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PERCHE’ LA ESCLUSIONE DELLA SQUADRA RUSSA ALLE PROSSIME OLIMPIADI? di Nino Galloni

 

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Alla vigilia del ballottaggio a Roma, che sarà condizionato anche dalla avversione di Virginia Raggi alle Olimpiadi, arriva questa sorprendente notizia: gli organismi sportivi internazionali (molto English oriented) decidono la esclusione dell’atletica russa dai prossimi giochi di Rio per pregressi pesanti coinvolgimenti nel doping.

Beninteso la Raggi e Giachetti c’entrano solo per caso, in quanto le Olimpiadi sono sempre state il principale luogo di confronto pacifico tra i popoli e, quando c’erano, tra i blocchi. Ospitare e disputare le Olimpiadi non era solo un grande onore ed una grande occasione ma un momento di civiltà e di promozione umana senza pari.
La Brexit – dopo l’orribile e illogico (per i fautori della Brexit stessa) omicidio della deputata Cox – può entrarci di più: un atto politico contro una Russia che nella Brexit vede la occasione di abbassare l’Europa verso il Mediterraneo e, quindi, di alimentare il dialogo tra le potenze invece del conflitto.
Colpire la universalità delle Olimpiadi quindi significa spezzare una lancia a favore del conflitto, contro il dialogo.
Il doping é stato usato ed abusato come tutta la chimica a partire dagli anni ’70 soprattutto perché i confini tra lecito e illecito nello sport risentivano della difficoltà a definire quelli tra professionismo e dilettantismo: non si deve dimenticare infatti che le Olimpiadi sono la rassegna degli sport non professionistici ad eccezione, appunto, dell’atletica (detta, per questo, la regina delle Olimpiadi mentre gli altri sport professionistici – calcio, pallacanestro, boxe – vi hanno un ruolo pari a canoa, tiro a segno o simili).
Sono stati fatti grandi errori in materia di doping con ampia partecipazione sovietica, corretti da puntigliosissimi protocolli antidoping, ma la responsabilità (in quasi tutti i Paesi soprattutto penali) é sempre considerata individuale: l’atleta ma molto di più allenatori e preparatori.
Ogni volta che un atleta passa (pulito o macchiato che sia), con i nuovi atleti cambiano anche, di regola, gli allenatori e i preparatori. Accusare un intero Paese sistematicamente, appare insensato e pretestuoso.
Doping e chimica hanno macchiato lo sport sia professionistico sia dilettantistico (dove i controlli sono minori ma il fenomeno ampiamente diffuso).
Quindi la esclusione della squadra russa sembra una ritorsione per i non graditi successi internazionali di Putin o addirittura una provocazione cui potrebbe seguire una escalation dei toni e degli atteggiamenti che danneggerebbe lo sport, ma anche i precari equilibri fra le potenze dei vecchi e superati blocchi.
Un ravvedimento appare ancora possibile, la posta in gioco potrà risultare più alta di quello che appare adesso.
Ci vorranno dunque pazienza e buon senso, due virtù che, a volte scarseggiano nei delicati equilibri degli scenari internazionali.
Nino Galloni

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