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20 domande a Enrico Mentana di Pietro De Sarlo

 

Siete soddisfatti delle domande che i giornalisti fanno ai politici in questa tornata elettorale? Io no e quindi scrivo al più noto e apprezzato giornalista che oggi c’è in Italia. Risponderà?

Egregio dottor Enrico Mentana,
il 22 febbraio sera, nel corso della sua intervista a Salvini, a proposito della abolizione della c.d. legge Fornero e della conseguente opportunità di sostituire i neo pensionati con giovani lavoratori, lei ha detto: “Lo sappiamo tutti che non è così …”. Credo che intendesse dire che se va in pensione un lavoratore anziano questo non viene sostituito da un giovane.
Questa sua affermazione costituisce per me lo spunto per farle alcune domande.

1. Poiché “lo sappiamo tutti… “, a mio modo di vedere, non costituisce una evidenza scientifica può cortesemente citarmi studi, evidenze empiriche, dimostrazioni scientifiche che confermano la sua affermazione? Intuitivamente posso concordare che il tasso di sostituzione di un neo pensionato con un giovane lavoratore non sia pari al 100%, ma quanto vale? Concorderà con me che non può essere pari a zero, a meno di pensare che le aziende mantengano i sessantenni al lavoro per puro spirito umanitario.

2. L’incidenza dei dipendenti pubblici sulla popolazione totale in Germania e in Italia è pressappoco identica. Però in Italia il 50,5% dei dipendenti pubblici ha più di 55 anni, in Germania il 20%. Questo a suo modo di vedere costituisce un problema? Se sì, le sembra aggravato dalla legge Fornero?

3. Dal 2008 al 2013 il PIL è diminuito in media del 1,5% anno, ossia circa l’8% in termini composti e cumulati. Nello stesso periodo la spesa pensionistica è cresciuta dello 0,8 % anno, ossia di circa il 4% cumulato. Sono gli anni della riforma Fornero, in cui si sosteneva che l’incidenza della spesa pensionistica sul PIL in Italia era esplosa e che per questo occorreva intervenire. L’aumento dell’incidenza della spesa pensionistica sul PIL secondo lei da cosa deriva? Dalla contrazione del PIL o dall’aumento fuori controllo delle pensioni? Le sembra corretto usare la spesa pensionistica come un bancomat per fare cassa per compensare le crisi cicliche dell’economia?

4. La spesa pensionistica nel 2018 è stata di 200.724 milioni di euro. A fronte di questa spesa sono stati incassati 181.297 milioni di contributi. Ne consegue un saldo negativo di 19.427 milioni. I pensionati hanno pagato imposte sulle pensioni per 49.773 milioni. Conseguentemente il contributo del sistema pensionistico al Paese è stato positivo per 30.346 milioni. Che conseguenza ne trae? Perché le pensioni sono un problema?

5. Le sembra corretto inserire le spese per assistenza nel settore pensionistico? In tutti gli altri Paesi queste spese sono a carico della fiscalità generale.

6. Nel corso dell’illustrazione del rapporto n°5 sul sistema previdenziale italiano presentato da Itinerari Previdenziali un consulente del governo ha definito le pensioni come parte della spesa sociale. Lei è d’accordo con questa affermazione? Se le pensioni sono spesa sociale per gli stessi motivi le rendite e i vitalizzi pagati dalle assicurazioni private ai propri aderenti dovrebbero essere classificate nei loro bilanci come beneficienza. Cosa ne pensa? Secondo lei la qualità dei consulenti del governo è adeguata?

7. Per giustificare i tagli alle pensioni si dice spesso che molte categorie di privilegiati, approfittando di norme tempo per tempo vigenti, ricevono pensioni superiori ai contributi effettivamente versati. Attualmente le assunzioni di molte categorie di giovani avvengono in esenzione contributiva, ossia le aziende non pagani i contributi pensionistici ma questi verranno comunque calcolati ai fini delle pensioni future. Secondo lei c’è da fidarsi? Se si mettono oggi in discussione le esenzioni contributive passate perché in futuro non si potranno mettere in discussione le esenzioni attuali?

8. Quanto dell’attuale debito pubblico deriva dalle esenzioni contributive del passato, e comunque legali, e quanto dalla evasione fiscale, illegale ma tollerata da sempre, fatta da intere categorie di cittadini?

