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Sottobanco: cessione di mare e di risorse (di Nicoletta Forcheri)

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Ci risiamo. Se ne vanno dalla porta, ma rientrano dalla finestra. Quando si tratta di “grandeur” della Francia, e quindi dei suoi confini, si viene a scoprire che in realtà c’è sempre qualche contesa aperta, e che non le basta mai. Noi siamo la sua arrière cour, il suo cortile sul Mediterraneo. Sarà pur un impero allo sbando, è proprio in questi momenti che chi sta “sotto”, riceve i colpi di coda. Non le è bastato nei secoli, prenderci la Corsica a garanzia dei debiti contratti da Genova nei suoi confronti, debiti artificialmente gonfiati da essa stessa per i servizi militari che Genova le aveva chiesto in aiuto del controllo dell’isola (Trattato di Versailles 1768); non le è bastato ottenere Nizza e la Savoia nel 1859 con il Trattato di Plombières e il trattato sardo-francese in cambio dell’aiuto militare richiesto da Cavour, l’uomo dei Rothschilds, per scacciare l’Austria dall’Italia, e ciò sebbene persino Cavour avesse qualche obiezione ai sensi del “principio di nazionalità”; non le è bastato, dicevo, prendersi la valle delle meraviglie a Nord di Ventimiglia, i borghi di Briga e Tenda oltre che qualche centrale idroelettrica per la produzione di elettricità a vantaggio di Suez Gaz de France dopo la Seconda Guerra Mondiale; no, non le basta, si scopre in questi giorni che, non si sa bene in cambio di cosa, è stato firmato segretamente un Accordo tra i due paesi per cedere mare alla Francia, il 21 marco 2015 a Caen (1)

Dopo il sequestro del peschereccio “Mina” al largo di Ventimiglia effettuato il 15 gennaio scorso in malo modo dalle  autorità francesi (ne ho parlato qui 2), si scopre davanti al fatto compiuto, che l’Italia, nella veste del ministro degli Esteri Gentiloni, ha firmato un accordo con la Francia (3) rappresentata dal suo ministro omologo Laurent Fabius, il 21 marzo 2015, per rimaneggiare e ridefinire le frontiere marittime a vantaggio di quest’ultima. Il tutto in gran segreto, e dopo ben 4 sessioni di negoziati diplomatici condotti  tra i due paesi, dai nostri governi “tecnici” , 3 dal governo Prodi (a Roma, il 14 dicembre 2006, a Parigi il 28 marzo 2007, ad Elba il 28 settembre 2007) e l’ultimo da Monti (26/3/2012  a Roma). Non penso che Berlusconi avrebbe osato tanto, così come fu Prodi che avvantaggiò i petrolieri internazionali facilitandone ulteriormente l’accesso alle trivelle. Del resto sia Prodi sia Monti, sono uomini di Goldman Sachs. Ed è Prodi ad avere iniziato la svendita dell’IRI.

In seguito al dissequestro del peschereccio Mina il cui capitano, fermato a Nizza per una settimana, e lasciato solo dal nostro governo, pagava una cauzione di 8300 euro, intervenivano flebili scuse della Francia per il “deprecabile errore”, non essendo ancora stato ratificato dall’Italia l’Accordo: la partita sembrava parzialmente chiusa ai più ingenui che tiravano un sospiro di sollievo.

Ma il fatto di per sé inquietante e preoccupante ha avuto l’effetto iniziale di un sassolino nello stagno, qualche ondetta l’ha provocata. Ed è così che il M5S presentava, il 27 gennaio, una interrogazione al governo (cfr. 4) in cui si faceva noto che il testo dell’accordo intervenuto non era consultabile sulla banca dati e che ad ogni modo, non essendo stato ratificato dal parlamento italiano non doveva comunque essere considerato valido; si chiedeva anche di sapere come e da chi fosse stata pagata la cauzione al capitano e se eventualmente fosse stato risarcito dei danni di una settimana di fermo.

In risposta ad una interrogazione, il governo confermava  il 4 febbraio 2015 (5), che l’accordo di Caen non è ancora in vigore e che l’unico fondamento giuridico valido per quei tratti di mare è la Convenzione di Mentone del 1892 ma per via consuetudinaria – perché non è mai stata ratificata! –oltre alla Convenzione delle Nazioni Unite del 1982, attualmente in vigore, ma unicamente per le Bocche di San Bonifacio, quel tratto di mare tra la Sardegna e la Corsica.

