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Borsa Italiana: cordata franco germanico italiana? Sarà di tutti, quindi non italiana

Nuovo capitolo nella lunga storia della borsa Italia  e della sua cessione , con il mercato dei Titoli di Stato, da parte di FTSE. Ripercorriamo le fasi precedenti:

  • FTSE decide di liberarsi di Borsa Italiana e di MTS, per comprarsi la piattaforma refinitiv, qualcosa di concreto, che gestisce le informazioni;
  • Cassa Depositi e Prestiti decide di intervenire perchè “La Borsa deve tornare italiana”; anche se, di per se, la Borsa è un qualcosa che può essere creato o ricreato quando si vuole. Negli USA ne esistono diverse, appartenenti a diverse società. L’importante è la legislazione di base (compito dello stato, questo si), e la volontà di sviluppare un mercato dei capitali diretto;
  • Quindi arriva Euronext, cioè Borsa di Parigi, ma non solo, e propone a CPD di partecipare all’operazione. In cambio viene ceduta una partecipazione minima dell’8% in Euronext in CDP. Insomma, da controllo della borsa italiana a partecipazione nella controllante di Borsa Italiana, ma con percentuale non di controllo e gestione affidata alla bontà dei soci francesi ed olandesi.

Ora si aggiunge un’altra pagina, come ci mostra Milano  Finanza, con Deutsche Borse che desidera entrare a far parte della cordata per l’acquisto. Però ci sono delle perplessità perchè Deutsche Borse, la borsa di Francoforte, è troppo grande per entrare nell’operazione senza ridurre eccessivamente le quote delle altre parti.

Alla fine, come è intuibile è solo un vuoto gioco i potere: se Borsa Italiana è di tutti, alla fine non è di nessuno, ed il gioco della “Borsa in mani italiane”. già poco significativo, viene a perdere completamente senso. Se il controllo è di altri, che senso ha metterci dei soldi, salvo che come investimento dal rendimento elevato. E questo dovrebbe farci ragionare.

I casi sono due: o Borsa Italiana ed MTS sono molto redditizie, ed allora dovremmo chiederci se il regime semi-monopolistico in cui operano non sia eccessivamente favorevole, oppure non hanno un rendimento superiore ad investimenti simili. Nel primo caso allora l’interesse dello Stato è nella riduzione della rendita, con una modifica legislativa che favorisca la nascita di altri mercati per lo scambio dei capitali, magari più moderni e trasparenti, ma sempre basati su norme chiare e su controllo di CONSOB.

Inoltre, e si vuole veramente incentivare la raccolta diretta dei capitali, ci sono modalità diverse per intervenire , on  semplificazioni burocratiche ed incentivi fiscali. Però bisogna vere una politica economica nazionale, sapere quale sia il ruolo dei mercati finanziari nella gestione del risparmio. Tutte domande alle quali il governo non sembra essere in grado di dare risposta.


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