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Rosso per l’export italiano. L’euro leggero serve a ben poco.

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Con l’euro più flessibile, rispetto al dollaro americano, le esportazioni potranno ripartire alla grande. Così ci è stato detto, dall’informazione ufficiale. Ma come avevo già previsto, il fatti sono ben diversi. Il made in Italy all’inizio di quest’anno ha segnato una brusca battuta d’arresto: -3,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il saldo commerciale italiano (differenza export-import) ha registrato un misero surplus di 35 milioni di euro, a fronte di un avanzo di 134 milioni nello stesso mese del 2015.

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Pertanto, anche se l’euro tocca la parità con il dollaro, a poco servirebbe per le esportazioni, dal momento che più del 50% del commercio estero italiano è tra i Paesi dell’eurozona, quindi l’effetto sarebbe pari a zero. Sopratutto se il nostro competitor principale, ovvero la Germania condivide la stessa moneta con l’Italia.
E tenendo conto che tutti i Paesi dell’eurozona, per essere competitivi, non disponendo di una moneta flessibile nazionale, stanno di fatto comprimendo le loro domande interne, risulta ovvio che il mercato dell’eurozona si sta contraendo e l’unico sbocco rimane l’extra UE. Ma il dato di gennaio segna per l’Italia, un crollo anche nel commercio con il resto del mondo (-8%) a gennaio 2016 su base annuale. Di certo non aiutano le sanzioni alla Russia, oltre al calo dei Paesi emergenti a causa del crollo del petrolio e della deflazione mondiale con epicentro proprio l’eurozona.
Purtroppo, per la logica dell’euro, i Paesi appartenenti alla moneta unica, ad uno shock da domanda proveniente dal resto del mondo, rispondono e continueranno a rispondere, deprimendo le loro domande interne, unico modo per essere competitivi, creando quindi un circolo vizioso di deflazione (l’ultimo dato registrato nel mese di febbraio 2016, conferma proprio il ritorno in terreno negativo dell’inflazione in tutta l’eurozona con un -0,2%, segno tra l’altro, come già ricordato, che il QE di Draghi non porta nessuna liquidità all’economia reale) disoccupazione, debito insostenibile e autodistruzione del mercato europeo, dal momento che nessuno Stato può autotutelarsi flessibilizzando una sua ipotetica moneta nazionale…
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