Il “deprecabile errore” ammesso dalla Francia viene ribadito nella risposta scritta del governo il 9 febbraio scorso (6), ma la comica è che il ministro non specifica che tali scuse sono solo orali e che quindi nessun risarcimento formale né rimborso può essere richiesto alla Francia per lo sfortunato pescatore, risarcimento di cui il governo tace vergognosamente. Come dire, verba volant, scripta manent, ed è da ignoranti per non dire da pavidi soprassedere su un dettaglio così importante nelle relazioni diplomatiche tra Stati…

Ma l’Italia non è unica e indivisibile, secondo la Costituzione?

Come se non bastasse, dopo il primo caso, ecco sorgere il secondo, di che mettere sottosopra  un intero settore professionale in Sardegna, 400 pescherecci, 1500 posti di lavoro: la Guardia marittima francese ferma al largo della Sardegna i pescatori che si avvicinano a quei territori marittimi. Come a Gaza, quando scrivevo la palestinizzazione dell’Italia, 6 anni fa, non potevo essere più profetica (qua e qua) .

Questa volta l’allarme lanciato dal deputato sardo Mauro Pili, del gruppo misto, su facebook e twitter il 12 febbraio, e sul terreno, provoca effetto onda con la sua richiesta al governo di revocare puramente e semplicemente l’Accordo,  una mazzata tremenda per i pescatori sardi, visto che in quelle 30 miglia regalate ai francesi vi sarebbero preziosi fondali per le risorse ittiche.

Alla lettura dell’Accordo di Caen (7), in italiano, si scopre che l’unico Atto ratificato e valido è quello relativo alle Bocche di San Bonifacio, del 1986 (8) la cui abrogazione è prevista con la ratifica dell’Accordo stesso…

Un atto unilaterale, nella perdita generale di sovranità diluita e ceduta a forza e con l’inganno all’UE che l’ha ceduta alle banche/multinazionali – vedasi ad esempio procedimento negoziale per l’accordo TTIP in gran segreto – che vede uno Stato semi sovrano abusare di uno Stato non più sovrano. Fosse stato il contrario, la Francia ne avrebbe fatto un casus belli, dichiarandoci la guerra, non fossimo nell’UE, che permette invece i bombardamenti ai derivati, lo spread, il fiscal compact, e tanti altri atti affini alla guerra a tutti gli effetti ivi compreso che i doganieri di un paese si comportino da veri e propri pirati, come quando minacciano con l’ascia di tagliare le reti, come è successo al Mina. Pirateria e colonialismo del resto sono sempre andati a braccetto. L’Europa lo permette perché con i suoi regolamenti pro multinazionali e probanche e le sue plateali iniquità tra Stati ci sta spingendo verso la violenza, dentro gli Stati e tra gli Stati.

L’appiglio giuridico dell’accordo è il diritto marittimo internazionale (UNCLOS) che richiede, come si legge nel sito dell’Istituto nazionale FR per la geografia marittima (e difesa!), lo SHOM:

“un territorio marittimo di 12 miglia dalle “linee di base”,  una zona contigua di 24 miglia di larghezza e una zona economica esclusiva di 200 miglia di larghezza. Lo Shom determina le linee di base (…), definisce i limiti e li pubblica sulle planimetrie marittime.

E poi la chicca:

Quando però queste distanze non possono essere raggiunte per via della vicinanza con il confine di altro Stato limitrofo, frontaliero o antistante, si devono definire le frontiere marittime che possono essere definite e pubblicate unilateralmente oppure essere oggetto di un trattato o di un accordo di delimitazione con lo Stato limitrofe in seguito a un negoziato. “

La Francia si accorda il permesso di definire e pubblicare, in determinati casi, i confini marittimi unilateralmente! E comunque l’Accordo di Caen prevede di regalare alla Corsica un confine che passa dalle 12 miglia previste dalle norme internazionali alle 40 miglia, contraddicendo in questo i proclami dell’Ufficio di geografia marittima francese.

