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PER QUELLI DE «L’UNIONE MONETARIA EUROPEA ERA PARTITA CON LE MIGLIORI INTENZIONI, MA RECENTEMENTE PRESO UNA BRUTTA PIEGA!» (di Caterina Betti)

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Quante volte ci sentiamo dire questa frasetta ben confezionata da svariate fazioni politiche? È la tipica formula giustificatrice del disastro europeo. “Era partita bene, un sogno, un’unione di tutti i popoli.” Ma siamo sicuri di questo? Forse dovremmo fare un salto indietro nel tempo, indagando sulle origini anche ideologiche che stanno dietro alla creazione di questa unione.
In questa indagine ci soccorre un libro oserei dire illuminante riguardo la sua storia ed il suo concepimento: “L’Unione Monetaria Europea. Storia segreta di una tragedia.” di Alain Parguez. L’autore, economista francese tra gli ideatori della Teoria del Circuitismo, individua in questo testo 4 FASI, ripercorrendo le quali è possibile trovare le radici dell’euro. Le ripercorreremo brevemente cercando di essere esaustivi:

FASE 1
La prima fase, la più teorica, che si colloca nel primo dopoguerra, fa riferimento al gruppo dei “Tradizionalisti”: un gruppo di intellettuali tecnocrati che auspicavano la restaurazione di un’antica tradizione ispirata al Sacro Romano Impero Tedesco. Essi proponevano due regole basilari: il predominio di Francia e Germania, considerati i veri eredi dell’antica tradizione, su tutti gli altri paesi europei, rigettando la Repubblica Francese ed infine il predominio delle classi elitarie sulla massa popolare, trovando tuttavia difficoltà nel conciliare questa ideologia neo feudale con i tempi moderni.

FASE 2
La soluzione era a portata di lobby. Il Comitato Forges e il Gruppo de Wendel legati alla Banque de France. Grazie a queste grandi lobbies fu possibile la creazione e la progettazione nel concreto dell’Unione Monetaria Europea al fine di integrare le due economie francese e tedesca. Ciò ad opera di due personaggi chiave (Schuman, deputato di Mosella, lobby dell’industria pesante e Monnet, banchiere) che videro e furono artefici dei primi organi europei quali Consiglio d’Europa, CECA e Nato. Dunque entro il 1951, anno del piano Shuman, abbiamo una Comunità Europea cucita su misura del Gruppo de Wendel e del Comitato Forges, ideata da tecnocrati, giustificati dal mantra del libero mercato. Dalle menti di Perroux e Rueff arriva invece la BCE, una banca indipendente con poteri assoluti sull’emissione di valuta, la quale avrebbe mantenuto l’inflazione pari a zero nell’Unione Monetaria. Perroux propose regole dittatoriali, poi inserite nel Trattato di Maastricht: gli Stati Membri non possono battere moneta (ovvero non possono attuare la sovranità nazionale appieno), non possono gestire il proprio deficit, in presenza di crisi, possono reagire solamente con politiche deflattive, infine, gli Stati devono essere proni alle esigenze di mercato, flessibili. Possiamo quindi congiungerci alla fase 1; vi ricordate il Sacro Romano Impero? La BCE assume tutti i poteri medievali dell’impero. Alain Parguez riflette su questo “ritorno al passato” definendo il divieto di battere moneta la condicio sine qua non per la distruzione dello “Stato moderno”. Togliere allo stato il potere di scegliere e decidere sia materialmente che politicamente quali politiche economiche adottare significa ridurlo alla sola forma senza una sostanza effettiva. Non solo, ciò fa sì che vengano eliminati quelli che Perroux chiamava con tono dispregiativo “falsi diritti” ovvero quelli del welfare (sanità,istruzione, ecc.), emblematici ad esempio della politica espansiva del New Deal. In breve: la BCE è l’imperatore con poteri assoluti, gli Stati che aderiscono all’Unione Monetaria sono i suoi vassalli.

FASE 3
Arriviamo così agli anni ’80 con un obbiettivo nel quadro della costituzione dell’Unione, quello di trasferire quest’idea sorta negli ambienti della destra tradizionalista che dopo le guerre aveva perso credibilità, alla sinistra. A riuscire nell’impresa fu un gruppo di economisti e tecnocrati (come sempre) francesi , che possono essere rappresentati da colui che nell’81 divenne il Presidente della Francia: François Mitterrand. I neo-socialisti francesi pertanto fecero da apripista evidenziando la necessità inevitabile della “cultura del sacrificio” derivante dall’idea che la spesa pubblica favorisse i “falsi diritti” previsti dal welfare state di cui abbiamo parlato poc’anzi. Ecco trovato il ponte tra i primi tradizionalisti di destra e i nuovi socialisti europei.

FASE 4
Il non aver saputo imporre una severa politica economica con Attali, accusato di essere keynesiano (mentre non lo era, così come Mitterrand) fece in modo di spingere la socialdemocrazia tedesca e i socialisti francesi ad aderire al programma conservatore. Dopo la politica deflattiva di Barre, venne attuato quindi il Piano di reflazione di Mitterrand, che avrebbe portato ad una fase di ripresa, come espediente per essere accettato con serenità dall’opinone pubbilca, messo in confronto con la già citata politica deflattiva di Barre. Tuttavia questa terapia d’urto non era necessaria poichè il deficit era del tutto sostenibile. Non solo, alla sopravvalutazione della moneta francese (del 20/25%) in seguito alla scarsità di spesa di Barre, venne aggiunto il cambio fisso con il Marco Tedesco ed il Dollaro. Dopo una grande e duratura operazione di propaganda, l’opinione pubblica si era ormai convinta che non vi fossero alternative alla necessità del sacrificio. Parguez smaschera l’accusa rivolta alla Germania di aver architettato il nuovo ordine europeo; secondo l’autore infatti Mitterrand avrebbe ricattato la Germania promettendole la riunificazione tedesca in cambio dell’accettazione sia della moneta unica che della BCE. La stesura finale del Trattato di Maastricht è infatti ad opera degli economisti francesi tra cui Aglietta. Stesso retroscena anche per il patto di stabilità e il Trattato di Amsterdam.

L’Unione Monetaria era ormai cosa fatta. La democrazia dei singoli stati era diventata il suo pericolo principale, abbattuta tuttavia dagli organi indipendenti, sovranazionali e vincolanti quali il Consiglio d’Europa e la Commissione. Parguez lo definisce un sistema feudal-capitalistico, una commistione cioè tra tradizionalismo di stampo imperialistico supportato da grandi lobbies industriali e una parvenza di modernità, adducendo un emblematico paragone tra la firma del Trattato di Maasticht e l’incoronazione di Carlo Magno.
Eccolo il principio dell’Unione Monetaria. Era partita con le migliori intenzioni? Se per migliori intenzioni si intendono gli interessi economici dei gruppi industriali franco-tedeschi possiamo essere d’accordo. Altrimenti abbiamo capito come essa sia nata con cattive intenzioni, o meglio, a beneficio di pochi. Ora non cadiamo più nella trappola del “era partita bene ma recentemente ha preso una brutta piega”, la piega è sempre stata la stessa, solo che adesso è molto più evidente poiché nuoce purtroppo ad una fetta esageratamente larga di popolazione

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