato subito dopo la morte del padre”.

Gli avvocati hanno anche sostenuto che Ghislaine non dovrebbe essere punita per i crimini di Epstein – scrivendo che “questa Corte non può condannare la signora Maxwell come se fosse una procuratrice di Epstein solo perché Epstein non è più qui”.

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