Il riferimento all’UNCLOS, Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto di mare, ratificata dall’Italia nel 1994 è:12 miglia di territorio marittimo, 24 miglia di zona contigua e addirittura una zona di 200 miglia di zona economica esclusiva, nella quale rientra per definizione lo sfruttamento della pesca e degli idrocarburi, zona economica esclusiva che è stata richiesta dalla Francia all’ONU sulle acque internazionali dove i sardi sono sempre andati a pescare mentre l’Italia è rimasta inerte.

Non si capisce quindi perché l’Italia debba cedere alla Francia oltre 12 miglia di territorio marittimo, visto che “il limite territoriale delle 12 miglia marine è adottato dalla maggior parte degli Stati mondiali” e che  è proprio il limite proclamato dall’istituto di geografia marittima francese che fa capo alla Difesa stesso.

Dobbiamo andare per deduzione, visto che non abbiamo i testi precisi con tutti gli allegati tecnici, altro scandalo nello scandalo: si tratterebbe forse di una zona economica esclusiva, o ZEE, oltre le 24 miglia di zona contigua? Quando come nel Mediterraneo non si arriva alle 400 miglia da costa a costa tra uno Stato e l’altro, la Convenzione UNCLOS, ratificata dall’Italia nel 1994, determina che il confine vada tracciato in modo equidistante e, come dice il testo dell’Istituto FR stesso, “possono essere definiti e pubblicati unilateralmente oppure essere oggetto di un trattato o di un accordo di delimitazione con lo Stato limitrofe in seguito a un negoziato.”

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Si ma qua siamo al parossismo: uno Stato che applica un accordo di cambiamento dei confini unilateralmente, pur in presenza di un accordo firmato dalla controparte che non l’ha ancora ratificato! Sono quindi in torto anche secondo i loro stessi termini, i francesi, visto che avendo proceduto a un accordo con il vicino, dovrebbero come minimo rispettare l’iter conclusivo dello stesso da parte del paese limitrofo. Di unilaterale non possono fare niente. Vi è la congiunzione disgiuntiva “o”: UNILATERALE O ACCORDO. Qua vi è accordo, sia pur segreto, sia pur incostituzionale perché ottenuto senza la consultazione dovuta delle varie istituzioni. E poi il territorio dello Stato è unico e indivisibile.

Ma andiamo al dunque, il pomo del contendere in realtà sembrerebbe essere il cosiddetto diritto alla zona economica esclusiva che come scrive nell’interrogazione Pili può essere esercitato esclusivamente al di fuori delle acque territoriali del paese (12 miglia) che ne fa richiesta e l’Italia non ha fatto nessuna richiesta; normalmente di 200 miglia dalla costa, lo Stato che l’ha ottenuta può esercitare la giurisdizione in determinate materie: “i fondi marini per l’esplorazione e lo sfruttamento, la conservazione e la gestione delle risorse naturali, viventi e non viventi – compresa la produzione di energia dalle acque e delle correnti; la giurisdizione in materia di installazione e uso di isole artificiali o strutture fisse, ricerca scientifica in mare e protezione come è la conservazione dell’ambiente marino” (tratto dall’interrogazione di Mario Pili,qua )

La Francia ha quindi già acquisito il dato e modificato unilateralmente le sue cartine con decreto del 31 luglio 2015 (http://www.shom.fr/le-shom/actualites/les-communiques/actualite-detaillee/article/delimitations-maritimes/), il tutto mentre l’Italia non ha neanche ratificato l’accordo, le Regioni non erano neanche state consultate, e qua si parla di una Regione autonoma e quindi sovrana in materia di pesca, oltre alla Liguria, e la Farnesina farfuglia addirittura che “sarà effettuata una valutazione globale dell’accordo del 2015, anche ai fini dell’eventuale avvio della procedura di ratifica parlamentare” ! Tutte parole per addormentare mentre si compie la politica del fatto compiuto, anzi della forza compiuta!!

Proprio in questi giorni, alla faccia delle voci in giro sul net che parlano di bufala, è scoppiata la rivolta dei pescatori sardi, riferita ieri da numerose testate, e da Rainews.

