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Borghi, i minibot e i sani di mente

 

Si è aperta una enorme polemica economica in questi giorni, attorno al provvedimento dell’On. Claudio Borghi della Lega, che vorrebbe introdurre lo strumento dei minibot.

 

Sinceramente non abbiamo ben capito perché un italiano sano di mente e con una infarinatura minima di macroeconomia dovrebbe essere contrario: è una misura “ossigenante” per i pagamenti insoluti della Pubblica Amministrazione, sono esenti da interessi, e ,cosa più importante, sono accettati come pagamento delle tasse.

Si poteva fare di più? Certo, forse proponendo anche i certificati di credito fiscale Marco Cattaneo & Stefano Sylos Labini (una forma rielaborata in chiave nazionale dei Mosler’s Bond), ma è un primo passo a nostro avviso più che positivo.

Chi conosce un po’più da vicino il funzionamento macroeconomico sa che il minibot non è una misura risolutiva e che magari una maggior spesa a deficit per dei piani di lavoro garantito sarebbero stati molto più utili: ma non è questo il momento, e non è questo il contesto favorevole. E poi anche i jobs guarantee sarebbero stati computati come aumento di deficit e quindi maggior debito.

È evidente che i minibot siano una partita di giro, uno sgravio fiscale indiretto che nella testa del legislatore potrebbe togliere dal pantano molte aziende in difficoltà, a prescindere dalla speranza di volerli tramutare o meno in una moneta parallela.

Non ci appassiona molto il dilemma dell’aumento del debito, poiché sappiamo benissmo che non vi sarà soluzione pacifica nell’Eurozona capace di risanare la nostra economia senza un solido incremento della spesa pubblica, sia per quanto riguarda la diminuzione del cuneo fiscale, sia in termini di aumento dell’occupazione, sia per gli investimenti delle infrastrutture; del resto siamo confortati dalle recenti affermazioni dell’ex capo economista del FMI, Olivier Blanchard, che ci rassicura sulla sostenibilità del nostro debito e sulla necessità di attuare politiche economiche espansive da contrapporre alla linea austera dei Trattati Europei.

A lui si aggiunge quasi in coro il futuro dominus della BCE, Jens Weidmann, il quale ammette che in realtà i debiti sovrani dovrebbero esser garantiti da Francoforte in qualità di prestatore di ultima istanza.

Ora invece, notiamo attorno a noi folle oceaniche di Zarathustra dell’economia che si affannano a dare pagelle e a reinterpretare in chiave politica questo tentato provvedimento, come se 40 anni di dissennato sistema monetario europeo potessero essere tamponati da un unico semplice emendamento come i minibot.

Ci preme sottolineare che la politica non è tifoseria da stadio ma è soprattutto strategia, è una partita a scacchi contro la dannosità delle “regole sciocche”, o per chi preferisce la boxe,  è una sequenza di round in un incontro dove i due pugili si studiano e si “toccano” per capire dove l’avversario è più scoperto e dove si può sfruttare meglio i sui errori.

Certo, si potrebbe correre il rischio di tornare a casa con le ossa rotte, ma prima di giudicare l’incontro, bisognerebbe aspettare l’ultimo “gong” senza farsi prendere dalle fregole del primo jet sul naso: raramente i mostri cadono con un colpo solo.

Insomma, cari “populisti”, un ultimo consiglio:cerchiamo di apprezzare di più  l’impegno e il coraggio del Governo, e lasciamo la polemica sterile ai più fanatici euristi.

 

 

Francisco La Manna

Aldo Scorrano


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