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Paolo Savona risponde per le rime a Jens Weidmann della BUBA

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Nella sua ennesima intervista il Presidente della Bundesbank Jens Weidmann riafferma le sue verità: “l’Unione monetaria è a un bivio: o si cede più sovranità a Bruxelles o si accettano le procedure di default”. Non so a quali documenti si riferisca, perché quelli europei preparatori e quelli firmati non pongono questa alternativa. Egli fa finta di ignorare che per essi il bivio è tra lo scioglimento dell’euroarea e l’unificazione politica, alla quale lui e il suo paese si oppongono, sia pure in buona compagnia con la Francia. Questo era chiaro fin dalla nascita dell’euroarea, un po’ affrettata e pasticciata per permettere alla Germania Ovest la riunificazione politica con la Germania Est. I termini di questa riunificazione non rientravano per l’Est tedesco nei ben noti parametri di Maastricht per accedere all’euroarea; né i modi in cui si è realizzata rientravano negli accordi del 1992; né rientravano le molte violazioni degli accordi fatte dalla Germania per sanare le ferite del suo tragico passato e quelle del suo presente. Tra queste ultime spiccano l’avanzo di parte corrente della loro bilancia estera e l’inquinamento finanziario causato dalla condizione della Deutsche Bank. L’eccesso di risparmio inutilizzato ammonta all’8.1% del PIL, pari a ben 306 mld di dollari, più della Cina e del Giappone, assai criticate; gli accodi europei avevano fissato questo livello in un massimo poco giustificabile del 6%. Ciò impedisce al modello di sviluppo europeo trainato dalle esportazioni di dare il suo massimo contributo alla crescita e, quindi, all’unità europea. Il Piano Weidmann è in linea con il Piano Funk del 1936. Se i membri dell’UE hanno finora tollerato le violazioni perpetrate agli accordi scritti e alla filosofia che li ha ispirati è perché mossi da sani intenti di cooperazione politica per costruire un’Europa migliore dove le sorti dei cittadini non fossero più destinate al tragico destino di guerre fratricide. E’ un tema non nuovo per l’umanità dove gli ideali superiori, sempre presenti (Weidmann si rilegga per una pace Per la pace perpetua di Kant), vengono soprafati dagli egoismi nazionali, di cui è intrisa la cultura media tedesca.
L’occasione per ripetere le sue verità è stata offerta a Weidmann dalla crisi bancaria non solo italiana, la cui soluzione è bloccata dal rifiuto della Germania di completare l’unione bancaria dotandola degli strumenti minimi per ben funzionare: una BCE con poteri di vigilanza completi, ivi incluso quello di poter svolgere funzioni di lender of last resort (prestatore di ultima istanza) e di avere un fondo comune di tutela dei depositanti. Egli insiste sulla tesi che i clienti bancari debbano pagare parte delle insolvenze create da carenze istituzionali che lui stesso vuole e dal un basso sviluppo europeo dovuto a errori di politica economica anche loro. Le autorità si disfano perciò della responsabilità delle scelte fatte ponendo gli effetti a carico dei risparmiatori. Anche in questa materia le violazioni della Germania sono molte, essendo intervenuta nel corso della crisi per salvare le proprie banche e, avendolo fatto, ora negano pari diritti agli altri paesi.
Il fatto che, se fa comodo alla Germania tutto si può fare, indica una forte vocazione all’egoismo; il fatto che gli altri paesi lo accettino, una vera vigliaccheria. In conclusione, la Germania non è il paese d’ordine in Europa come vorrebbe, rifiuta di esercitare la leadership necessaria e pratica invece comportamenti egemonici. Che cosa pensi il Governatore Visco delle tesi del suo collega è una giusta curiosità che spero non resti insoddisfatta.

Paolo Savona, Milano Finanza, 5 agosto 2016

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