Ci dicono che il do ut des sarebbe un piccolo allargamento delle miglia di territorio marittimo attorno all’Isola d’Elba. Ci credo poco, perché anche se fosse, perché togliere una consuetudine di confine marittimo di quasi un secolo e mezzo? Perché cedere i pezzi di mare più pescosi alla Francia?

Come per caso questo blitz in mare coincide con l’ennesimo tentativo di eliminare una “concorrenza”  – o così vista dalle grandi multinazionali ittiche. E comunque questi atti costituiscono quei precedenti che suggellano nel dna dell’italiano l’idea che si deve aspettare di tutto, anche un’invasione fisica del suo territorio e che tanto nessuno lo difenderà a livello istituzionale.

Ma c’è di più. Questo accordo in realtà potrebbe intervenire non già per tutelare i fondali marittimi, come argomentato nelle norme dell’UNCLOS ma per permettere alla Francia (Total/Transcor Astra) di esplorare i fondali per l’estrazione di idrocarburi, visto che nello sfruttamento delle risorse marittime della Convenzione ONU quest’attività mortifera vi rientra. E questa mi sembra la ragione più plausibile. Chi dice idrocarburi, dice dollaro, e chi dice dollaro dice speculazioni sui cambi, sulle commodities, rendita monetaria e potere.  Donde l’arroganza, come nel caso ora sopito degli ulivi del Salento che stavano proprio nella zona dove doveva passare un gasdotto. Chi dice moneta dice anche milizia. E infatti secondo Pili tra le ragioni di questa cessione ci sarebbero degli accordi in materia di Difesa, di cui nessuno sa niente. Tutto segreto. Persino l’accordo lo abbiamo trovato solo su facebook, in francese, pubblicato dall’On Pili. Da parte delle istituzioni, silenzio stampa.

//www.radioradicale.it/scheda/466939/iframe?i=3519464

Sfacciati, i pirati francesi, fanno come se non avessimo più sovranità e ignorano il nostro Parlamento non più sovrano. A questo sarà servita la successione dei governi tecnici susseguitisi dal golpe contro Berlusconi in poi. Non siamo più sovrani neanche istituzionalmente, neanche con i nostri vicini. Non che la Francia sia messa molto meglio, il suo popolo è vilipeso e umiliato, allo sbando, arrabbiato, abusato, sta versando in un regime semi dittatoriale di controllo totale dall’ultimo attentato a Parigi, iniziato con l’era Sarkozy, colui che volle l’eliminazione di Gheddafi e la guerra alla Libia. Inoltre, con oltre 2000 miliardi di debiti e un disavanzo di bilancio che supera il 3pc fissato dall’UE, ma che hanno deciso per motivi di “emergenza nazionale” di non rispettare più, nel subconscio collettivo smosso da due attentati raccapriccianti e ravvicinati, vi è la sensazione che dopo i piigs, saranno loro, i prossimi a cadere nella brace dei faziosi fallimenti di Stato. I francesi tentano di riorganizzarsi di fronte a quella che percepiscono come una dittatura. Quando dico Francia, indico quindi non loro, ma l’Esagono, diventato nemico anche del suo popolo, le sue istituzioni, la sua casta dai mille fratelli, i suoi incesti con i grandi banchieri internazionali.
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Più un paese è in partnership con loro, le grandi banche, più la sua elite può definirsi sovrana, e con essa i suoi apparati di Stato possono mostrare i muscoli. Una sovranità confusa con il motto “fa tutto quelllo che voi” perché è questo è stata ridotta oggigiorno: alla misura dell’unzione o della vicinanza con i signori dell’aggio, i controllori della creazione monetaria. Ad esempio, adesso che stiamo per essere dichiarati arbitrariamente falliti dagli stessi che ci vogliono pappare, i valutatori contabili, parti interessate ai bottini che valutano e che sono in conflitto di interessi, con aggiotaggio e falso, vedi le agenzie di rating o gli “advisor” compratori, stanno semplicemente affilando le armi per farci a pezzi, di cui queste dimostrazioni di forza da parte dei loro scugnizzi, i doganieri. Hanno per anni depredato il nostro paese con il mercanteggiamento immondo del nostro debito “sovrano” da cui hanno tratto ricchezze  miliardarie; non sazi, si sono inventati titoli satanici come i derivati agli enti pubblici con inclusa la clausola della scommessa sul loro stesso fallimento che furono sospesi da Tremonti per un anno ma poi ripresi grazie ai pompinigate!!  Adesso, loro, gli speculatori/estimatori mostrano i muscoli intimando ai pescatori sardi di allontanarsi dalle loro acque.

