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VENETOBANCA VA IN BORSA, FORSE… NUOVO CAPITOLO DELLA DEMOLIZIONE DELLE POPOLARI VENETE E DELLO SPOSSESSAMENTO DEI RISPARMIATORI.

 

 

 

 

 

 

venetobanca 3

Si apre oggi l’IPO per Venetobanca, il secondo grande istituto creditizio popolare veneto. Come per BPVI anche in questo caso la privatizzazione vede la completa distruzione del valore per gli ex azionisti: il valore delle azioni è passato da 39,5 euro per azione a 7,3 lo scorso dicembre ad un valore fra 0,1 e 0,5 con il quale verranno offerte in borsa, con una perdita per i vecchi azionisti superiore al 99%.

La vicenda Venetobanca è stata inizialmente un prologo per quella BPVI, per pi divenirne un seguito. Partita a dicembre con la trasformazione in SPA e l’aumento di capitale, termina un mese e mezzo dopo l’inglorioso fallimento del tentativo di IPO vicentino.  Unica soddisfazione per gli azionisti di VB è il fatto che gli Iorio e Dolcetta locali, cioè Bolla e Carrus, sono stati defenestrati da una cordata di vecchi azionisti, che li hanno sostituiti con Ambrosini e la De Francisci. Bisogna anche riconoscere che, al contrario di quanto accaduto con BPVi, pare che gli azionisti cercheranno di conservare un qualche peso nell’istituto di credito partecipando all’aumento di capitale , il che potrebbe, ma non è certo, portare la banca in borsa. Quasi certo invece è l’intervento salvifico di fondo Atlante , che a questo punto avrà investito una cifra fra i 2,25 ed i 2,5 milairdi.

La quotazione ci ha naturalmente portato la gioia di un prospetto informativo, approvato l’ultimo giorno utile, e di 1114 pagine . Un record che mette in secondo piano perfino quell’opera biblica che era il 935 pagine di BpVi. Anche qui la narrazione  è molto complessa ma molto interessante :

  • 5 ispezioni CONSOB con innumerevoli violazioni rilevate;
  • perdite per 907 milioni per la capogruppo. Resta sempre il dubbio se sia saggio andare in borsa con tali perdite, ammesso che si voglia conservare il valore del patrimonio e con 34 milioni di perdite generate nel primo trimestre 2016 ;
  • un margine di intermediazione nel primo trimestre 2016 in forte calo rispetto all’equivalente periodo 2015;
  • un miglioramento degli indici di capitalizzazione nel 2017-2018 conseguito tramite una forte caduta del RWA. Tradotto in lingua italiana significa molti meno fidi alle piccole aziende.
  • un valore teorico di libro delle azioni pari a 16,71 euro per azione al 31/3/2016, (patrimonio netto 2081 milioni, su 124 milioni di azioni). Quindi c’è un depauperamento dei soci pari a 16,61 euro per azione, da libro, pari al 99,4%. Praticamente con questo aumento di capitale e con il prezzo di quotazione che ne seguirà viene azzerato il valore dei vecchi soci. Come per BpVi i casi sono due : o il bilancio è inutile e contiene dati completamente inaffidabili e quindi il prospetto stesso non doveva essere presentato, oppure è, anche parzialmente , vero, ed i soci attuali di VB vengono letteralmente spossessati dei propri risparmi a favore di una nuova compagine ancora tutta da identificare ;
  • Un grado di copertura delle sofferenze del 47,8% contro il 56,9% della media del mercato . Un costo del credito pari a 332 pbs rispetto al 177 della media italiana;
  • 19 rilievi ispettivi della BI e della BCE riguardanti voci molto rilevanti come l’acquisto azioni proprie, lo “Scavalcamento” di azionisti, gli aumenti di capitale;
  • se Venetobanca Italia  ha un bel peso di crediti in sofferenza, le affiliate nell’est Europa, nate per sostenere il trasferimento all’estero delle ditte venete non è rose e fiori. 22,8% sono le sofferenze sui crediti totali delle filiali estere, con un crediti deteriorati complessivi del 38%. Insomma un cattivo imprenditore in Veneto rimane un cattivo imprenditore anche all’estero.
  • VB è riuscita a finanziarsi con il T-LTRO, il programma targeted  della BCE per 2,2 milairdi;
  • normale fantascienza nelle previsioni, con raddoppio del MOL dal 2015 al 2018, il tutto con un calo delle RWA da 23 a 19,8 mil, il che fa qualche dubbio lo fa venire;
  • naturalmente son sempre presenti i ricchi emolumenti ai Cda, sempre dell’ordine di centinaia di migliaia di euro, che non si negano mai nelle banche italiana. Comunque  considerando BpVi Carrus è stato parco e morigerato, accontentandosi di 245 mila euro di compenso contro gli oltre 2 milioni complessivi di Iorio.

Insomma anche nel caso di Venetobanca si sta per realizzare, nel silenzio più totale , un’incredibile operazione di trasferimento di ricchezza da una moltitudine di risparmiatori verso un nucleo ristretto, ed in questa fase completamente ignoto, di operatori che, approfittando di difficoltà momentanee e di una legislazione mal creata e male interpretata. Il tutto può essere anche casuale, legato all’incapacità ed all’inefficienza della banca ed alla casualità temporale di applicazione delle normative europee, oppure no.

Comunque questa vicenda si traduce in una danno enorme per i risparmiatori veneti, a cui non resta che la via giudiziaria.

 

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