Cina
Capodanno cinese al risparmio: crolla il mercato dei cibi pronti dopo lo scandalo Xibei
Il mercato dei cibi pronti in Cina frena bruscamente in vista del Capodanno: i consumatori chiedono qualità e trasparenza dopo lo scandalo che ha travolto la catena Xibei. L’impatto economico e le nuove regole del governo per salvare i consumi.
Il Capodanno lunare del 2026 si profila all’insegna della cautela per le famiglie cinesi. In un clima di perdurante incertezza economica, la propensione al consumo ristagna e l’attenzione alla spesa diventa la regola, soprattutto per il tradizionale e sacro cenone della vigilia. Quest’anno, la grande vittima sulle tavole del Paese è il settore dei piatti pronti, travolto da uno scandalo sulla trasparenza che ha incrinato la fiducia dei consumatori e bruciato migliaia di posti di lavoro. Perché se si guardano con attenzione i conti, c’è anche il problema delle polemiche che girano attorno all’alimentazione.
Il caso Xibei: quando l’industriale si traveste da “premium”
Tutto è iniziato lo scorso autunno, quando il noto influencer ed ex insegnante Luo Yonghao ha puntato il dito contro Xibei, colosso della ristorazione nazionale. L’accusa? Rifilare ai clienti pasti a prezzi da ristorante di fascia alta, che in realtà non erano altro che cibo pre-confezionato e banalmente riscaldato. La richiesta di Luo di rendere obbligatoria l’indicazione dei metodi di cottura nei menu è diventata virale, scoperchiando il classico vaso di Pandora.
Il fondatore della catena, Jia Guolong, ha provato a difendersi parlando di ingredienti “semi-lavorati” e ha persino aperto le cucine di quasi 400 punti vendita alle telecamere. La mossa si è rivelata un vero e proprio boomerang. I video delle cucine invase da buste surgelate hanno inondato la rete, validando le tesi dell’influencer, ma svelando anche un problema strutturale profondo. Il contraccolpo sull’economia reale è stato brutale: a metà gennaio Xibei ha dovuto annunciare la chiusura di 102 ristoranti (il 30% della sua rete) in 30 città, lasciando a casa circa 4.000 lavoratori. Un chiaro esempio di come l’asimmetria informativa, una volta svelata, distrugga rapidamente la domanda aggregata.
I numeri di un mercato che si sgonfia
La sfiducia si è rapidamente allargata all’intero comparto. Un recente sondaggio di Yicai.com delinea un quadro impietoso rispetto agli anni precedenti, in cui il settore dei cibi pronti per le feste cresceva a ritmi vertiginosi:
| Indicatore di mercato | Dato attuale (2026) | Dato precedente (2024/2025) |
| Propensione all’uso di piatti pronti per il cenone | 39% | > 50% |
| Crescita vendite kit preconfezionati di Capodanno | +10% | +100% (raddoppio annuo) |
| Consumatori influenzati dallo scandalo Xibei | 60,5% | – |
I consumatori non sono pregiudizialmente contro la standardizzazione, ma si rifiutano di pagare un sovrapprezzo per un prodotto industriale spacciato per artigianale. Se un ristorante usa cibi pronti, nella mente del consumatore il suo posizionamento crolla immediatamente. Allora preferisce risparmiare e comprare dei kit per il Capodanno, mangiando in casa.
L’intervento di Pechino: regole per salvare la domanda
Spesso in Europa sottovalutiamo da un lato il peso dei social media cinesi e dei loro influencer, dall’altro il fatto che, per quanto accentrato ed autoeferenziale, il governo non possa ignorare questi movimenti popolari e sia costretto a intervenire, con molta più prontezza ed efficacia che in un paese “democratico”.
Il 6 febbraio la Commissione Sanitaria Nazionale ha rilasciato una bozza di standard nazionali per i pasti pronti, preconfezionati, usati nella ristorazione, che prevede:
- Divieto assoluto di utilizzo di conservanti.
- Limite massimo di conservazione fissato a 12 mesi.
- Obbligo di etichettatura chiara per i prodotti che richiedono riscaldamento o ulteriore cottura.
- Esclusione dalla categoria dei cibi pronti per gli alimenti di base, le verdure pre-tagliate e le preparazioni da cucina centrale.
Il governo tenta così di tracciare una linea di demarcazione chiara per salvare un’industria che nel 2022 valeva già quasi 67 miliardi di dollari. Chi fa ristorazione ha un limite in quello che può essere preparato prima e quello che invece deve essere fato subito, al volo. Un cambiamento che, finalmente, porta a un certo allineamento con quello che succede nel resto del molto. L’efficienza industriale da sola non basta più, ma serve ricostruire un rapporto sincero con il pubblico. Senza trasparenza, i cittadini continueranno a tenere i cordoni della borsa ben stretti.
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