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Biden impara dall’Italia: infornata di ispettori fiscali per sottomettere le piccole imprese

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La decisione dell’amministrazione Biden di assumere quasi 90.000 nuovi revisori del fisco potrebbe avere un effetto devastante sulla crescita delle piccole imprese USA e sulla crescita economica, ostacolando in modo permanente la capacità della nostra nazione di riprendersi dall’attuale malessere economico.
Nell’ambito della legge sulla riduzione dell’inflazione, intitolata in modo fuorviante “Inflation Reduction Act”, il presidente Biden e i suoi alleati hanno ottenuto circa 80 miliardi di dollari di nuovi fondi per l’IRS per assumere 87.000 revisori/ispettori delle tasse.  Una pessima notizia per gli USA, dove sembra abbiano capito che il miglior modo per schiacciare la resistenza della classe media imprenditoriale e liberista sia la pressa delle ispezioni fiscali, esattamente come è accaduto in Italia negli ultimi 30 anni.

Normalmente in America uno dei tanti modi in cui le piccole imprese possono avere successo e contribuire alla crescita dell’economia è quello di usufruire di crediti d’imposta e detrazioni che consentono ai proprietari di avere più denaro da reinvestire nelle loro aziende e di offrire retribuzioni più competitive ai loro dipendenti. Purtroppo con l’incombente minaccia di un vero e proprio esercito di revisori dei conti mobilitato dall’amministrazione Biden, è molto probabile che molte piccole imprese rinunceranno a cercare i vantaggi di tali crediti e detrazioni, per non dover affrontare il costoso problema dei controlli aggressivi da parte del fisco.

La certezza che questo sarà il risultato della politica di Biden è ben chiaro in molti operatori specializzati nei problemi della piccola impresa: “Non c’è dubbio che il potenziamento delle capacità di verifica dell’IRS, attraverso un vasto aumento dell’assunzione di 87.000 nuovi addetti a questo scopo, colpirà soprattutto le piccole imprese“, ha dichiarato Karen Kerrigan, presidente e amministratore delegato dello Small Business and Entrepreneurship Council, in un’intervista a The Center Square. I dati fiscali dimostrano che sono le piccole imprese con mezzi moderati, e non i “ricchi”, a essere prese di mira più frequentemente”.

La matematica di base dimostra che questo sarà senza dubbio il caso del nuovo esercito di revisori di Biden. Biden vuole sguinzagliare altri 87.000 agenti dell’IRS, ma nel Paese ci sono meno di 800 miliardari e circa 34.000 milionari. Anche se a ciascuno di loro viene assegnato un revisore personale a tempo pieno e per tutto l’anno, rimangono 52.200 agenti liberi di molestare i piccoli imprenditori e gli americani comuni. Come in Italia il Fisco non si accanirebbe sui ricchi, ma sui poveri.

Sottoporsi a un audit fiscale negli USA è un’impresa incredibilmente seria e costosa, a prescindere dal motivo o dall’esito dell’audit, e questo costo rappresenta un onere sia per l’azienda che per la comunità in cui opera, un chiaro ostacolo alla crescita economica e alla prosperità. Anche quando i revisori non riscontrano illeciti, l’esperienza può essere finanziariamente devastante per i proprietari di piccole imprese.

“Ovviamente, questo sarà un enorme onere per molti proprietari di piccole imprese, che saranno costretti a sopportare lunghi audit e non hanno le risorse per assumere avvocati o contabili esperti”, ha spiegato Kerrigan. “Alcuni saranno costretti a ricorrere a questo costoso supporto, il che significa meno risorse da investire nella loro attività, nei loro lavoratori e nelle loro comunità”. Affrontare l’inflazione e la recessione economica è già abbastanza insopportabile per i piccoli imprenditori, senza che questo tipo di minaccia penda sulle loro teste.

L’insulto al danno che l’Esercito degli Auditor di Biden infliggerà all’economia americana è che arriva in un momento in cui molte piccole imprese stanno già affrontando gravi difficoltà economiche, se non la vera e propria rovina.

Un’indagine condotta a luglio dalla rete di piccole imprese Alignable ha rilevato che “il 45% delle piccole imprese (PMI) sta bloccando le assunzioni, soprattutto perché dice di non potersi permettere di aggiungere personale”. Un’altra indagine condotta dallo stesso network, sempre a luglio, ha rivelato che “il 47% dei proprietari di piccole imprese… afferma che le loro aziende rischiano di chiudere entro l’autunno del 2022, a meno che le condizioni economiche non migliorino in modo significativo”.

Questi problemi per le piccole aziende non sembrano però preoccupare Biden, sempre più schiavo dei grandi sindacati che, ovviamente, vedono nella piccola azienda un nemico, tanto più che i proprietari spesso votano Repubblicano. Una riforma del fisco che però potrà essere fermata dopo le elezioni di mid-term di novembre, sempre che le camere cambino colore.


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