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Oro, dollaro, Russia e nuova valuta di scambio globale: l’amministrazione Obama rischia di avere combinato un pasticcio senza precedenti

Penso di aver capito una piccola grande cosa negli ultimi giorni: il mondo finanziario sta cambiando in modo radicale. Voi mi direte, bravo fesso, l’hai capito ora…. Seguitemi un attimo e mi direte, il diavolo sta nei dettagli.

Nei mesi scorsi abbiamo visto un calo senza fine del prezzo dell’oro, in modo talmente esagerato che sembrava e sembra anche abbastanza ingiustificato; parallelamente abbiamo rilevato che vari paesi emergenti stavano e stanno accumulando quantità enormi di metallo giallo.

Grazie a Zerohedge, durante la scorsa di settimana abbiamo forse capito che tale accumulo di riserve auree dovrebbe servire principalmente a dare forza e rappresentatività – oltre che valore intrinseco – ad una nuova valuta sovranazionale russo-cinese in via di definizione, valuta globale che nelle intenzioni dovrebbe ambire a sostituirsi al dollaro negli scambi commerciali internazionali, forse includendo nella compagine anche l’India (in pratica tale alleanza dovrebbe far nascere la vera alternativa al dollaro dopo 75 anni di predominio nei mercati mondiali). Non che questo possa giustificare future salite del prezzo dell’oro nei mercati internazionali, questo è un aspetto secondo chi scrive non rilevante che lascio affrontare agli speculatori; il discorso è molto più globale, importante e sottile: rischiamo di vedere la prima vera, reale ed aperta sfida gli USA di Obama dopo 75 anni di dominio valutario mondiale.

Bene, andiamo avanti. La guerra in Ucraina ha generato enormi tensioni con la Russia di Putin, direi anche tensioni volute in quanto non si poteva non pensare che la Russia avrebbe reagito come poi ha fatto a seguito del maldestro tentativo occidentale di mettere in discussione via Ucraina la sfera di influenza – leggasi anche difesa – del continente russo.

Sono dunque seguite alle scaramucce ucraine le usuali rappresaglie finanziarie, il decollo dei vari spread intesi come cambi a termine del rublo vs. valute occidentali, i boicottaggi delle aziende russe all’estero, l’ostracismo per gran parte della nomenclatura ex sovietica, addirittura arrivando vicini all’esclusione della Federazione Russa dal sistema SWIFT per i pagamenti internazionali. Come conseguenza, ciò ha determinatio assieme all’immancabile svalutazione della moneta – il rublo –, anche una crisi di liquidità a Mosca a cui si è posto rimedio di fatto sancendo la pax euroasiatica tra Russia e Cina: nei prossimi giorni verrà reso operativo uno swap tra rubli e yuan, questi ultimi di fatto poi scambiati a tasso fisso con il dollaro americano. In pratica quello che probabilmente succederà sarà qualcosa di simile ad un’alleanza non solo valutaria ma anche strategica tra Cina e Russia in funzione anti-USA ed anti-dollaro: l’enorme bacino di materie prime russe dovrebbe in futuro venir dunque scambiato in yuan, con parallelo macro swap tra yuan e rublo (leggasi creazione di una nuova valuta cumune sovranazionale) a cambio prefissato a livelli pre-speculazione degli ultimi due mesi e basata sull’oro messo a garanzia.

L’effetto rischia di essere devastante per i mercati e soprattutto per gli USA, l’abbiamo già visto negli scorsi giorni: Zerohedge ci informa dunque che da lunedì p.v. – questo articolo è stato scritto il sabato mattina precedente – lo swap sarà reso operativo ovvero dalla prossima settimana tutti gli operatori russi indietro con i pagamenti in dollari causa speculazione e svalutazione del rublo degli ultimi mesi avranno a disposizione una linea di credito quasi infinita per saldare i debiti. In pratica, grazie a tale swap le aziende russe pagheranno le loro “bollette” in dollari USA vendendo A MERCATO APERTO rubli per comprare yuan a tasso prefissato per poi ACQUISTARE a tasso quasi fisso dollari vs. yuan, di fatto vendendo yuan per dollari.

Se fate bene i conti capirete che alla fine si acquistano A MERCATI APERTI dollari in massa vendendo yuan – ripeto, importantissimo, con operazioni a mercato aperto ossia influenzando direttamente i cambiper un ammontare a termine pari al valore di tutte le materie prime russe esportate. Ossia, l’immensità.

Se ho ragione il dollaro USA a breve dovrebbe decollare facendo dire addio alla sperata crescita americana, come tutti sappiamo nel lato sud dell’Europa dell’euro austero una valuta forte deprime l’export e quindi l’attività economica interna inclusa l’occupazione; ergo, un dollaro forte deprimerà inevitabilmente la competitività delle esportazioni americane e delle aziende a stelle e strisce.

Vedremo, se ho ragione il dollaro Usa rischia di arrivare presto a 1.15 e poi a 1.10 contro euro potendo anche intravedere la parità entro fine anno se i tassi USA dovessero puntare al rialzo, di fatto azzoppando l’economia USA data in momentanea crescita. Parallelamente, a termine, le materie prime russe – ossia tutto quanto sia disponibile nel globo terracqueo – verranno scambiate in valuta NON USA di fatto annientando il magico baratto implicito che gli USA hanno attuato negli scorsi 70 anni tra carta verde di dubbio valore per preziose materie prime necessarie alle industrie locali. Ossia il dollar standard rischia di saltare.

Se ciò si avvererà Obama avrà compiuto un capolavoro: oltre ad avere cancellato dalle mappe molti degli storici alleati americani inclusi gli inglesi (che oggi sembrano sacrificati alla Germania in veste di dominus europeo) avrà anche contribuito alla nascita della vera alternativa monetaria globale al dollaro USA. In effetti oggi, dopo aver fatto la pace formale con Cuba – rendendo furenti i repubblicani – il presidente USA non ha più molte frecce al proprio arco, mediaticamente non so cosa potrebbe inventarsi per fare passare in secondo piano una debacle talmente pesante da poter essere assimilata ad una sconfitta in una guerra mondiale (caduta del dollar standard come valuta di riferimento per i commerci globali).

I tempi si fanno interessanti per il probabilmente ultimo presidente nero dagli Stati Uniti d’America (a cui va comunque la mia personale stima, per motivi storici mi reputo senza ombra di dubbio filo americano, per questo duole intravedere un probabile enorme disastro geopolitico degli amici d’oltreoceano…).

Jetlag per Mitt Dolcino

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