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Energia

Arbitrato miliardario in Kazakistan: Big Oil contro il governo per la maxi-multa ambientale

Le grandi compagnie petrolifere, tra cui Eni e Shell, ricorrono all’arbitrato internazionale contro una multa ambientale da 5 miliardi di dollari in Kazakistan. A rischio i futuri investimenti nel giacimento di Kashagan.

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Il Kazakistan, importante produttore in ambito OPEC+, si trova al centro di un complesso braccio di ferro legale ed economico. Le compagnie petrolifere internazionali, che gestiscono il gigantesco giacimento di Kashagan, hanno infatti avviato un procedimento di arbitrato per contestare una sanzione monstre da ben 5 miliardi di dollari. L’accusa mossa dalle autorità locali? Aver superato i limiti consentiti per lo stoccaggio dello zolfo in un impianto di trattamento del secondo giacimento più grande del Paese.

Questa disputa sta progressivamente raffreddando le relazioni tra i colossi dell’energia e il governo di Astana. Si tratta di un classico scenario in cui le legittime necessità di cassa di uno Stato si scontrano con la propensione agli investimenti del grande capitale privato, creando uno stallo che rischia di danneggiare lo sviluppo macroeconomico dell’area.

“Nonostante abbiamo contestato le accuse e tentato di risolvere questi problemi attraverso il dialogo, questi sforzi non hanno portato a una soluzione”, ha dichiarato lunedì a Bloomberg un portavoce di Shell. “Pertanto, gli azionisti internazionali hanno concluso di non avere altra scelta, se non quella di avviare una richiesta di arbitrato ai sensi dei trattati internazionali”.

La decisione arriva dopo che, alla fine dello scorso anno, un tribunale amministrativo speciale kazako aveva confermato la sanzione ambientale, spingendo le major a cercare tutela legale oltre confine.

Il giacimento di Kashagan è sviluppato dal consorzio North Caspian Project, che vede un delicato equilibrio tra l’azienda di stato e i colossi stranieri. Di seguito le quote azionarie:

AzionistaQuota di partecipazione
KazMunayGas (Stato kazako)16,88%
Eni16,81%
Shell16,81%
ExxonMobil16,81%
TotalEnergies16,81%
CNPC (Cina)8,33%
INPEX Ltd (Giappone)7,56%

Il problema, purtroppo per l’economia locale, non si limita a questa singola controversia. Il Kazakistan ha attualmente in corso cause di arbitrato per un valore che sfiora i 166 miliardi di dollari contro le major, in gran parte per pretesi mancati ricavi dovuti ai ritardi nello sviluppo proprio del giacimento di Kashagan. Una cifra colossale che, unita all’incertezza giuridica, ha un effetto depressivo immediato sull’afflusso di capitali esteri.

Le conseguenze reali sull’economia reale non si sono fatte attendere, portando Shell a mettere in pausa i propri investimenti nel Paese.

Wael Sawan, amministratore delegato di Shell, ha spiegato chiaramente la posizione dell’azienda agli analisti durante la recente presentazione degli utili del quarto trimestre: “Siamo delusi di non riuscire a trovare un allineamento tra i partner della joint venture e il governo su alcuni di questi temi. Questo incide sulla nostra propensione a investire ulteriormente in Kazakistan. Quindi, osserviamo la situazione con attenzione”.

Il manager ha poi concluso con una nota pragmatica, tipica di chi deve gestire grandi capitali a lungo termine: “Riteniamo che ci siano ancora molte potenziali opportunità di investimento nel Paese, ma aspetteremo finché non avremo una visibilità migliore su come andranno a finire le cose”.

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