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Alta tensione artica: Berlino e Stoccolma sbarcano in Groenlandia, mentre Trump mette sul piatto 700 miliardi
Groenlandia: Germania e Svezia inviano truppe, gli USA offrono 700 miliardi Sottotitolo: Alta tensione nell’Artico: mentre Berlino muove la Bundeswehr fuori dal comando NATO USA, Trump valuta un acquisto shock superiore al PIL danese.

La geopolitica, quella vera, torna prepotentemente di moda e sceglie il ghiaccio perenne come teatro delle sue prossime sfide. Mentre a Bruxelles si discute di regolamenti, nel Grande Nord si muovono le truppe e, soprattutto, i grandi capitali. La notizia è duplice e merita un’analisi attenta: da un lato l’Europa “core” (Germania e Svezia) che invia soldati in Groenlandia, dall’altro gli Stati Uniti che, con la consueta pragmatica brutalità, valutano l’acquisto dell’isola per una cifra che fa impallidire il PIL danese.
La Bundeswehr in missione polare
Secondo quanto trapelato, la Germania ha pianificato l’invio di soldati in Groenlandia già per questa settimana. Si tratta inizialmente di un gruppo preliminare della Bundeswehr, una mossa su cui il Ministero della Difesa tedesco mantiene un “no comment” tattico, né confermando né smentendo. L’operazione, che vedrebbe il coinvolgimento diretto della Cancelleria, segna un cambio di passo notevole.
Il dettaglio tecnico più interessante riguarda la catena di comando. Il dispiegamento sarà coordinato da Copenaghen e non attraverso i canali standard della NATO (il cui comando per l’Atlantico è a Norfolk, USA), ma con una cooperazione bilaerale. Un segnale politico fortissimo: l’operazione si svolge senza il comando o la partecipazione diretta degli Stati Uniti, quasi a voler riaffermare una sovranità europea, o quantomeno nordica, su un territorio sempre più strategico.
Non è solo Berlino a muoversi. Anche la Svezia, per bocca del Primo Ministro Ulf Kristersson, ha confermato l’invio di ufficiali per unirsi all’esercitazione danese Operation Arctic Endurance. “È su richiesta della Danimarca che la Svezia invia personale”, ha specificato Kristersson su X.
Några officerare från den svenska Försvarsmakten anländer idag till Grönland. De ingår i en grupp från flera allierade länder. Tillsammans ska de förbereda kommande moment inom ramen för den danska övningen Operation Arctic Endurance. Det är på förfrågan från Danmark som Sverige…
— Ulf Kristersson (@SwedishPM) January 14, 2026
Importante l’apporto della Norvegia, che ha inviato due militari. Speriamo non si sentano soli.
L’offerta “monstre” di Washington: 700 Miliardi
Mentre gli europei spostano truppe per riaffermare la presenza, Washington risponde con la potenza di fuoco del dollaro. Le ultime indiscrezioni, riportate dalla NBC e discusse in incontri ad alto livello tra delegazioni danesi, groenlandesi e i vertici USA (inclusi il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di stato Marco Rubio), parlano di cifre esorbitanti.
L’amministrazione Trump starebbe valutando un esborso fino a 700 miliardi di dollari per l’acquisto della Groenlandia, cioè circa 14 milioni per abitante. Per dare una dimensione economica alla cifra, ecco un rapido confronto:
| Voce Economica | Valore Stimato (USD) |
| Offerta USA per la Groenlandia | $ 700 Mld |
| PIL annuale della Danimarca 2024 | ~$ 420 Mld |
| Budget annuale Difesa USA | ~$ 1000 Mld |
Siamo di fronte a un’offerta che supera di quasi il doppio l’intera economia della Danimarca. Una cifra che trasformerebbe Copenaghen in una potenza finanziaria, ma che la priverebbe del controllo su un asset geopolitico fondamentale per le terre rare e il controllo delle rotte artiche, oltre ad essere una bella umiliazione.
Tra sovranità e Realpolitik
La risposta ufficiale da Copenaghen e Nuuk (la capitale groenlandese) è stata gelida quanto il clima dell’isola. Il Ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, ha parlato di un incontro “costruttivo” dove però si è “accettato di essere in disaccordo”. La linea è chiara: cooperazione rafforzata sì, vendita no.
Lars Løkke:
➡️ Konstruktiv diskussion
➡️ Vi deler bekymringerne om Arktis, og de nye trusler som er opstået
➡️ Vi er uenige – vi fastholder at sikkerheden kan sikres gennem 1951 aftalen (underforstået at USA ikke mener dette)
➡️ Vi er parate til at gøre mere for forsvaret af… pic.twitter.com/4e2cPTAAQA
— Baronen af Øresund (@oresundsbaron) January 14, 2026
La Danimarca si trova in una posizione scomoda: si sveglia ogni mattina con la consapevolezza delle mire americane e cerca di rispondere aumentando la propria presenza militare permanente, promettendo che l’esercitazione del 2026 avrà natura stabile. Però non vuole cambiare lo status dell’isola definito nel 1951, mentre gli USA puntano a molto di più.
Tuttavia, la domanda sorge spontanea: quanto a lungo potrà resistere la Danimarca alle pressioni di un alleato che mette sul piatto una cifra tale da ridisegnare i bilanci di intere generazioni? La partita è aperta, in attesa che arrivino un pugno di soldati tedeschi e svedesi ad appoggiare l’equivalente pugno danese. Basterà ?
Domande e risposte
Perché Germania e Svezia stanno inviando truppe in Groenlandia?
L’invio di truppe rientra nell’operazione Arctic Endurance. Ufficialmente si tratta di esercitazioni per migliorare la capacità operativa in climi estremi. Geopoliticamente, è un segnale di supporto alla Danimarca per rafforzare la sovranità europea/nordica sull’isola, coordinando le operazioni da Copenaghen e non tramite il comando NATO a guida USA, in risposta al crescente interesse americano e alle minacce di potenze rivali nell’Artico.
Quanto è realistica l’offerta di 700 miliardi degli USA?
La cifra è una stima elaborata da funzionari ed esperti USA vicini all’amministrazione Trump. Sebbene economicamente sostenibile per gli Stati Uniti (meno di un anno di budget della difesa), rappresenta un valore strategico immenso legato alle risorse naturali e alla posizione geografica. Tuttavia, la fattibilità politica è bassa: la Danimarca e la Groenlandia hanno ribadito che l’isola non è in vendita, privilegiando la cooperazione militare alla cessione territoriale.
Cosa cambia nel comando militare con questa operazione?
La novità rilevante è che queste manovre sono coordinate direttamente da Copenaghen, bypassando il comando congiunto NATO di Norfolk (Virginia), che solitamente gestisce le operazioni nell’Atlantico del Nord. Questo indica la volontà dei paesi nordici e della Germania di mantenere un’autonomia operativa e decisionale nella regione, gestendo la sicurezza dell’Artico come una questione di sovranità interna europea, pur rimanendo all’interno dell’alleanza atlantica.








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