Ma chi sono loro? Sono il  solito cartello delle banche dealer (9), le banche specialiste in titoli di Stato (e accoliti) le quali comprendono ad esempio una banca come BNP Paribas, misto pubblico privato con la Francia. Ed ecco il punto, banche come BNP che nel contempo controllano anche la Banca d’Italia attraverso BNL e ben presto forse MPS, sono nella posizione di fare abuso di posizione dominante, reato perseguibile dalla Commissione europea che per loro fa sempre finta di niente, e di avvantaggiare i suoi azionisti di rilievo, in questo caso un altro paese, la Francia. A noi Italia, ci dicono che salvare i risparmiatori delle 4 banche utilizzando il fondo interbancario sarebbe “aiuti di Stato” mentre abusi di posizione dominante come quelle di BNP e di CA non rientrerebbero in alcun aiuto di Stato!!

Tali banche, come BNP e Crédit Agricole (vedasi il mio articolodel 2008 )  oltre a essere partecipate dalla Francia, detengono il nostro debito, e non solo, detengono i derivati venduti ai nostri enti pubblici: 40 miliardi di euro di derivati da pagare principalmente alle banche dealer di cui BNP e CA (9).

Il fatto che la Francia annoveri tra le sue banche delle dealer nella lista degli specialisti in titoli di Stato del NOSTRO Tesoro e nella struttura azionaria della “nostra” Banca d’Italia, significa solo una cosa: che noi, per la geopolitica monetaria occulta, siamo già una loro colonia di fatto, perché quella è l’arma per eccellenza per ricattarci e farci cedere, anche territori, e anche e soprattutto risorse del sottosuolo o dei fondali marittimi. Noi, ad esempio, non abbiamo nessuna banca partecipata dal pubblico che sia nel contempo anche una dealer di un qualche Stato estero. Avevamo, sì, la MPS, ma essa è diventata una dealer solo dopo essere stata quotata in borsa e dopo la fatidica operazione dell’acquisizione di Antonveneta a tre volte il suo prezzo. Ed è una dealer per l’Italia non per gli altri paesi. E ben presto sarà controllata proprio da una di quelle banche, magari misto pubblico privato ma di un altro Stato…

Infine non bisogna scordare che sempre BNP Paribas, comproprietaria di Banca d’Italia, banca dealer del Tesoro italiano, e partecipata al 35% dalla Francia, è in joint venture con la scatola che controlla Suez Gaz de France, duopolista dell’acqua “pubblica” italiana con Veolia, e Total (FinaElfErg), e Transcor Astra, compagnie petrolifere altamente interessata a fare fracking per estrarre fino alle ultime gocce di idrocarburi. Perché questa moneta è una moneta che pur essendo definita fiat, fiduciaria nata dal nulla, in realtà è contabilizzata come se avesse una riserva, e richiede quindi ex post la ricerca di risorse a copertura degli enormi debiti bancari, che poi sono i nostri depositi. Creati dal nulla dalla banca. Un nulla che richiede contabilmente un controvalore. Senza quel controvalore il castello di carte bancario e relativa bolla crollano e nella guerra che le banche fanno ai popoli, le prime rischierebbero di perdere tutto il giochetto e i popoli di svegliarsi. Non sia mai!

