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Auto Elettriche: la “resa” tecnica della UE. Arriva il prezzo minimo, ma Pechino festeggia (e punterà a distruggere la nostra fascia Premium
Dazi Auto Elettriche: la UE sceglie il “prezzo minimo”. Una mossa che azzera gli incassi dei dazi e spinge la Cina ad aggredire il mercato premium, schiacciando i produttori europei con margini più alti.

Sembrava la guerra commerciale del secolo, quella combattuta a colpi di carte bollate e percentuali punitive tra Bruxelles e Pechino, ma rischia di finire nel modo più classico per l’Unione Europea: un compromesso burocratico che salva la faccia politica, ma espone il fianco industriale. Dopo mesi di tensioni, dazi provvisori e rappresaglie cinesi su brandy e carne suina, la Commissione Europea ha pubblicato lunedì le linee guida per una “soluzione amichevole”: sostituire i dazi compensativi con un “price undertaking”, ovvero un impegno sui prezzi minimi all’importazione.
A prima vista potrebbe sembrare una vittoria del libero scambio o un “atterraggio morbido”, come lo definiscono ottimisticamente fonti cinesi. In realtà, analizzando i dettagli tecnici ed economici, si profila uno scenario ben diverso: una mossa che potrebbe spingere i produttori cinesi ad abbandonare le “city car” a basso margine per aggredire ferocemente il segmento medio-alto, quello dove l’industria tedesca e italiana (o quel che ne resta) facevano ancora utili.
La cronaca: Bruxelles apre la porta
Lunedì 12 gennaio 2026 segna una data cruciale. Bruxelles e Pechino hanno annunciato progressi significativi nella risoluzione della disputa commerciale sui veicoli elettrici (EV). La Commissione Europea ha rilasciato un documento tecnico che delinea come gli esportatori cinesi possano presentare offerte di impegno sui prezzi.
In termini poveri: invece di pagare un dazio alla dogana (che varia dal 7,8% al 35,3% a seconda del produttore), il costruttore cinese si impegna a non vendere l’auto in Europa sotto una certa soglia di prezzo. La Commissione ha specificato che tali offerte devono essere “adeguate a eliminare gli effetti pregiudizievoli delle sovvenzioni”.
Per rendere le proposte più appetibili ai tecnocrati europei, si suggerisce agli esportatori di includere impegni sui volumi annuali di spedizione e, dettaglio non trascurabile, piani di investimenti futuri all’interno della UE.
Il Diavolo si nasconde nei dettagli (e nei prezzi)
Perché questa soluzione, apparentemente sensata, nasconde un’insidia mortale per l’industria europea? Per capirlo bisogna ragionare non da burocrati, ma da imprenditori.
Se la UE impone un dazio del 30%, lo Stato incassa denaro e il prodotto cinese diventa più caro. Se invece si impone un “prezzo minimo” (es. 30.000 euro) per evitare il dazio, lo Stato europeo incassa zero. La differenza di prezzo, quel “delta” tra il costo di produzione cinese bassissimo e il prezzo minimo imposto, diventa puro margine di profitto per il produttore cinese, il quale potrebbe perfino essere incentivato ad esportare di più.
Ma c’è di più. Se Pechino è costretta a vendere auto a un prezzo minimo elevato, smetterà di esportare le utilitarie economiche (che diventerebbero fuori mercato) e concentrerà tutto il fuoco di sbarramento sui segmenti D ed E (SUV e berline di lusso).
Ecco cosa accadrà verosimilmente:
- La Cina esporterà auto tecnologicamente avanzate, piene di accessori, con batterie di ultima generazione e finiture di lusso.
- Queste auto saranno vendute al “prezzo minimo” imposto dalla UE, che sarà comunque competitivo rispetto a una BMW, un’Audi o una Mercedes di pari categoria.
- Il consumatore europeo, dovendo spendere 35.000 o 40.000 euro, sceglierà l’auto cinese “full optional” rispetto all’europea “base”.
In sintesi: abbiamo appena invitato la concorrenza a distruggere la nostra fascia alta, l’unica che garantiva margini sufficienti a sostenere la costosa transizione ecologica imposta dalla stessa Commissione.
La reazione cinese: un “Soft Landing” strategico
Non sorprende che da Pechino arrivino segnali di distensione. Il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato che i progressi riflettono “lo spirito di dialogo”, sottolineando la volontà di mantenere stabili le catene di approvvigionamento. La Camera di Commercio Cinese presso la UE parla apertamente di “soft landing”, un atterraggio morbido.1
E perché non dovrebbero festeggiare? Alicia Garcia-Herrero, capo economista per l’Asia-Pacifico presso Natixis, ha centrato il punto con un’analisi lucida:
“Lo schema potrebbe essere una cattiva notizia per l’Europa, minando la credibilità dei dazi UE e aumentando i costi per gli acquirenti europei. Inoltre, permetterebbe ai produttori cinesi di vendere con margini di profitto più alti senza pagare dazi.”
