Europa
Braccio di ferro a Bruxelles: gli Stati membri pronti a fare causa a Parlamento e Commissione UE
Scontro a Bruxelles: il Consiglio UE, in rappresentanza degli Stati membri, minaccia azioni legali contro Parlamento e Commissione per un accordo che violerebbe i Trattati e accentrerebbe troppo potere. I dettagli.
Mentre l’economia europea affronta sfide strutturali complesse, a Bruxelles va in scena l’ennesimo scontro di potere istituzionale. Al centro della contesa c’è un nuovo accordo quadro stipulato tra il Parlamento Europeo e la Commissione, un patto che, secondo il Consiglio dell’Unione Europea (l’organo che rappresenta le capitali nazionali), altera pericolosamente gli equilibri stabiliti dai Trattati, concedendo eccessivo potere all’Eurocamera.
Secondo una bozza di lettera trapelata in queste ore, che i rappresentanti degli Stati membri si apprestano ad approvare, il Consiglio è pronto a ricorrere alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea se le sezioni “problematiche” dell’accordo non verranno modificate.
Il nodo del contendere: la fame di potere dell’Eurocamera
Il Parlamento Europeo, da sempre considerato il “partner minore” nel processo legislativo rispetto al Consiglio, negli anni ha costantemente cercato di ampliare la propria sfera di influenza. A settembre, la Presidente del Parlamento Roberta Metsola e la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno siglato un accordo, atteso in ratifica a marzo, che promette una “parità di trattamento” tra Parlamento e Consiglio.
Un concetto che le capitali respingono categoricamente. La lettera sottolinea come i Trattati fondativi dimostrino in modo inequivocabile che tale parità non esiste e che il Consiglio detiene prerogative superiori e distinte.
Per chiarire i termini di questo scontro istituzionale, , ma fondamentale per capire chi deciderà le future politiche economiche europee, possiamo riassumere i punti critici nella seguente tabella:
| Ambito di Scontro | Cosa prevede il nuovo accordo Commissione-Parlamento | La posizione del Consiglio (Stati Membri) |
| Accordi Internazionali | Presenza del Parlamento durante le fasi di negoziazione. | I Trattati prevedono solo un diritto di informazione, non di partecipazione attiva. |
| Trattati Commerciali | Approvazione parlamentare per l’applicazione provvisoria (es. Mercosur). | Solo il Consiglio ha il potere di autorizzare l’applicazione provvisoria. |
| Emergenze (Art. 122) | La Commissione deve giustificarsi col Parlamento se usa procedure d’urgenza bypassandolo. | Un’interferenza nelle prerogative del Consiglio che altera l’equilibrio istituzionale. |
| Iniziativa Legislativa | La Commissione assisterà tecnicamente e finanziariamente i deputati per proporre nuove leggi. | Rischio che la Commissione perda il ruolo di arbitro neutrale, favorendo l’Eurocamera. |
Curiosamente manca quella che sarebbe la vera prerogativa democratica, cioè la possibilità di sfiduciare la commissione, che, se concesso, produrrebbe una situazione molto interessante.
Le reazioni: difesa nazionale o evoluzione democratica?
A preoccupare particolarmente le nazioni sono le ingerenze sui trattati commerciali. L’intromissione dell’Eurocamera negli accordi internazionali si è già palesata con il trattato di libero scambio con il Mercosur sudamericano, ritardato proprio dai parlamentari dopo ben 25 anni di complesse trattative condotte dalle capitali.
Dal lato parlamentare, le accuse vengono respinte con la consueta retorica europeista. Sven Simon, eurodeputato tedesco e principale negoziatore dell’accordo, ha liquidato le preoccupazioni nazionali definendole un “rammarico”, accusando gli Stati di essere troppo concentrati sulla “difensiva istituzionale e sui riflessi nazionali”, ma omettendo di ricordare che i Trattati vigenti tutelano proprio quegli equilibri che l’accordo cerca di forzare.
La questione è ora sul tavolo degli ambasciatori dell’UE, sotto la guida della presidenza di turno cipriota. L’obiettivo è chiaro: inviare un monito severo a Commissione e Parlamento. Se il patto non verrà corretto, la parola passerà ai giudici del Lussemburgo. Una mossa che dimostra come, dietro i sorrisi di facciata, la lotta per la sovranità e per il controllo del processo decisionale europeo sia più accesa che mai.
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