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Lo sviluppo economico si genera con le grandi aziende, non con gli agriturismi (cara Merkel, non tutti hanno l’anello al naso in Italia…)

La crescita ossia il benessere di un paese dipende dal valore generato soprattutto a livello aziendale. E aggiungo, soprattutto dalle grandi aziende a maggior ragione se sane esportatrici. A questo dovremmo aggiungere che lo Stato dovrebbe supportare e non spaventare le fabbriche del benessere, ad esempio evitando burocrazia e/o tasse assurde. imageIl contrario di cosa sta facendo oggi l’Italia con Agenzia delle Entrate e con la sua aggressività mirata a fare cassa, la giustizia è secondaria. Stessa cosa che fa la magistratura troppo spesso politicizzata, quella che sbatte in galera chi detiene le aziende per poi dire, scusate, mi sono sbagliata (ricordate il caso Fastweb con Silvio Scaglia,che guarda caso poi se ne è andato ad investire all’estero).

Per capire con un esempio guardiamo il caso della Svizzera: se sommiamo la capitalizzazione di borsa delle sue aziende quotate nell’indice principale (si chiama SMI) ricaviamo un valore prossimo a 1000 mld di franchi svizzeri. Se ci aggiungiamo anche le aziende che non sono di proprietà completamente svizzera (non considerate prima pur se parte dell’indice, mi riferisco ad ABB, Syngenta, LafargeHolcim) superiamo abbondantemente tale quota. Se poi paragoniamo detta capitalizzazione borsistica al PIL svizzero ricaviamo che quest’ultimo vale circa la metà rispetto al valore delle aziende principali (PIL attorno a 660 mld CHF). NB: Parlo solo delle prime 20 aziende svizzere quotate.

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Notasi che le aziende svizzere considerate sono di norma sane e grandi esportatrici, ossia drenano ricchezza dall’estero verso la Confederazione. Tanto per dare un’idea il PIL italiano è di circa 1600 mld euro ma la somma delle 30 aziende principali italiani quotate non arriva ad un terzo. Addirittura la somma del valore di tutte le aziende italiane quotate non raggiungono un terzo del PIL (meno di 500 mld euro a fine agosto 2016).

Il mantra è sempre lo stesso: avere aziende sistemiche, grandi e sane, soprattutto se esportatrici significa importare utili, occupazione, tasse pagate dove sta la sede. In una parola, benessere.
Appunto, ecco perchè la Svizzera è al top del benessere mondiale, grazie alle aziende. E tale ricchezza si riflette anche a livello sociale, invertendo la piramide della ricchezza: se è vero che il benessere si misura da come vive la fascia che sta peggio, la Svizzera è riuscita nel miracolo di permettere anche al relativamente povero per gli standard locali di avere una vita decente!
Ossia in Italia non abbiamo capito nulla visto che facciamo il perfetto contrario: da una parte spingiamo le aziende ad andarsene minacciate da una burocrazia infernale, da tasse assurde, da infrastrutture ormai vecchie, dall’incertezza assoluta del diritto e da una magistratura troppo politicizzata ed inefficiente ma che comunque richiede il pagamento di emolumenti e pensioni assurdamente elevate. Dall’altra addirittura vendiamo le aziende buone che restano, facciamo finta di credere che cederle allo straniero – come ci chiede l’Europa – genera valore. In effetti lo genera ma non per il venditore, ecco perché dico ai giovani di andarsene da questo paese se non vogliono finire a fare gli schiavi per chi verrà a passare le vacanze nelle agriturismi del Belpaese.

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Aggiungeteci che troppo spesso i nostri politici sono cooptati – se non direttamente comprati – da coloro che vogliono impossessarsi delle ricchezze italiche,quanti politici passano prima o poi dalle dirigenze di grandi banche intenzionali con stipendi che sono una frazione del valore che hanno fatto generare a detti istituti depredando (ho detto privatizzando?) il Belpaese. Quanto accaduto nel 2011 è un caso da manuale, pensate che il ministro delle finanze che al tempo gestì i bonds italiani oggi lavora per Morgan Stanley, uno dei maggiori fornitori di servizi ed anche il percettore di miliardi di euro per un derivato liquidato non senza polemiche dal governo di allora, tanto pagano i cittadini. E poi non parlatemi di conflitti di interessi della famiglia Berlusconi per favore…

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Volete la prova di quanto sto dicendo? Volete che vi dimostri che i politici sanno ma non fanno nulla per correggere questo mortale andazzo che ci porterà al fallimento come paese e come società? Leggasi non pagare più le pensioni e potenzialmente anche verso uno stato di polizia tributaria, una dittatura finalizzata a pagare il debito detenuto da chi ci impone l’austerità’?

Bene, prendete l’articolo scritto da uno stimato collega oltre un anno fa su queste pagine: egli aveva previsto con precisione che la vendita di Italcementi ad Heidelberg avrebbe comportato il disfacimento del gruppo italiano con lo scopo di tenere in vita quello tedesco, ossia taglio di manodopera e di manager italiani, tasse pagate in Germania, chiusura di fabbriche ecc.. Leggete il pezzo, è tutto dettagliato. Da oltre un anno…

La teoria secondo cui il sistema tedesco deve comprarsi la manifattura italiana prima del crollo dell’euro comincia ad avverarsi: Italcementi acquistata da Heidelberg

Ieri il ministro Calenda, il boiardo di turno, dice che è preoccupato per come Heidelberg sta gestendo l’acquisizione di Italcementi (visto che si appresta a licenziare un mare di persone italiane ed a chiudere stabilimenti in Italia, ndr). Ma per favore! Come fa a dire questo, glielo avevamo scritto oltre un anno fa!!! Ecco, Calenda fa il finto tonto-interessato, forse…

E’ triste che ormai questo sito serva solo per fare la lista dei futuri colpevoli, a futura memoria (…): Monti, E. Letta, (Renzi), Calenda… Ce n’è uno tra parentesi, lo so, solo perchè dobbiamo ammettere che ci ha provato rispetto ai predecessori a confrontarsi i tedeschi, finalmente. Vedremo se sarà per davvero, le parentesi si possono sempre togliere.

Mitt Dolcino

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