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Astra Mk-2: il “regalo” involontario del Pakistan e il dilemma dell’alta tecnologia

C’è un vecchio adagio militare che suggerisce di non usare mai la tua arma migliore a meno che tu non sia sicuro di vincere la guerra con essa. Il motivo? Se fallisce, o peggio, se cade intatta in mano nemica, hai appena regalato i tuoi segreti industriali all’avversario. È esattamente il dilemma che sta affrontando l’Occidente (USA in testa) e che, paradossalmente, sta avvantaggiando l’India grazie a un errore cinese, per mano pakistana.
Il Consiglio per l’Acquisizione della Difesa (DAC) dell’India ha recentemente approvato l’acquisto del missile Astra Mk-2 per l’aeronautica indiana (IAF).1Sulla carta, è il naturale sviluppo della tecnologia locale. Nella realtà, dietro questo passo avanti potrebbe esserci un colpo di fortuna: l’analisi di un missile cinese PL-15 recuperato quasi intatto.
L’evoluzione: dall’Astra Mk-1 al Mk-2
L’Astra Mk-2 non è un semplice aggiornamento, ma un salto generazionale necessario per competere nei cieli affollati dell’Asia. Lo sviluppo, iniziato nel 2014, mirava a superare i limiti della prima versione.
Ecco un confronto rapido tra le capacità stimate dei vettori:
| Caratteristica | Astra Mk-1 | Astra Mk-2 (Stimato) | PL-15 (Cina/Pakistan) |
| Raggio d’azione | 80–110 km | 120–160 km | > 145 km |
| Propulsione | Motore solido standard | Motore a doppio impulso | Motore a doppio impulso / Ramjet |
| Guida | Radar attivo | AESA miniaturizzato | AESA avanzato |
| Altitudine lancio | Ottimale a 15km | Ottimale a quote elevate | Alta quota |
Il Mk-2 si distingue per l’uso di un motore a doppio impulso. In termini pratici, questo permette al missile di gestire meglio l’energia: non brucia tutto subito, ma conserva una spinta per la fase finale, rendendo molto più difficile per l’aereo nemico schivarlo all’ultimo secondo. Inoltre, incorpora un sistema di navigazione inerziale basato su giroscopio a fibra ottica (FOG) e un cercatore radar AESA (Active Electronically Scanned Array) miniaturizzato.
Il “Boccone Prelibato”: il crash del PL-15
Qui la storia si fa interessante, e un po’ ironica. Nell’ottobre 2025, durante tensioni operative, un caccia pakistano ha lanciato un missile a lungo raggio PL-15 (di fabbricazione cinese). Il missile, tuttavia, non ha colpito il bersaglio e, cosa ancor più grave per Pechino, il sistema di autodistruzione ha fatto cilecca.
Il risultato? Il vettore si è schiantato nel Punjab indiano, vicino a Hoshiarpur, con la sezione del cercatore (il “cervello” del missile) quasi intatta. Per gli scienziati del DRDO (l’ente di ricerca militare indiano), è stato come trovare le chiavi della cassaforte avversaria.
L’analisi del PL-15 ha rivelato:
Dettagli sul funzionamento del loro radar AESA.
Le frequenze e le tecniche utilizzate per le capacità anti-jamming (anti-disturbo).
La composizione del propellente che permette velocità superiori a Mach 5.
Le conseguenze strategiche e industriali
È molto probabile che il DRDO stia ora “ritoccando” l’Astra Mk-2 per incorporare queste scoperte o, quantomeno, per renderlo immune alle contromisure cinesi scoperte nel PL-15. Questo spiega anche i ritardi e le cautele nei test di volo: meglio aspettare e aggiornare il software e l’hardware con le nuove informazioni ottenute “gratis”, piuttosto che produrre un missile già vecchio.
Questa vicenda sottolinea una verità scomoda per le superpotenze:
L’utilizzo di armi top-tier in conflitti periferici è un rischio enorme. Gli Stati Uniti sono estremamente timidi nell’impiegare le loro armi più avanzate proprio per questo motivo. Un missile inesploso è un manuale di istruzioni regalato al nemico.
L’India, intanto, pianifica di armare i suoi Tejas Mk1A e i Su-30 MKI con circa 700 di questi nuovi missili Astra Mk-2.2 Grazie alla tecnologia indigena, e a un piccolo “aiuto” involontario dei vicini, Nuova Delhi sta colmando il gap tecnologico a velocità Mach 5.
Domande e risposte
Perché il recupero del missile PL-15 è considerato così importante per l’India?
Il recupero è fondamentale perché permette di fare “reverse engineering”. Gli scienziati indiani possono studiare direttamente la tecnologia radar AESA cinese, i sistemi di guida e, soprattutto, le frequenze e i codici usati per evitare i disturbi elettronici. Questo permette all’India non solo di sviluppare contromisure efficaci per difendersi, ma anche di copiare o migliorare queste tecnologie per i propri missili, come l’Astra Mk-2, risparmiando anni di ricerca e sviluppo.
Qual è la differenza principale tra un motore a razzo standard e quello “a doppio impulso” dell’Astra Mk-2?
Un motore standard brucia tutto il propellente in una sola fase continua. Un motore a doppio impulso, invece, può spegnersi e riaccendersi o gestire due fasi di spinta separate. Questo permette al missile di conservare energia cinetica per la fase finale del volo (l’impatto), rendendolo molto più manovrabile e letale quando è vicino al bersaglio, aumentando drasticamente la probabilità di abbattimento (SSKP) rispetto ai missili di vecchia generazione.
Perché gli USA e altre potenze esitano a usare le loro armi migliori in ogni conflitto?
Le potenze militari temono che le loro armi più avanzate, se non esplodono o vengono abbattute intatte, possano essere recuperate da nazioni rivali (come Russia o Cina). Questo permetterebbe ai nemici di studiare i segreti tecnologici, clonarli o sviluppare difese specifiche, rendendo quell’arma inutile in un futuro conflitto diretto. È un calcolo costi-benefici: vale la pena rischiare un segreto di stato per un obiettivo tattico minore? Spesso la risposta è no.









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