Inoltre, l’enfasi sugli investimenti cinesi in Europa (costruire fabbriche qui) aumenterà la dipendenza tecnologica del Vecchio Continente dal Dragone, replicando l’errore fatto decenni fa con il gas russo, ma questa volta con le batterie e il software.
Il precedente Volkswagen e il contesto geopolitico
Un ruolo chiave in questa svolta lo ha giocato, neanche a dirlo, la Germania. A dicembre Bruxelles aveva avviato una revisione formale per un’offerta di impegno sui prezzi proveniente dalla joint venture cinese di Volkswagen. È evidente che l’industria tedesca, terrorizzata dalla perdita del mercato cinese, abbia spinto per questa soluzione “intermedia”.
Tuttavia, come nota Cui Hongjian dell’Università di Studi Stranieri di Pechino, si tratta più di un progresso tecnico che di una svolta politica. La fiducia reciproca è ai minimi storici. Entrambe le parti sanno che la vera incognita non è a Bruxelles o a Pechino, ma a Washington, con le incertezze legate alle future mosse dell’amministrazione USA che potrebbero costringere l’Europa a schierarsi più nettamente.
Tabella: Dazi vs Prezzo Minimo
Per chiarire le differenze economiche, ecco un confronto semplificato degli effetti:
| Effetto Economico | Dazi Compensativi (Situazione Precedente) | Prezzo Minimo (Nuova Proposta) |
| Gettito Fiscale UE | Alto (il dazio entra nelle casse pubbliche) | Nullo (0 entrate per lo Stato) |
| Prezzo al Consumo | Aumenta | Aumenta (fissato artificialmente) |
| Margine Produttore Cinese | Compresso dal dazio | Massimizzato (tiene per sé la differenza) |
| Segmento Colpito | Tutto l’import (indistintamente) | Fascia Media e Alta (le low cost spariscono) |
| Effetto sull’Industria UE | Protezione generica | Rischio mortale sui segmenti Premium |
Conclusione: un autogol industriale?
Da una prospettiva economico-industriale, questa manovra appare come un pasticcio. Si riduce il potere d’acquisto del consumatore (prezzi più alti) senza creare un flusso di entrate fiscali che possa essere redistribuito o investito in infrastrutture. Si protegge l’inefficienza invece di stimolare la domanda interna tramite investimenti, e si consegna al “nemico” commerciale la leva del prezzo, permettendogli di accumulare capitali da reinvestire in R&S, distanziando ulteriormente l’industria europea.
La Commissione Europea, nel tentativo di essere “giusta” e di seguire le regole del WTO, rischia di aver firmato la condanna a morte della redditività delle case auto europee, costringendole a una guerra di prezzi nella fascia alta che difficilmente potranno vincere. Ancora una volta, la tattica burocratica sembra prevalere sulla strategia industriale.
Domande e risposte
Cosa significa esattamente “Price Undertaking” o impegno sui prezzi?
È un accordo commerciale in cui un esportatore (in questo caso le aziende cinesi di EV) accetta di non vendere i propri prodotti al di sotto di un certo prezzo minimo stabilito. In cambio, l’Unione Europea accetta di non applicare i dazi doganali punitivi. È una sorta di “tregua” che sostituisce la tassa alla frontiera con un pavimento di prezzo, teoricamente per impedire la concorrenza sleale data dai sussidi statali cinesi.
Chi ci guadagna davvero con questa soluzione?
Paradossalmente, potrebbero guadagnarci i produttori cinesi più strutturati. Con i dazi, avrebbero dovuto versare denaro alla UE; con il prezzo minimo, sono costretti ad alzare il prezzo finale, ma trattengono l’intero importo. Questo extra-profitto può essere usato per migliorare ulteriormente la qualità dell’auto o per marketing. Il consumatore europeo perde perché paga di più, e lo Stato europeo perde perché non incassa il dazio.
Perché questa mossa minaccia le auto di lusso europee?
Se la Cina è costretta a vendere auto a un prezzo minimo, diciamo 35.000 euro, non esporterà più utilitarie economiche che valgono 15.000 euro, perché nessuno le comprerebbe a quel prezzo gonfiato. Esporterà invece SUV e berline di alta gamma che valgono tecnologicamente molto di più, vendendole al prezzo minimo. Questo le metterà in diretta e feroce competizione con le auto premium europee (Audi, BMW, ecc.), offrendo però dotazioni superiori allo stesso prezzo.









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