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QUALCHE RIFLESSIONE: BREXIT, GIOVANI, PROPAGANDA.(di Luca Tibaldi)

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Alla fine ci siamo arrivati.
Mesi e mesi di discussioni, lotte politiche, analisi, minacce, timori e speranze. Però alla fine è successo.
Confesso di essere rimasto molto stupito questa mattina. Ero convinto che alla fine avrebbe vinto il fronte europeista. Mea culpa, sono lieto di essermi sbagliato.

Siamo passati attraverso momenti preoccupanti e altri esilaranti.
Prima Cameron sosteneva il fronte Brexit, poi dopo aver ottenuto quello che voleva dall’UE è passato al fronte Bremain, paventando situazioni apocalittiche completamente fuori dalla realtà, come il possibile ritorno di una nuova austerità.
Austerità.
In un Paese sovrano.
Ok.

Il punto più basso raggiunto in questo periodo è stato indubbiamente l’omicidio della deputata inglese Jo Cox, vergognosamente sfruttato per tentare di delegittimare l’opinione di chiunque fosse a favore dell’uscita dall’Unione.
Il perverso ragionamento è stato: l’omicida era un pazzo che ha urlato “Britan first” mentre commetteva questo crimine, quindi tutti gli euroscettici sono dei potenziali folli assassini. Queste sono state le brillanti analisi dei giornalai italiani e non solo.

Poi siamo passati tra gli spaventosi scenari di aumenti del prezzo della cioccolata, siamo passati attraverso le solite minacce quotidiane dei tedeschi, attraverso lo Spiegel che, diversamente dall’atteggiamento razzista avuto nei confronti della Grecia, ha effettuato una captatio benevolentiae nei confronti dei britannici senza precedenti, attraverso la possibilità che famose serie tv non vengano più girate nel Regno Unito perchè co-finanziate dai fondi europei.
Detto così viene da ridere, ma la propaganda fa il suo effetto, anche quando è di infimo livello.
Sì, hanno puntato la propaganda sul rinnovo o meno della location di una serie tv. Geniali.

Ora che nonostante tutto il Brexit ha vinto, cominciano i tentativi di delegittimazione del risultato. Basta guardare un qualsiasi telegiornale o talk show italiano, o leggere un qualsiasi quotidiano, e vedrete che gli “esperti” spiegano che sì, ok, ha vinto il Brexit, “però i giovani hanno votato per rimanere nell’UE”, “però i laureati hanno votato per rimanere nell’UE”, etc.
Tralasciamo naturalmente il disprezzo che queste persone dimostrano nei confronti di un voto democratico (ogni riferimento a Mario Monti è puramente voluto. È difficile avere un contraddittorio in tv, vero?).

Da quando in qua l’età è un metro di giudizio? Da quando in qua essere giovane o anziano vuol dire avere ragione o torto?
Allora io posso dire che gli anziani hanno la maturità e la grande riflessione dalla loro parte. Ma puntare sull’età vuol dire fare un’analisi da bar.
I giovani, purtroppo, vedono l’Erasmus e l’Eurovision e credono che siano dovuti all’Unione Europea. E quindi l’Unione Europea è positiva, perché “è un progetto per il futuro, dobbiamo stare tutti insieme perché altrimenti c’è la guerra e c’è la Cina”.
L’Erasmus è nato nel 1987, quando l’Unione Europea nemmeno esisteva.
L’Eurovision Song Contest è nato nel 1956, quando l’Unione Europea nemmeno esisteva.
La seconda guerra mondiale è scoppiata in seguito al sorgere dei nazionalismi dovuti alla presenza delle stesse politiche economicide di oggi.
La Cina esiste da qualche migliaio di anni.
L’Unione Europea non è l’Europa, e essere giovani, così come essere anziani, non vuol dire avere ragione.

Naturalmente si tratterà di un processo piuttosto lungo. Ad oggi il Regno Unito continua a far parte dell’Unione Europea. Si dovrà passare attraverso un voto parlamentare e solo allora il Primo Ministro potrà richiedere la “clausola di recesso” tramite l’articolo 50 del Trattato di Lisbona.
Ma “Alea iacta est”. I giochi sono fatti. Il dado è tratto.
Il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea.

Il Popolo britannico si è dimostrato più forte delle minacce di Schaeuble, dei consigli di Obama, dei vaneggiamenti di Cameron, delle previsioni della Lagarde, della propaganda della stampa.
Il Popolo britannico ha dimostrato che niente è inevitabile. L’Unione Europea non fa eccezione.
Abbiamo una scelta. Abbiamo voce il capitolo. L’Unione Europea è un’organizzazione umana piena di difetti e con ben pochi pregi (vi pongo la stessa sfida posta dalla Regina Elisabetta: trovatemi tre motivi per cui dovremmo restare nell’Unione).
C’è vita oltre questo maledetto buco nero che puzza di wurstel e crauti. C’è un’alternativa.

I sorrisi si smorzano quando si pensa se una situazione simile fosse avvenuta in Italia. Io sono fiero di essere italiano e sempre lo sarò, ma penso possiamo essere tutti d’accordo nell’affermare senza timore di smentita che un referendum simile in Italia avrebbe avuto risultati ben diversi. Un sistema dell’informazione da regime, una visione di noi stessi come sempre e comunque inferiori rispetto agli altri, una fiducia sconsiderata nei confronti di istituzioni di burocrati non eletti e nei confronti di Paesi che hanno dimostrato di avere interessi diversi dal nostro.
Ma lasciamo perdere questi discorsi per un attimo.

Il declino dell’Unione Europea è iniziato.
Altri Paesi hanno manifestato l’intenzione di votare per la permanenza nell’eurozona e nell’Unione Europea. E se anche dei Paesi votassero per restare, di certo una maggiore integrazione è bloccata per molto tempo, di certo per sempre se la costruzione europea resta quella di adesso.

Se le persone più deluse dall’esito di questo referendum sono Renzi, Juncker, il trio tedesco Merkel-Schaeuble-Schulz, la Lagarde, Draghi, Prodi, Napolitano, Letta, Obama, allora è un bel giorno per le persone normali.

Una volta ogni tanto possiamo permetterci di festeggiare.
Per la vittoria di un altro popolo. Ma è un inizio.

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