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Parabola della spesa pubblica italiana, tra tagli e regali al sistema finanziario europeo.

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Ancora in molti programmi televisivi, si sente ancora dire che si deve tagliare la spesa pubblica, che secondo leggende metropolitane liberiste, sarebbe tra la più alta del mondo.
Cosa assolutamente falsa come si può evincere ad esempio dal grafico relativo alla spesa per la sanità che è stata sempre nella media OCSE se non inferiore, argomento sempre dibattuto in tv, in cui gli €uropeisti non disdegnerebbero per un sistema sanitario alla greca…
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Ma non solo, in questo documento ufficiale dell’ OCSE, viene confermato il dato che la spesa pubblica sanitaria italiana è scesa durante la crisi europea al fine di ridurre i deficit di bilancio, pertanto i compiti a casa a costo di sputare sangue (anzi plasma magari) sono stati eseguiti, figuriamoci poi con il pareggio di bilancio…
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Tornando alla spesa pubblica totale italiana, questa dal 2009 ha registrato un balzo di circa 60 miliardi, da 760 a 820 per poi scendere progressivamente sino all’inizio 2014 a quota 780 mld.
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Il punto su cui riflettere è che a seguito dello scoppio della crisi finanziaria del 2008, l’Italia come molti paesi del Sud Europa, hanno visto aumentarsi i loro debiti pubblici sia per aumentare le spese relative agli ammortizzatori sociali,  (caso che riguarda l’Italia, certamente non la Grecia) calo entrate dovuto ad aumento disoccupazione, ma  soprattutto per il pagamento dei corrispettivi interessi sul debito quando si verificarono, dalla fine del 2011 fino al “Whatever it takes” di Draghi dell’estate 2012, le speculazioni finanziare sugli spreads.
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Ma non solo e qui vengo al nocciolo della questione sull’aumento dei debiti pubblici, dal 2010 ad oggi assistiamo ad una parabola discendente della spesa pubblica italiana con aumento della tassazione ed i risultati economici ce lo dimostrano a fronte però di un aumento spropositato di un’altra spesa pubblica (a mio avviso improduttiva, altro che forestali) relativa al finanziamento ai fondi salva Stati prima EFSF fino al 2012 e successivamente fino all’anno in corso per il MES (ESM) per un totale di 60 miliardi in 4 anni, circa il 4% del pil italiano, quindi in media l’1% di pil nazionale destinato a finanziare un fondo in Lussemburgo che “salva” banche  indebitate con quelle tedesche. Ovvero soldi pubblici italiani per salvare i crediti della Germania e per comprare da parte del fondo MES, bunds tedeschi senza nessun tornaconto per l’Italia, cosa ammessa perfino da un quotidiano europeista.
Oltre ai meccanismi indotti dall’eurozona, non bisogna essere esperti d’economia per comprendere che in recessione ridurre la spesa pubblica, ma conservando una porzione di essa per un aumento per la spesa finanziaria, risulta un suicidio per l’economia reale ed un meccanismo alla Robin Hood all’incontrario, ovvero rubare ai poveri per dare ai ricchi.
Il balzo della spesa pubblica in termini % di pil dal 2012 ad oggi, ma inferiore rispetto al 2009, è dovuto a mio avviso alla spesa per interessi sul debito (periodo speculazione su spreads) che ai finanziamenti al MES che sono passati da 10 a 50 miliardi per tutto il 2012 e 1013 (link Banca d’Italia a pagina 3).
Quindi il calo della spesa pubblica in termini nominali è stato un risultato imposto per l’aumento delle spese destinate al sistema finanziario europeo, oltre all’austerità competitiva per riequilibrare i deficit commerciali.

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In questo quadro desolante, in cui la spesa pubblica aumenta per sostenere la finanza europea ma scende per l’economia reale, troviamo ancora politici che per difendere illogiche logiche europeiste (scusate l’ossimoro) ancora parlano di “tagli lineari” selettivi , improduttivi alla spesa per abbassare le tasse, che malgrado il calo della spesa sono aumentate appunto per logiche finanziarie europee.
Ricordo infine che la spesa pubblica italiana rispetto agli altri Paesi è stata sempre nella media europea se non meno e che il grosso di essa è stata sempre riconducibile alla spesa per interessi sul debito, causa divorzio banca d’Italia e adozione dell’euro…
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In conclusione, tagliare la spesa pubblica per l’economia reale oltre a non far scendere il debito pubblico, provocherà più recessione e con essa un calo del pil che in rapporto % al debito lo farà aumentare, purtroppo questa politica viene ostinatamente perseguita, sia per salvare il settore finanziario che ci ha portato a questo disastro su scala continentale a partire dall’adozione dell’euro che per salvare la logica mercantilista che impone l’euro stesso al fine di non squilibrare i saldi commerciali esteri che però ci riporterà al problema iniziale, ovvero calo pil ed aumento debito pubblico non monetizzato per giunta.
Un vero e proprio meccanismo di autodistruzione indotta dall’Europa ai danni dell’economie reali,  dove però i cittadini non ne devono rendersi conto ed anzi devono essere fomentati ad accusare l’impiegato comunale  spendaccione, una sorta di “Divide et Impera” finanziario…

 

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