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25 Aprile, dolce dormire

Oggi si festeggia l’ennesimo anniversario del 25 aprile e molti degli italiani che diedero la vita per liberare l’Italia dalla dittatura e dagli invasori si staranno rivoltando nella tomba. Quantomeno, si staranno chiedendo che diavolo noi viventi andiamo a festeggiare. Certe domande, i morti riescono a farsele con più lucidità e coscienza dei vivi addormentati. Mentre è tutto un fiorire di cerimonie e corone deposte agli altari della Patria, un susseguirsi di marce e di parate e di colpi di cannoni a salve, un tripudio di paginoni sui quotidianoni a commemororar la ricorrenza, nessuno si accorge che il nazi-fascismo è finito giusto settantaquattro anni fa, più o meno lo stesso arco temporale che separa la fine della seconda guerra mondiale dalla breccia di Porta Pia. E se almeno una parte delle energie (ben) spese per ricordare chi ci ridiede la libertà nel Quarantacinque, le usassimo per dare un’occhiata al nostro presente, forse ci accorgeremo dell’urgenza di un’altro Quarantacinque e di un’altra Liberazione.
 
Magari scopriremmo che nel Parlamento bicamerale sorto dalle macerie del tunnel più buio della nostra Storia, troppe delle leggi licenziate dai nostri ‘eletti’ sono semplicemente un ‘copia-incolla’ delle norme partorite in quel simulacro di patria in cartongesso chiamato Europa. La legge 234/2012 (“Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione Europea”) istituzionalizza i famosi ‘compiti per casa’. Entro il 28 febbraio di ogni anno, i parlamentari dello Stato sedicente sovrano detto Italia devono adeguare l’ordinamento nazionale a quello comunitario ‘recependo’ d’emblée decisioni prese altrove. Nel contempo, per effetto del fiscal compact (votato quasi all’unanimità da assonnati parlamentari, vogliosi di ferie, nel luglio 2012), abbiamo fatto anche di peggio. Abbiamo, cioè, introdotto in Costituzione, all’articolo 81, quel pareggio di bilancio che è l’alibi giuridicamente vincolante per negare a noi e ai nostri figli tutti i diritti sociali lasciatici in eredità dai nostri padri.
 
Dunque, perché, in questa strana giornata celebriamo l’ennesimo anniversario della liberazione? Cioè di una libertà, di una democrazia, di una indipendenza – in definitiva di una sovranità – cui abbiamo abdicato per via “democratica”? Ma chissenefrega, dirà qualcuno. Nell’epoca delle rivoluzioni tradite, è normale l’uso di parole distorte per celare l’odiosa verità dei fatti. Come recitano alcuni slogan del partito Socing, nel capolavoro di Orwell (1984): “la menzogna diventa verità e passa alla storia” e “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”. Ergo, torniamo pure a brindare alla festa della “liberazione”. I morti, che ci “svegliarono”, non sono invitati, ma per i vivi dormienti ci sono solo posti in piedi.
 
Francesco Carraro
www.francescocarraro.com

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