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EconomiaUcraina

Alta tensione nel Mar Nero: il Kazakistan presenta il conto a Kiev dopo l’attacco al terminal petrolifero sul Mar Nero

Droni sul petrolio kazako: Astana convoca Kiev. Tensione alle stelle nel Mar Nero: un attacco di droni marini danneggia il terminal CPC a Novorossiysk, snodo vitale per l’oro nero del Kazakistan. Astana protesta formalmente con l’Ucraina per i danni alle infrastrutture civili e attiva il piano d’emergenza per salvare l’export. A rischio le forniture global

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La guerra ibrida non guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai paesi neutrali o partner strategici. È questo il messaggio, neanche troppo velato, che arriva da Astana. Il Kazakistan ha infatti recapitato una protesta diplomatica formale all’Ucraina, in seguito all’attacco che ha colpito un terminal del Caspian Pipeline Consortium (CPC) nel porto russo di Novorossiysk.

Per chi non segue le rotte dell’oro nero, stiamo parlando di uno snodo cruciale: il terminal gestisce la maggior parte delle esportazioni di greggio kazako verso i mercati globali. L’incidente, avvenuto sabato, ha sollevato un polverone non solo diplomatico, ma anche sui mercati energetici, evidenziando la fragilità delle infrastrutture civili nel Mar Nero.

Un attacco alle infrastrutture civili

Secondo quanto riportato dal Ministero degli Esteri kazako, l’incidente è stato causato da imbarcazioni senza pilota (droni marini) che hanno preso di mira le infrastrutture marittime del CPC. Il portavoce del ministero, Aibek Smadiyarov, non ha usato mezzi termini, definendo l’accaduto come la “terza aggressione deliberata” contro strutture esclusivamente civili utilizzate per il trasporto di energia.

Il risultato? Danni seri all’unità di caricamento offshore VPU-2, che è stata prontamente messa fuori servizio in attesa di riparazioni. Le autorità russe locali, per sicurezza, hanno sospeso temporaneamente le operazioni di carico. Fortunatamente, il CPC ha confermato che non ci sono state vittime né sversamenti di petrolio in mare.

Oleodtto CPC

Il paradosso geopolitico

La situazione è ironica, se non fosse tragica: il petrolio è kazako, estratto dal gigantesco campo di Tengiz, ma per arrivare al Mediterraneo deve attraversare 1.500 km di territorio russo e imbarcarsi in un porto russo. Colpire Novorossiysk significa colpire Mosca, certo, ma il danno economico immediato lo subisce Astana.

Il Ministero degli Esteri kazako ha sottolineato come tali azioni danneggino le relazioni bilaterali con l’Ucraina, chiedendo a Kiev misure efficaci per prevenire il ripetersi di simili eventi. Sebbene né Mosca né Kiev abbiano rilasciato dichiarazioni ufficiali immediate sulla responsabilità, i media statali russi e fonti ucraine citate dal Caspian Post attribuiscono l’azione a forze ucraine.

La risposta di Astana: diversificazione d’urgenza

Il Kazakistan non è rimasto a guardare. Per minimizzare le interruzioni e mantenere i livelli di produzione nei principali giacimenti petroliferi, il governo ha attivato un piano di emergenza. Si tratta di attivare rotte alternative alla CPC, ma non è così semplice perché non sono in grado di sostituire esattamente il CPC. Infatti:

  •  l’oleodotto Atyrau-Samara verso la Russia rischia di correre gli stessi rischi, e di avere gli stessi problemi, del CPC;
  • l’oleodotto Atasu-Alashankou verso la Cina, che però non è l’Europa;
  • l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) che attraversa l’Azerbaigian, la Georgia e la Turchia fino al Mediterraneo, che il Kazakistan integra conm il trasporto ferroviario e marittimo dal porto di Aktau sul Mar Caspio.

Rotte d’espo      rtazione del petrolio kazako

Ecco i punti salienti della situazione attuale:

DettaglioDescrizione
Obiettivo colpitoUnità di caricamento offshore VPU-2 del CPC (Novorossiysk)
Arma utilizzataImbarcazioni senza pilota (Droni marini)
Conseguenze immediateSospensione operazioni di carico, unità fuori servizio
Reazione KazakistanProtesta diplomatica a Kiev, attivazione rotte export alternative

Il Ministero dell’Energia ha ribadito che la situazione è sotto stretto controllo governativo per garantire la continuità delle operazioni energetiche e la salvaguardia degli interessi nazionali. Tuttavia, questo evento ribadisce una lezione  fondamentale: le infrastrutture sono la spina dorsale dell’economia reale, e la loro vulnerabilità è un costo che, alla fine, pagano i consumatori e le nazioni produttrici.

Domande e risposte

Perché il Kazakistan protesta con l’Ucraina se il porto è russo?

Il Kazakistan protesta perché, sebbene il porto di Novorossiysk sia in territorio russo, l’infrastruttura colpita (il terminal CPC) è vitale per l’economia kazaka. È l’arteria principale per l’export del petrolio estratto dai giacimenti kazaki come Tengiz. Colpire quel terminal significa bloccare le entrate del Kazakistan, danneggiando un paese terzo che non è parte attiva nel conflitto militare diretto.

Quali sono le conseguenze economiche di questo attacco?

Le conseguenze immediate riguardano la logistica del petrolio. Con l’unità VPU-2 fuori uso, la capacità di export si riduce, costringendo il Kazakistan a cercare rotte alternative più costose o complesse (come quelle attraverso il Caspio e l’Azerbaigian).3 Se la riparazione dovesse richiedere molto tempo, potrebbe esserci una riduzione dell’offerta di greggio sui mercati internazionali, con possibili pressioni al rialzo sui prezzi, benché Astana abbia attivato piani d’emergenza.

Cosa è il CPC e perché è così importante?

Il Caspian Pipeline Consortium (CPC) è un oleodotto lungo oltre 1.500 km che collega i giacimenti petroliferi del Kazakistan occidentale con il terminal marittimo sul Mar Nero.4 È una delle infrastrutture energetiche più importanti al mondo perché permette al petrolio dell’Asia Centrale di raggiungere i mercati occidentali senza passare per rotte controllate interamente da monopoli statali russi, sebbene attraversi fisicamente la Russia.

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