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NUOVE ELEZIONI IN AUSTRIA E SOLITE VECCHIE DICHIARAZIONI PER DI MAIO

Una giornata movimentata oggi per le prime pagine dei principali giornali. La notizia più rilevante della giornata è il pronunciamento della Corte Costituzionale in Austria riguardo le elezioni del 22 maggio per le presidenziali nelle quali si erano trovate irregolarità circa il conteggio dei voti, in particolare riguardo il metodo del voto postale. La Corte, dopo il ricorso effettuato dalla destra con il candidato Hofer che aveva subito una sconfitta di pochi centesimi (49,7 contro 50,3 della sinistra), si è espressa oggi, 1 luglio, con la massima rapidità, annullando le elezioni avvenute con operazioni irregolari durante la fase dello scrutinio. «Le elezioni sono il fondamento della nostra democrazia e il nostro compito è di garantirne la regolarità. La sentenza deve rafforzare il nostro stato di diritto» queste le parole di Holzinger, presidente della Corte.

 

Le nuove elezioni avverranno pertanto tra settembre ed ottobre; una nuova puntata dunque. Dobbiamo aspettarci un nuovo pugno allo stomaco per la UE dopo la Brexit della settimana scorsa? Potrebbe essere. Intanto la Commissione Europea, che già ha vomitato minacce pesantissime nei giorni seguenti al voto degli inglesi, questa volta si è risparmiata evitando direttamente di commentare in modo troppo severo l’espressione della Corte Costituzionale. Dunque ci aspetta una nuova puntata (o almeno lo speriamo) della serie “diamo una spallata all’Unione”, anche se in questo caso non si tratta di un voto sull’exit, ma di una possibile avanzata ed aumento del fronte euroscettico che pullula ormai negli Stati membri. La destra di Hofer ha anche pensato concretamente ad un possibile scenario di “Öxit” (ecco come verrebbe chiamata l’uscita dell’Austria), ritenendo l’UE «una Unione centralizzatrice». Il candidato Hofer ha dichiarato che se entro un anno il contesto governativo europeo non sarà cambiato, allora la “Öxit” sarà inevitabile, un po’ debole in realtà la prima parte di questo ragionamento, dato che ormai abbiamo ben chiaro da svariate affermazioni e dichiarazioni che una svolta sia operata dai vertici della Commissione sia dai Parlamentari (che vorrebbero “cambiare l’UE dall’interno” ma senza reali poteri) è da dimenticare. Attendiamo le nuove elezioni e vediamo se effettivamente all’organo sovranazionale centralizzatore che ci governa arriverà una bella spallata da Vienna.

 

Un’occhiata veloce alle altre notizie di oggi che fanno da cornice alla sopracitata. La prima è che l’Italia secondo le stime del Centro Studi Confindustria crescerà solo dello 0,8% del PIL quest’ anno, ciò a causa della Brexit, e dello 0,6% nel 2017, mentre la disoccupazione è scesa della clamorosa cifra dello 0,1% mantenendo costante invece quella giovanile al 36,9% (che progressi!). Infine il carissimo Di Maio, l’ormai leader pentastellato eletto da non si sa chi a dispetto delle regole basilari dei 5stelle, oggi a Spoleto si è spinto in una affermazione: «Se non si dovesse riuscire a ridiscutere con l’Unione europea alcuni trattati, come fiscal compact e altri, proporremo un consultivo non vincolante sulla politica monetaria. NON sulla permanenza nella Ue.»

Ormai ci siamo abituati, abbiamo capito che M5S è una forza di mantenimento del potere dell’establishment, fare un referendum sull’Euro è assurdo sia per cause giuridiche che per motivi psicologici per via del terrorismo mediatico e materiale (banche chiuse ad esempio) a cui inevitabilmente verremmo sottoposti. Altra notizia di oggi è che questa forza politica nei sondaggi avrebbe superato il PD. Una speranza in più? Se questi sono i presupposti sulla UE del movimento non c’è niente in cui sperare, nessun motivo per gioire.

Caterina Betti

 

AUSTRIAhofer

 

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