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Presentazione del libro “Non chiamatelo Euro”

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Ieri 19 maggio, in seguito all’intervista fatta a Stefano Fassina, c’è stata la presentazione del libro di Angelo Polimeno “Non chiamatelo Euro”.
Tra i partecipanti che hanno preso la parola oltre all’autore,  c’erano il senatore Librandi di Scelta Civica, il deputato Stefano Fassina, Antonio Maria Rinaldi, il senatore Gasparri di Forza Italia.

Ad iniziare è stato il senatore di Scelta Civica, che ha ovviamente esaltato l’adesione dell’Italia nell’euro, sostenendo che in passato vivevamo con il “peccato” delle svalutazioni competitive ma che alla fine dovevamo fare i conti con le famose materie prime da importare. E che grazie all’euro l’Italia può competere con la Germania ad armi pari puntando sul miglioramento della qualità delle imprese e dei loro prodotti, appoggiando pertanto il Jobs Act di Renzi che, secondo il senatore è mirato per migliorare quella qualità che può permettere di farci competere con l’estero. Infine il senatore di Scelta Civica, ha dichiarato che mentre la Germania faceva le famose riforme del lavoro, (i mini jobs) l’Italia non ha colto l’occasione del famoso dividendo dell’euro che ha offerto titoli di Stato a rendimenti bassi.

Naturalmente di tutt’altro avviso, Antonio Maria Rinaldi, ricordando di non essere anti europeista bensì il contrario ma di non riconoscersi in questa €uropa e che in questa lotta per la rinascita dell’Italia non esiste destra e sinistra. Il discorso inizia con la denuncia del deficit di democrazia, ricordando la sostituzione di Berlusconi (ultimo premier eletto) con Monti ed in seguito Letta e Renzi, non eletti direttamente dal popolo.

Rinaldi, ricorda Guida Carli l’allora ministro del tesoro che durante gli accordi di Maastricht nel 1992 ne fu il firmatario, convinto che l’adesione dell’Italia nell’euro avrebbe reso virtuosa la politica italiana da anni di “pigrizia” grazie ai vincoli esterni europei.  Ma il trattato di Maastricht non ha generato l’euro che oggi abbiamo in tasca come ha più volte denunciato il giurista Giuseppe Guarino perchè nel luglio del 1997 viene approvato il regolamento 1466 in maniera subdola senza nessuna ratifica di alcun parlamento dei singoli Stati europei non essendo un trattato. Questo regolamento delega alla Commissione Europea qualsiasi possibilità di determinazione delle politiche economiche per i singoli Stati nazionali europei, estraniandoli de facto dal decidere le proprie politiche per l’interesse nazionale. Con questo cambiamento, segue Rinaldi, la moneta non si adatta più all’economia come dovrebbe essere, bensì accade il contrario.
In questo modo viene invertita la natura giuridica dell’euro e che Guarino lo chiama il “Golpe europeo” come scritto nel libro. Inoltre viene ricordato che nell’anno di approvazione di questo regolamento che toglie sovranità economica ai singoli Stati, la Commissione Europea era composta da due italiani, Emma Bonino e Mario Monti. Dal 1997 ad oggi ricorda Rinaldi, vengono poi adottati piloti automatici (definizione di Draghi) quali MES, Fiscal Compact, ERF, dove i governi non sono più in grado di intervenire e quindi morte per le economie nazionali.
Conclude Rinaldi che in questa situazione d’emergenza non ci sono più colori politici per la salvezza nazionale.

Stefano Fassina del PD nel suo intervento, afferma chiaramente che si debba salvare l’Europa dall’euro perchè da fattore che doveva consentire di costruire a livello sovranazionale una parta della sovranità democratica erosa dalla globalizzazione è diventato un opposto, ovvero fattore di aggravamento degli effetti negativi della globalizzazione. E ciò va riconosciuto dall’intera Europa e non dai singoli Stati nazionali come Grecia o Italia. Fassina già critico, ricorca che l’Eurozona non può sopravvivere percorrendo una rotta puramente mercantilista, crescendo solo con le esportazioni dove tutti vogliono raggiungere surplus commerciali come la Germania. Il problema quindi è sistemico.
Alle riforme tedesche che Librandi ha citato, Fassina ha replicato che in realtà sono state misure per la svalutazione del lavoro  anche se la Germania ha fatto molti investimenti.
Quindi in Europa vi è un cronico deficit di domanda aggregata per ragioni mercantiliste sopra citate, l’economia funzionava fino a quando le banche tedesche prestavano liquidità ad esempio alla Grecia per finanziare gli export della Germania (ciclo di Frenkel). Fino all’epilogo in cui i debiti privati si sono riversati nei debiti pubblici.
Fassina mette in guardia dal fatto che oggi ormai oltre alla svalutazione del lavoro vi è anche una svalutazione della politica e pertanto della democrazia, messe all’angolo dalla TROIKA, ricordando il nesso stretto tra questioni economiche e democratiche e mai come oggi i popoli europei sono così distanti con una politica sempre più marginalizzata dalle agende europee.
Conclude Fassina, che si deve rimanere in Europa, preservando però gli interessi nazionali, affermando inoltre che la sua parte politica da dove proviene ha costruito una prospettiva nell’eurozona  che ora  si è rivelata clamorosamente infondata e quindi bisogna prenderne atto. Credendo che fatta la moneta unica si potesse arrivare ad un unione politica mentre ciò non è avvenuto, quindi è importante rivedere i rapporti tra interessi nazionali e contesto europeo, standoci in modo diverso. E su questo per Fassina c’è ancora da fare una grande battaglia culturale soprattutto a livello dell’informazione…

 

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