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“Tres traditores” di Raffaele SALOMONE MEGNA

 

Quando il presidente democratico del Cile, Salvador Alliende, il giorno 11 settembre del 1973, seppe dai suoi collaboratori che i generali che riteneva fossero fedeli alle istituzioni erano insorti, molto laconicamente esclamò :“tres traditores”.
Come è andata a finire è storia nota a tutti.
Uomo di pace, morì in difesa della democrazia imbracciando un fucile.
Anch’io, molto indegnamente, uso spesso questa frase quando, mio malgrado, mi capita di assistere a uno dei tanti dibattiti televisivi che attualmente imperversano sull’euro, sul populismo, sulla crisi, sulla globalizzazione e su tutto l’universo mondo, su Trump compreso.
Ci sono interventi così capziosi da parte di politici nostrani, giornalisti, sindacalisti che negano anche le cose ed i fatti più evidenti, al punto da farmi pensare che costoro siano al soldo di interessi stranieri oltre che non conoscano il pensiero vichiano del “verum ipsum factum”.
Infatti in Campania siamo soliti dire che i fatti sono fatti e tutto il resto solo chiacchiere.
Non voglio assolutamente sembrare eccessivo ma anche in Italia, come allora in Cile, la democrazia viene messa in forse giorno per giorno da lobbies economiche finanziarie, che determinano scelte contrarie alla nostra Carta Costituzionale e quindi alla democrazia.
Ad esempio sono rimasto molto basito e come cittadino italiano umiliato, nel vedere il Ministro dell’economia della Repubblica Italiana, Pier Carlo Padoan, contrito come un penitente, fare un vero e proprio autodafè davanti all’inquisizione di Bruxelles proferendo, lo scorso 2 febbraio al Senato, le testuali parole:
“… L’aggiustamento della dinamica del saldo di finanza pubblica strutturale è quindi indispensabile per evitare l’apertura di tale procedura. La procedura comporterebbe una riduzione di sovranità sulle scelte di politica economica e soprattutto costi ben superiori per la finanza pubblica del Paese… ci sarebbe una sottrazione di risorse per la crescita e l’occupazione a seguito del probabile aumento dei tassi di interesse che risentono soprattutto della accresciuta instabilità politica”.
Anche se infarcita di tecnicismi e burocratese tale dichiarazione significa solamente questo: la sovranità che appartiene al popolo italiano in forza dell’articolo primo della nostra Carta Costituzionale è stata espropriata e trasferita ad organi sovranazionali non eletti e privi di qualsiasi controllo politico; non siamo governati dal Parlamento Italiano, ma nemmeno da quello europeo, bensì dai mercati e dalle sordide logiche del profitto. Lo strumento, lo spread.
Mi sarei aspettato di fronte ad una dichiarazione di siffatta gravità energiche rimostranze da parte delle cosiddette parti sociali, le organizzazioni sindacali, del mondo civile, associativo, intellettuale, politico. Niente, assolutamente niente di niente.

Da liberi cittadini siamo diventati schiavi, le catene non si vedono ma si sentono, perché ci limitano palesemente nel nostro vivere quotidiano ( es. scarse risorse per i terremotati dell’Abruzzo etc.).
Il tutto è avvenuto dolcemente, lievemente, senza spargimenti di sangue.
Chi ha voluto tutto ciò sono i “tres traditores” della democrazia italiana.
Ma chi sono costoro?
In primis, la stragrande maggioranza della classe dirigente italiana, quella della seconda repubblica per essere precisi.
Assolutamente priva del senso della “res publica”, arrivata al potere non certo per merito, ma perché il golpe giudiziario degli anni ‘90 di “Mani pulite” aveva distrutto tutta la classe dirigente della prima repubblica, i partiti storici e le scuole di partito.
Possiamo sicuramente affermare oggi che quello fu un danno collaterale gravissimo.
Venne alla ribalta una nuova classe politica che tale non era.
Priva di cultura e anche di quell’etica della responsabilità tanta necessaria a chi deve dirigere le sorti di un grande paese come l’Italia.
Alle umane virtù si sono sostituite quelle canine, come la fedeltà al capo e l’ acquiescenza.
Alle idee ed ai progetti l’ affabulazione. Alle capacità la telegenicità.
Il progetto di società della nostra Costituzione è stato sostituito da questa classe di governanti con l’accettazione apodittica e pedissequa del modello globalista e della sua massima espressione mondiale che è attualmente l’Unione Europea.
In secundis, colpevoli sono i sindacati.
In questi tempi di post modernità e di società liquida, concetto tanto caro al compianto Baumann, i grandi sindacati, quelli confederali, sono diventati post sindacati, cioè organizzazioni che partecipano a sterili liturgie, quali la stipula dei contratti collettivi, disancorate da qualsiasi umanesimo, ma solamente finalizzate ad attuare i desiderata del mondo politico o della finanza internazionale.
Sono, secondo le leggi attuali, soggetti necessari alla contrattazione.
Si ammantano di autorevolezza, parlano di responsabilità, esercitano apparentemente ancora un potere nei tavoli negoziali, conquistato con le lotte sindacali degli anni cinquanta, sessanta e settanta, ma di quei principi e di quelle lotte, ancorché ancora diffusi e condivisi dai lavoratori, non è rimasto più nulla.
Infatti da quando è stata abolita la scala mobile, cosa brutta sporca e cattiva, perché a detta di alcuni avrebbe favorito l’inflazione, le confederazioni hanno assunto soprattutto il compito di concertare con il Governo o con la Confindustria.
L’unico ruolo che svolgono veramente è questo: concertare onde garantire la pace e la coesione sociale.
Perciò ancora esistono.
In tertiis, colpevoli sono gli intellettuali.
Essere veri intellettuali significa essere necessariamente scomodi al potere.
Il ruolo dell’intellettuale è quello di essere custode del patrimonio culturale di un popolo e nel contempo diventare artefice del cambiamento dei tempi in cui vive.
Orbene, abbiamo assistito alla trasformazione dall’intellettuale organico, tanto caro al P.C.I., all’intellettuale mainstream, quello che asserisce che la globalizzazione ha creato benessere diffuso nel mondo, che l’euro ci ha salvato dalla crisi e che il ciuccio vola, ma solo se c’è la relativa direttiva comunitaria.
Gente che mente pur sapendo di mentire.
Cosa dire? Tres traditores !

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