9. Alcuni propongono tagli alle pensioni di importo elevato. La quasi totalità delle pensioni elevate derivano da contribuzioni elevate e da persone che avendo svolto attività da lavoro dipendente non hanno mai evaso tasse e contributi. In aggiunta il sistema retributivo favoriva i redditi bassi, mentre la riforma Fornero favorisce i redditi alti. Le pensioni elevate avrebbero quindi un vantaggio dal ricalcolo secondo i criteri della legge Fornero. Che affidabilità ha uno Stato, e i politici, che ragionano in questi termini? Lo sa che il sistema di finanziamento delle pensioni è a ripartizione? Lo sa che chi riceve oggi una pensione nel passato ha pagato la pensione di altri? Se si pretende di tagliare le pensioni elevate le sembra che qualcuno decida ancora di pagare i contributi? Non le sembra che il solo discutere di questa ipotesi mini alla base il patto di fiducia tra i cittadini e lo Stato?

10. La busta arancione dovrebbe comunicare ai lavoratori la quota di pensione maturata in base ai contributi versati e, attraverso alcune simulazioni inerziali, la pensione che sarà percepita. Se si cambiano le regole in continuazione e anche sui versamenti pregressi che valore ha la busta arancione? Che affidabilità ha lo Stato nei confronti dei cittadini? Le sembra uno Stato serio uno Stato che cambia le regole retroattivamente?

11. Le previsioni della Ragioneria Generale dello Stato evidenziano un aumento della spesa pensionistica in relazione al PIL. Tralasciamo pure il fatto che il finanziamento delle pensioni avviene attraverso la contribuzione e non attraverso la fiscalità generale, tralasciamo anche il fatto che le pensioni vengono calcolate al lordo e non al netto delle tasse pagate dai pensionati, contrariamente a quanto avviene nel resto di Europa, tralasciando anche che in tale incidenza c’è anche l’assistenza… ma le sembra corretto che tali previsioni siano fatte ipotizzando la sostanziale permanenza della attuale struttura produttiva del Paese? Non le sembra che si accetti implicitamente l’attuale disastro?

12. L’occupazione in Italia è del 58% contro una media OCSE del 70%, in altri termini per avere la stessa incidenza della media OCSE in Italia mancano circa 7-8 milioni di occupati, (il 60% di questi al sud). Secondo lei il problema principale che ha l’Italia, e i giovani, è la spesa pensionistica o l’occupazione e il PIL?

13. Secondo lei la legge Fornero ha favorito, e favorisce, l’occupazione giovanile e la crescita del PIL? Se sì può fornire evidenze empiriche e studi che dimostrano in modo scientifico e rigoroso questa affermazione che viene costantemente e apoditticamente rilanciata in tutti i talk show?

14. È possibile lo sviluppo del Sud Italia? Sa dire come mai il progetto cinese da un trilione e mezzo di dollari denominato “le nuove vie della seta” invece di ricalcare le vecchie vie della seta, per intenderci quelle di Marco Polo e che fecero straricca l’Italia, passano dal Pireo e dai Balcani invece che da Taranto e dall’Italia?

15. Conosce Li Ka Shing? Sa chi è? Perché avendo Li Ka Shing proposto all’Italia nel 2009 un mega investimento sul Porto di Taranto per farci passare le nuove vie della seta e avendo firmato nel giugno del 2012 un accordo di programma con il ministro Fabrizio Barca nel 2015 ha abbandonato l’idea di investire su Taranto e ha deciso di investire al Pireo?

16. Quali sono secondo lei le infrastrutture necessarie per far sviluppare il sud e l’Italia inserendosi nelle nuove rotte commerciali create dalla globalizzazione?

17. Si dice spesso che per fare le infrastrutture mancano i soldi. Quanto dei settanta miliardi di euro messi a disposizione dall’Europa per lo sviluppo del sud viene speso effettivamente? A servizio di quale visione? Per quali progetti?

18. Si dice in economia che un euro di investimenti pubblici sia in grado di muovere investimenti privati per un altro euro e finanziamenti bancari ancora per un euro. Se i settanta miliardi di euro citati al punto precedente fossero spesi metterebbero in moto quindi 210 miliardi. Su quali progetti andrebbero messi e spesi questi soldi? Con quali effetti sulla occupazione?

19. Ha visto l’elenco dei progetti di infrastrutture considerati strategici per il Paese dal Governo? Cosa ne pensa? Sono al servizio di una visione di sviluppo o al servizio di clientele locali?

20. Perché non ho mai sentito fare queste domande ai politici nel corso di questa campagna elettorale da parte sua e degli altri giornalisti? Secondo lei il Paese ha una qualità di informazione e una qualità di giornalisti adeguata?

Ho fatto queste domande senza nessuno spirito polemico, ma mi sembra utile e necessario per il nostro futuro porle.
Buon lavoro

Pietro De Sarlo
Manager e Scrittore


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