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O-n-e-s-t-à O-n-e-s-t-à… ma ha ancora senso? di Davide Amerio

 

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A cosa serve la politica? Domanda solo apparentemente banale. Le risposte possono essere molteplici. Se ponessimo la questione a un gruppo di persone (tanto per fare un test) otterremo le risposte più diverse e contraddittorie.

Affermare ciò che è la politica significa talvolta esprimere ciò che vorremmo fosse; oppure ciò che crediamo possa essere; o, ancora, quello che ci illudiamo che sia. Tanti punti di vista frutto dell’esperienza personale, delle proprie convinzioni, del livello di conoscenza culturale e informativo e della capacità di comprensione di questioni complesse.

Molti filosofi hanno trascorso la loro esistenza nel cercare di individuare una chiave universale di lettura degli accadimenti umani, dei sentimenti, delle scelte degli individui: la ricerca di un criterio che avesse valenza di scienza. Ogni filosofia ha in comune un unico denominatore certo con le altre: tutte sono figlie del proprio tempo. I punti di partenza sono sempre la situazione storica del momento e l’interpretazione degli eventi che ne fa il filosofo. Su di essa costruisce il suo pensiero sull’origine e sulle motivazioni dell’agire politico.

La nostra cultura politica si fonda molto – troppo – sul Machiavellismo, o perlomeno su una interpretazione di esso che tende a perpetrare un sistema di controllo feudale in ogni settore della vita pubblica. Nella sostanza non ci siamo allontanati molto da quel modello di pensiero. Lanciati nel nuovo millennio con l’ubriacatura dell’illusione che tutto sarebbe stato migliore, ci troviamo a far i conti con la perdita di numerosi punti di riferimento sociali e politici. “Il fine giustifica i mezzi” rivela tutti i suoi limiti procedendo verso l’involuzione dei sistemi.

Quelle folle che in piazza gridano “Onestà, Onestà” disturbano alcuni, sempre pronti a brandire l’argomentazione del “populismo” su chiunque non si mostri allineato; ma, in realtà, quelle voci sono lo specchio di una rottura sostanziale tra chi “gestisce” la politica e il popolo che la subisce. Una rottura maturata lentamente, complice il velo delle visioni ideologiche sventolato davanti al naso degli elettori mentre, dietro le quinte, comitati d’affari interpartitici e con indicibili complicità criminali, ha frantumato il tessuto sociale ed economico del paese. E purtroppo non sono pochi coloro che guardano ancora i simboli storici delle bandiere illudendosi che questi abbiano ancora un valore spendibile.

Il confronto politico è svuotato e svilito, ridotto a una battaglia di palle di fango lanciate con catapulte medioevali. Più fango, più pretesa di vittoria. Quali sono le “virtù” che deve avere un politico? Sembra che tra le molte, l’onestà sia stata bandita. Qualcuno azzarda che non è mai esistita e che non è nemmeno possibile immaginare la sua presenza in ambito politico; un fardello inutile e scomodo.

Ma se eliminiamo l’onestà, quella minima, quella necessaria affinché una persona sia credibile e affidabile nello svolgimento delle sue mansioni… a cosa dobbiamo dare importanza? Alla furbizia? Alla scaltrezza? All’astuzia? Alla faccia tosta? Alla competenza?

Nella foga del ridurre e banalizzare qualsiasi discorso in termini di populismo è toccato pure ascoltare neofilosofi affermare che l’onestà non basta. Ovvio; banale come l’acqua calda. Ma la domanda è un altra: può non essere un pre-requisito? Si può davvero prescindere da essa?

Può essere utile, al sistema, una buona competenza applicata ma priva di onestà (intellettuale e materiale)? È possibile raggiungere un buon livello di competenza senza essere onesti con sè stessi e con gli altri?

Quanto sia efficace l’astuzia politica che cerca di sopperire alla competenza è cronaca dei disastri quotidiani in ogni settore. Avvalersi di persone competenti è l’arma migliore e più fruttuosa per un politico – onesto- ; egli ha il compito di disegnare i progetti e avere l’immaginazione di modelli sociali, economici, giuridici da sottoporre agli elettori. E deve essere onesto nel conoscere i propri limiti e nello scegliere le persone competenti per svolgere determinate funzioni. L’esatto contrario del manuale “Cencelli”; della distribuzione dei compiti e degli incarichi per amicizia, per riconoscenza, per “debito” elettorale contratto con qualcuno.

Se prendiamo carta e penna e proviamo a far due conticini su quanto questo nostro Stato spreca a causa dell’assenza di “onestà” da parte dei suoi amministratori ci rendiamo facilmente conto che non si può prescindere da essa. Non ci sono soldi; è il mantra che quotidianamente ci viene proposto. E ci possiamo credere, perché se ogni qual volta lo Stato quando deve spendere 100 euro ne spende 500/600/800/1000… è conseguenza naturale l’assenza di soldi nelle casse e l’aumento ingiustificato del debito.

Se vuoi fare la frittata, ci vogliono le uova, per avere le uova ci vogliono le galline e per tenere le galline ci vuole il pollaio. Ma se a guardia del pollaio ci metto una faina e una volpe… la mia probabilità di fare delle frittate collassa a zero. Me l’ha spiegato un cane da guardia che sui pollai è competente.

Davide Amerio – Tgvallesusa.it

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