Difesa

Difesa europea e scontro sull’asse franco-tedesco: Berlino striglia Parigi sui conti, ma il vero nodo è industriale

Scontro totale tra Berlino e Parigi sulla spesa militare. La Germania investe 500 miliardi e usa la difesa come volano industriale, mentre la Francia, frenata dal debito, arranca. Perché l’Esercito Europeo è, ad oggi, solo un’illusione propagandistica.

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L’asse franco-tedesco, da decenni considerato il motore politico e decisionale dell’Unione Europea, sta attraversando una fase di profonda e malcelata crisi. Le recenti e durissime dichiarazioni del Ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, hanno squarciato il velo della diplomazia europea, portando alla luce divergenze che non riguardano solo la geopolitica, ma, in modo ben più profondo, la politica industriale e la tenuta macroeconomica dei due Paesi. Il bersaglio di Berlino è l’Eliseo, colpevole, secondo la prospettiva tedesca, di predicare bene sulla sovranità europea e di razzolare male quando si tratta di aprire il portafoglio.

Il presidente francese Emmanuel Macron invoca da tempo una maggiore indipendenza strategica del Vecchio Continente. Tuttavia, come ha sottolineato Wadephul ai microfoni di Deutschlandfunk, “chi ne parla deve agire di conseguenza nel proprio Paese”. La stoccata è precisa e mira dritta al tallone d’Achille della Francia: le finanze pubbliche.

Il miraggio del 5% e la trappola del debito

I membri europei della NATO si trovano sotto una crescente pressione da parte degli Stati Uniti per incrementare la spesa militare. L’impegno, tanto ambizioso quanto gravoso, è quello di portare gli esborsi legati a difesa e sicurezza al 5% del PIL entro il 2035. Secondo Berlino, gli sforzi della Repubblica Francese sono, ad oggi, del tutto insufficienti.

Qui emerge la radicale differenza di approccio e di spazio fiscale tra i due Paesi. La Germania, con una mossa di pragmatismo tipicamente teutonico, ha esentato gran parte della spesa per la difesa dai rigidi vincoli costituzionali sul debito (il famoso Schuldenbremse). I bilanci attuali prevedono che Berlino investa oltre 500 miliardi di euro nella difesa tra il 2025 e il 2029.

Al contrario, la Francia si trova con le spalle al muro. Con il terzo debito pubblico più alto dell’Unione Europea in rapporto al PIL (dietro solo a Grecia e Italia), Parigi ha margini di manovra minimi. Wadephul non ha usato mezzi termini, suggerendo che la Francia debba prepararsi a prendere decisioni impopolari, inclusi possibili e dolorosi tagli al welfare, per creare lo “spazio di respiro necessario”.

Di seguito, una sintesi delle divergenze strutturali:

Parametro Germania Francia
Spazio Fiscale Ampio, spesa militare fuori dai vincoli di debito Estremamente ridotto a causa dell’alto rapporto Debito/PIL
Obiettivo Strategico Riarmo come volano industriale, tecnologico e occupazionale Mantenimento dello status di potenza globale senza copertura finanziaria adeguata
Strumento di Finanziamento Fondi nazionali (Sondervermögen) Richiesta (respinta) di Eurobond

Il riarmo come politica industriale 

La situazione, depurata dalla retorica comunitaria, è piuttosto semplice. La Germania ha una visione della difesa diametralmente opposta a quella della Francia. Per Berlino, il massiccio programma di investimenti militari non è solo una necessità dettata dalla geopolitica, ma rappresenta un colossale piano di politica industriale di stampo latamente keynesiano. Si tratta di spesa pubblica in deficit (seppur mascherata da fondi speciali) volta a stimolare lo sviluppo tecnologico, sostenere l’industria pesante nazionale e creare occupazione interna.

Parigi, semplicemente, non può permettersi questo lusso. Il suo debito la condanna a un’austerità di fatto, impedendole di competere sul piano degli investimenti diretti. Non è un caso che la Germania abbia categoricamente respinto i ripetuti appelli di Macron per l’emissione di Eurobond destinati alla difesa. Berlino teme, non a torto dal suo punto di vista, che il debito comune si trasformi in un sussidio a fondo perduto per gli Stati membri con finanze deboli, costringendo i contribuenti tedeschi a finanziare l’industria bellica dei partner.

L’illusione dell’Esercito Europeo e l’ombrello nucleare

In questo contesto di competizione feroce, i nodi vengono al pettine anche sui progetti congiunti. I nervi sono tesi sul programma per il caccia europeo di nuova generazione (FCAS), dove i sindacati e l’industria tedesca accusano la francese Dassault di voler dettare le regole, escludendo i partner dai ritorni tecnologici più succulenti.

Si parla spesso, con una certa enfasi, dell’estensione dell’ombrello nucleare francese al resto d’Europa. Ma, al di là delle dichiarazioni d’intenti, siamo davvero sicuri che Parigi lo offrirebbe gratuitamente? La deterrenza ha costi astronomici e la Francia, in palese difficoltà finanziaria, cercherebbe inevitabilmente di monetizzare questa protezione, magari pretendendo un primato politico o commesse militari esclusive.

Chi non vede queste profonde divergenze strutturali, macroeconomiche e industriali, e continua a riempirsi la bocca con l’idea romantica di un “Esercito europeo”, sta facendo pura propaganda. La realtà è fatta di nazioni che tutelano i propri interessi. L’asse franco-tedesco, in questo momento storico, semplicemente non funziona, zavorrato com’è da agende inconciliabili. E l’Europa, ancora una volta, resta a guardare.

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