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No MES Cina. Combattiamo la concorrenza sleale.

Di Costantino Rover

Siamo abituati a parlare e sentir parlare di dumping salariale di pari passo con il fenomeno dell’immigrazione che vede le coste dell’Italiane successivamente il resto dell’Europa come principale obiettivo dei diseredati provenienti principalmente dall’Africa, ma assai raramente o forse mai ci siamo accorti che esistono altre forme di dumping; ovvero strategie sleali sia di tipo commerciale che di altra natura.

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Il dumping è una forma di concorrenza sleale che si attua per depredare i mercati stranieri dapprima offrendo appetibili condizioni commerciali e di prezzo per poi imporre prezzi più alti una volta che si è desertificato il mercato invaso da tutti i produttori locali. Questo è in estrema sintesi ciò di cui vi voglio parlare.

Ciò che è bene sapere fin da subito è che il problema è assolutamente serio ed abbiamo poche decine di giorni (un paio di mesi al massimo) per intervenire dicendo la nostra tramite il sito:

http://www.meschinawhynot.eu/

Ma vediamo di capire di cosa si tratta.

Il dumping di cui ci occupiamo oggi fa parte di una strategia commerciale ben precisa che opera nel seguente modo. Il Paese produttore di determinati beni esporta quei prodotti ad un prezzo inferiore ai costi di produzione.

Ciò avviene con la compartecipazione del Governo che in qualche modo: vuoi con sgravi fiscali, vuoi con veri e propri contributi mascherati fa in modo che le aziende produttrici riescano a rimanere sul mercato benché il bilancio sia in netto deficit.

Lo scopo è facile da intuire: invadere i mercati stranieri (quello europeo nello specifico) con beni a prezzi talmente vantaggiosi da diventare estremamente competitivi e soppiantare i prodotti concorrenti che essendo prodotti in Europa a prezzi di mercato più alti, scompaiono dal mercato.

Questo pericolo è tanto maggiore quanto la vocazione industriale di un Paese di fonda sulla produzione e la trasformazione. Quindi l’Italia ed in particolare il suo Nord-Est, sostanzialmente cresciuto e diventato la punta di diamante in Europa grazie alle PMI, rischiano da subito il crollo verticale senza più ritorno.

Il problema del dumping però non ci sarebbe se all’interno dell’economia di mercato tutti gli operatori si confrontassero nel normale panorama che si basa sulla sfida tra aziende in un mercato in cui il prezzo viene deciso dal confronto tra domanda ed offerta.


Stati colpiti da misure antidumping


 

Valore normale, valore di dumping e la regola del Paese terzo.

Per stabilire se un prezzo sotto indagine corrisponda ad un valore reale oppure sia drogato da dumping esistono vari metodi, ma il principale è quello di confrontare i prezzi del bene importato con quelli del medesimo prodotto creato in un Paese ad Economia di Mercato i cui fondamentali macroeconomici siano allineati con quelli del Paese che esporta il prodotto sotto indagine.

Questa regola è detta del Paese terzo.

Ciò significa che se il prezzo dell’oggetto sotto indagine è troppo più basso del prezzo del Paese terzo preso come riferimento, è probabile che la Commissione Europea interverrà a tutela del produttore europeo colpito da dumping

Il Paese terzo scelto per fare confronti con i prezzi cinesi è il Brasile.

 


 

Market Economy Status (MES): la Cina entra nell’Economia di Mercato pur non avendone le caratteristiche.

Purtroppo però sin dal 2001 il novero dei Paesi appartenenti alla cosiddetta Economia di Mercato ha accolto la Cina sicuro che allo scadere dei 15 anni dal suo ingresso – termine che decade l’11 dicembre 2016, periodo in cui verrà presa una decisione sulla definitiva permanenza o meno della Cina nel nostro mercato – essa avrebbe rispettato tutti i criteri necessari per essere considerate economie di mercato.

Vediamo quali sono i requisiti minimi per considerare effettiva un’Economia di Mercato*:

  1. Grado stabilito di influenza governativa sull’allocazione delle risorse e le
    decisioni delle imprese;
    .
  2. Assenza di interventi dello Stato nelle operazioni di privatizzazione delle
    imprese e nell’impiego di meccanismi di compensazione e di scambio che non
    rispettino le regole del libero mercato;
    .
  3. Esistenza di un diritto societario trasparente e non discriminatorio in grado di
    garantire un’adeguata governance societaria;
    .
  4. Trasparenza dello Stato di diritto volta a garantire il diritto di proprietà e il
    funzionamento di un regime fallimentare;
    .
  5. Esistenza di un settore finanziario che operi indipendentemente dallo Stato.

In rosso sono evidenziati i criteri non soddisfatti dalla Cina, in verde l’unico soddisfatto.

 


 

Come si sono difesi i prodotti europei in questi 15 anni?

Attualmente i settori più appetibili ai cinesi sono principalmente tre:

Plastica

Chimica

Metallurgia (e metalmeccanica)

Questi settori attualmente godono di una speciale protezione tramite opportuni dazi imposti sui corrispettivi prodotti e materie prime di importazione cinese.

Sino ad oggi anche la SINGOLA AZIENDA che si ritenesse vittima di dumping avrebbe potuto ottenere verifiche e tutela presso la Comunità europea dando opportuna segnalazione.

Tuttavia questo ombrello rischia di chiudersi – PER SEMPRE – nei primi giorni di dicembre con conseguente aggressione da parte dei prodotti low cost ed immediato crollo dei rispettivi settori in Italia.