Infine per chi si stupisce sempre della prepotenza della Francia istituzionale, come non ricordare che l’elite che governa e controlla gli ingranaggi dell’apparato statale attivamente in società con le grandi banche, è quella stessa che non ha alcun rimpianto né alcun pentimento di spremere le risorse, affamando e assetando le popolazioni di 14 Stati (ex) coloniali africani stampando e prestando loro il franco coloniale africano o CFA, ipocritamente denominato franco di cooperazione africana (Articolo). Questa cosa è semplicemente taciuta come nella più omertosa delle maniere. Tale reddito monetario va dritto su un conto di operazioni del Tesoro francese, segretissimo, per alimentare tutti gli ingranaggi merdosi che costituiscono all’esterno quella facciata di “grandeur” e di “rayonnement” della Francia, la cui difesa pervasiva nei singoli cittadini viene pretesa dopo un bel lavaggio di cervello sullo sciovinismo, inculcato sin da piccoli, e da cui i francesi sembra stiano risvegliandosi solo adesso come da un incubo, con un altro incubo. Quella grandeur che mostra i muscoli all’esterno, nei confini, nelle colonie, nelle guerre in Libia o Siria, negli interventi in Cote d’Ivoire, o in Mali, inizia a ritorcersi su di loro. E a noi, in tutta la sua pirateria. Ma a noi, “sotto” da secoli, non stupisce più di tanto.

Quello che stupisce invece e fa rabbia è l’inedia, la pusillanimità,  l’ipocrisia, l’incapacità, la mancanza di fierezza e la vigliaccheria del nostro governo. Che dopo avere nascosto l’accordo cerca ancora di minimizzarne l’accaduto con parole rassicuranti. Nessuna fierezza, nessuna dignità. Come se fossero usciti dal lavaggio di cervello completamente opposto a quello dei cugini d’oltralpe: quello della vergogna per la propria nazione, o per il proprio sentimento patriottico sempre e unicamente confuso con il fascista nazionalismo, quello del complesso di inferiorità rispetto ad altre Nazioni che erano semplicemente più colonialiste e più prepotenti e basta, quello infine della mancanza di una consapevolezza del nostro genio e delle nostre risorse. Di questo lavaggio del cervello un popolo intero ne fa le spese: rassegnazione generale e mediocrità totale nei nostri politici e uomini dello Stato, ma solo apatia e alto tradimento.

Nicoletta Forcheri 16/2/2016
nicolettaforcheri.wordpress.com

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la Convenzione di Parigi del 28 novembre 1986 tra Italia e Francia relativa alla delimitazione delle frontiere marittime nell’area delle Bocche di Bonifacio. L’Accordo definisce i limiti delle acque territoriali poste tra la Sardegna e la Corsica mediante una linea composta di 6 segmenti. Il tratto iniziale della linea, passante ad ovest per i punti 1 e 2 è improntato al principio di equidistanza. Il criterio di delimitazione muta nella parte centrale delle Bocche: il punto 3, per il quale passano le congiungenti dei punti 2 e 4, è infatti spostato in prossimità delle linee di base italiane in modo da riconoscere allo scoglio francese di Lavezzi un effetto sulla delimitazione e salvaguardare le esigenze francesi di navigazione. Il principio della soluzione equa è invece stato seguito nella zona ad est delle Bocche, laddove l’allineamento dei punti 4 e 5 e quello dei punti 5 e 6 tiene parzialmente conto delle «circostanze speciali» rappresentate dagli scogli e isolotti francesi situati al di fuori delle linee di base, prendendo in considerazione nello stesso tempo l’esigenza di salvaguardare l’operatività militare della base navale italiana di La Maddalena. La Convenzione ha anche ad oggetto la tutela delle consuetudini di pesca dei battelli dei due Paesi in una zona comune ad ovest dello stretto (v. Pesca (Mediterraneo))

(7) Testo dell’accordo di Caen 2015 
http://www.affaritaliani.it/static/upl2015/acco/accordo-italo-francese–2-.pdf

9. Ma la perdita potenziale è ben più consistente: 42 miliardi di euro, che andrebbero pagati alle “controparti”. Cioè Banca Imi S.p.A., Bank Of America, Barclays Bank PLC, BNP Paribas, Citibank N.A.-London, Credit Suisse International., Deutsche Bank AG, Dexia Crediop S.p.A., FMS Wertmanagement Anstalt Des, Goldman Sachs International, HSBC Bank PLC, ING Bank N.V., JP Morgan Securities PLC., Morgan Stanley and Co.Int.Plc, Nomura International PLC, Societe Generale, The Royal Bank of Scotland PLC, UBS Limited e Unicredit Bank AG.(Espresso)

 

Altri riferimenti

https://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_delle_Nazioni_Unite_sul_diritto_del_mare

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