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OPEC: NESSUN ACCORDO IN VISTA ED IL VENEZUELA SI SALVERA’ SVENDENDOSI ALLA CINA

 

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Il 30 novembre si terrà il meeting dell’OPEC a Vienna, il 171. quello che vedete sopra è l’ordine del giorno. La data e l’ordine del giorno sono, allo stato attuale, le uniche cose sicure e concordate relative al meeting stesso. Tutto il resto è nel caos.

Quando sembrava che ci fosse un accordo di massima per mantenere, per lo meno le quote invariate insieme alla Russia , che non è membro OPEC, si è rinfocolata la vecchia rivalità fra Iran ed Arabia Saudita, che già si affrontano , praticamente, sul campo in Yemen.  L’Iran ha accusato l’Arabia Saudita di aver rinnegato tutti gli accordi ed i patti predisposti fra i paesi membri dell’organizzazione per congelare le quote produttive. L’Arabia saudita sarebbe quindi , per l’ennesima volta, l’elemento di rottura, ed il regno saudita non ha negato questa evenienza.

Quindi si va alla negoziazione senza nessun vero accordo, e non ne è detto che ne esca uno. Del resto due ulteriori fantasmi aleggiano sulla riunione: la liberalizzazione energetica promessa da Trump e la situazione del Venezuela.

Trump ha promesso la cancellazione delle limitazioni nell’estrazione dello shale oil, e nella realizzazione di nuovi oleodotti. A questo punto si potrebbe assistere ad un picco nella produzione del petrolio americano, che già segna un record nel numero di pozzi aperti dal gennaio 2015, ed inoltre la riduzione delle regolamentazioni favorirà una riduzione dei costi di produzione. Se Trump metterà il suo piano in azione ci sarà un competitore in più.

Il secondo fantasma è il Venezuela, uno stato con una  “Moderata” inflazione del 15 %….giornaliero, con un valore annuo sul 1500%, ed un valore rispetto al dollaro ormai in caduta libera.

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La situazione è così compromessa che perfino la stessa industria petrolifera nazionale è in difficoltà, non riuscendo a compiere le tanto necessarie manutenzioni.  La Cina è intervenuta con un prestito per 2,2 miliardi di dollari, ma non lo ha fatto per generosità, bensì per proteggere il proprio investimento precedente di 65 miliardi di euro, che viene a valere 0 se il paese non può estrarre la sua sola ricchezza , il petrolio. Ormai il paese sta estraendo 1/3 del suo potenziale petrolifero, e vi è stata un’esplosione in una raffineria PDVSA.  La Cina quindi protegge il proprio investimento, anzi lo fa fruttare, ed ha fatto passare la quota di petrolio di propria competenza da 550.000 barili annui a 800.000 barili annui, ripagandosi profumatamente per il nuovo prestito. Apparentemente un affare per tutti, in realtà una bella fregatura: più petrolio alla Cina, meno petrolio da vendere sul mercato internazionale per ottenere valuta estera. Ormai il paese è oltre il limite e neanche un innalzamento dei prezzi sembra in grado si salvarlo, come mostra questo grafico da zerohedge che collega Cds sul debito venezuelano e valore del petrolio.

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Insomma i giochi si chiudono per il socialismo bolivariano e per Maduro. neanche un improbabile aumento dei prezzi del greggio pare poterlo salvare.

 

 

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