 


Prodotti coinvolti nelle midure antidumping

 

A chi conviene che la Cina resti fra i Paesi con Economia di Mercato?

Vediamo quali saranno gli effetti sul mercato europeo qualora la Cina entrasse stabilmente in mezzo alle Economie di Mercato.

Il primo effetto sarà una ovvia riduzione dei prezzi generalizzata che, per chi è un importatore come: Germania, Svezia, Olanda, Danimarca ed altri, si tradurrebbe in un indubbio vantaggio, vista la scontistica dovuta al crollo degli attuali dazi. Idem per i costruttori edili ed i venditori di materie prime di importazione e così via.

Il secondo effetto sarà la desertificazione dell’economia fatta dalle Piccole e Medie Imprese dei Paesi produttori e trasformatori che si vedrebbero sopraffatte sul piano dei prezzi e non riuscirebbero né a vendere nel proprio mercato interno, né ad esportare.

Il terzo effetto si tradurrà in una ovvia perdita di potere d’acquisto (con conseguente crollo della domanda aggregata) dovuta alla disoccupazione che i numeri reali paventano nell’ordine di quasi un milione solo in Italia tra aziende operanti nei tre settori indicati sopra più l’indotto. Detta evenienza innescherà un circolo vizioso che a medio termine bloccherà di fatto anche il mercato di chi in un primo momento avrà goduto dei vantaggi del dumping, in quanto difficilmente potrà rivendere in un mercato che ha visto la domanda disintegrarsi.

Il quarto e definitvo effetto sarà uno scontato aumento dei prezzi da parte dei cinesi che vedremo verificarsi appena il mercato europeo sarà invaso, visto che con la morte delle PMI e il mercato dell’indotto non avremo alternative ai prodotti del monopolio mondiale cinese perché non esisterà più alcuna concorrenza di mercato.

 


La schermata iniziale del sito in cui lasciare le tue risposte

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Cosa succede a dicembre?

A dicembre l’Articolo 15 del Regolamento 384/96 verrà modificato perché ne verrà cancellata una parte che oggi regolamenta le procedure per stabilire se si sta verificando o meno dumping in un determinato settore o per determinati prodotti. Si tratta del Comma 2:

ii) nel caso in cui i produttori oggetto dell’inchiesta non possano dimostrare chiaramente
che nel settore che produce il prodotto analogo prevalgono le condizioni di economia di
mercato, il membro OMC importatore può utilizzare una metodologia non basata su uno
stretto confronto con i prezzi o i costi interni cinesi.

Che tradotto significa che:

Se il cinese non riesce a dimostrare che tale oggetto è stato prodotto nel suo Paese ottemperando le regole dell’economia di mercato, il membro OMC (Italia) può applicare la regola del Paese terzo

Se verranno cancellate queste righe di fatto non potremo più applicare la regola del Paese terzo sui prodotti oggetto di dumping cinese perché la Cina si vedrà riconoscere il Market Economy Status.

 


 

La soluzione urgente.

Essendoci in atto da molti mesi una accesa discussione presso il Parlamento Europeo che vede confrontarsi Paesi favorevoli alla assegnazione alla Cina del Market Economy Status (MES) si è deciso di operare tramite una consultazione popolare che abbiamo buone possibilità che possa sortire effetto positivo.
Ad oggi hanno partecipato a questa consultazione già oltre 6.000 cittadini di tutte le nazioni (il modulo è scritto in tutte le lingue europee, compreso l’italiano) a cui potrai aggiungerti per far sentire la voce delle imprese, dei lavoratori, degli studenti, ecc. che già hanno dato parere negativo alla permanenza della Cina nel gruppo delle Economie di Mercato.

Questa battaglia, benché sia stata promossa dal Movimento 5 Stelle, in realtà non porta una bandiera politica perché vede uniti schieramenti e partiti politici di ben 19 Paesi europei inclusa la Lega Nord ed altri di segni opposti tra di loro.

 


 

Cosa puoi fare TU.

Ciò che puoi fare è molto semplice ed immediato. Non devi fare altro che registrarti al sito su cui si svolge la consultazione popolare www.meschinawhynot.eu e compilare il questionario che ti verrà sottoposto.

Se invece vuoi saperne di più e magari fai parte di una associazione di categoria o di un gruppo di persone interessate o persino coinvolte in quanto sta succedendo, possiamo aiutarti ad organizzare serate informative per gruppi grandi o piccoli nella tua città.

Faremo il possibile perché ciò avvenga.

Ma ricordati di dare il tuo parere PRIMA DEL 30 NOVEMBRE 2016.

 

  • Compila questionario adesso: MESCHINAWHYNOT
  • Chiedi un incontro formativo di gruppo EFDD (sede di Treviso)
  • Chiedi un incontro formativo di gruppo a L’Economia Spiegata Facile indicando Nome, Cognome, telefono e città. Cercheremo il referente specializzato più vicino a te.

 


 

*Con l’Art. 2.7, c del Regolamento del Consiglio n. 1225/2009, in accordo con il Protocollo di Accesso della Cina all’ Organizzazione Mondiale del Commercio, (paragrafo 15 d), l’Unione Europea ha sancito cinque criteri per misurare il rispetto dei parametri di economia di mercato. Si tratta di misure analoghe a quelle sancite dagli Stati Uniti, altro partner commerciale della Cina che non ha ancora riconosciuto a questa il MES.

Dati forniti dall’ufficio di David Borrelli – EFDD – Treviso

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