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Ne uccide più la penna che la spada!

Processed with MOLDIVParlare di rapporti epistolari oggi sembrerebbe anacronistico .
Ci sono sicuramente altri strumenti di comunicazione più immediati e diretti, ciò non di meno “ l’epistola” continua ad avere un ruolo rilevante nella nostra vita di relazione , così come in letteratura, in politica, in economia ed in religione .
La lettera è uno strumento al contempo formale ed informale .
Consente di istituire un dialogo con chi la riceve e, se ha finalità pedagogiche, è più efficace dell’insegnamento dottrinale.
A tal uopo basti ricordare le “lettere morali a Lucilio” di Seneca o in tempi più recenti le “ lettere di Antonio Gramsci “ dal carcere .
Anche il “Vangelo” riporta innumerevoli lettere scritte dagli Apostoli.
Dalla letteratura abbiamo altri esempi, quali “La lettera semiseria di Grisostomo”, manifesto del romanticismo italiano di Giovanni Berchet o le “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo ( n.d.r. della serie “vatti a fidare dei francesi”!).
Fatta questa premessa, esamineremo alcune “lettere” quasi ignote agli italiani, anche se scritte in tempi a noi più vicini da oscuri personaggi di potere, alcuni ancora in vita ed altri deceduti di recente, per valutare gli effetti che esse hanno prodotto e che produrranno sul nostro quotidiano.
Correva l’anno del signore 1981, era il dodici febbraio ed il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta così scriveva al Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi:
“Caro Governatore,
ho da tempo maturato l’opinione che molti problemi di gestione della politica monetaria siano resi più acuti da un’insufficiente autonomia della condotta della Banca d’Italia nei confronti delle esigenze di finanziamento del Tesoro.
In particolare l’esistenza di un obbligo di acquisto residuale in sede d’asta di BOT… omissis…
E’ mia intenzione perciò riesaminare la opportunità della deliberazione del 23 gennaio 1975 del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio… omissis…
Tale riesame dovrebbe portare ad un sistema in cui l’intervento della Banca d’Italia all’asta dei BOT sia una libera decisione della Banca stessa, e in cui l’offerta della Banca concorra, su un piano di parità con le altre, a determinarne il prezzo… omissis
Gradirei conoscere, su queste proposte, il pensiero della Banca d’Italia, sempre in quadro di rapporti di collaborazione stretti e proficui.
Con viva cordialità”.

Ma leggiamo il riscontro del Governatore Ciampi datato sei marzo 1981:
“Caro Ministro,
rispondo alla Sua (…omissis…), le cui linee di ragionamento mi trovano sostanzialmente d’accordo. A conclusioni similari ero pervenuto nel preparare la conferenza del 16 febbraio all’Associazione Nazionale di Banche e Banchieri.
Perché la politica monetaria non subisca vincoli imposti dalla dimensione e dall’andamento nel tempo del disavanzo statale è necessario che il finanziamento al Tesoro della Banca d’Italia possa essere da questo regolato in piena autonomia al fine di raggiungere gli obiettivi di controllo monetario.
…omissis…
Mi è gradita l’occasione per ricambiarle i sentimenti di viva cordialità”.

Queste due lettere, dalla stesura così garbata, anonime quasi quanto una comunicazione condominiale, avrebbero in realtà avuto una ricaduta epocale sugli italici destini.
Infatti, senza alcun dibattito sia nel Parlamento che nella società civile , si sceglieva con questo semplice scambio epistolare di spostare la ricchezza nazionale (PIL) dallo stato sociale, dallo sviluppo delle infrastrutture e dalla creazione di posti di lavoro alla remunerazione della rendita finanziaria.
Si era posto in essere il cosìddetto “divorzio” tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia.

Come riconosciuto da Andreatta successivamente, il “divorzio” nacque come “congiura aperta” tra Ministro del Tesoro e Governatore della Banca d’Italia, “nel presupposto che, a cose fatte, fosse poi troppo costoso tornare indietro”.
Dopo tale improvvida decisione, lo Stato italiano dovette collocare i titoli del debito sovrano, senza alcun intervento calmieratore della Banca d’Italia, in aste pubbliche a tassi di mercato, mentre gli altri stati europei continuarono nella aste “more solito” ovverosia con l’intervento delle rispettive banche centrali ad acquistare i titoli invenduti .
Negli anni a seguire questa condizione determinò una vera e propria esplosione della spesa per interessi passivi e quindi del deficit annuale e del debito complessivo.
Il deficit annuo rispetto al PIL, a causa della maggiore spesa per gli interessi passivi, passò dal 56,86 % del 1980 al 94,65% del 1990, fino al 105,20% del 1992. Attualmente tale rapporto è pari al 135,4%.
Questo è il motivo dell’enorme debito italiano, non di certo la corruzione o gli sprechi.
In questo modo, rendendo il sostegno alla domanda interna e quindi la creazione di nuovi posti di lavoro praticamente impossibile poiché non c’erano più le risorse per attuarle, si era cancellato di fatto un pezzo della nostra Costituzione, in particolare il Titolo III della Parte Prima (dall’art. 35 al 47). Ma ormai la politica abdicava al proprio ruolo e per contro nasceva il cosiddetto “vincolo esterno”.
Infatti tale “divorzio” pose anche le necessarie premesse per la successiva adesione all’euro ed al Trattato di Maastricht.
Secondo il pensiero dominante dell’epoca, l’adozione dell’euro avrebbe consentito il finanziamento del debito pubblico a tassi più vantaggiosi.
La cosa era sicuramente vera ma la perdita della sovranità monetaria aveva un lato oscuro che nessuno aveva evidenziato “illo tempore” se non alcuni liberi pensatori come Franco Modigliani.
Il debito italiano veniva tramutato in valuta straniera. In buona sostanza l’Italia faceva le stesse scelte dei governanti dell’Argentina che negli anni ’90 dollarizzarono il loro debito pubblico. Come è andato a finire è cosa nota.
Se prima il debito italiano era virtuale, perché definito in lire, con l’adesione all’euro diventava reale.
Da quel momento esso sarebbe stato garantito non più dallo Stato Italiani, che aveva perso lo status di prestatore di ultima istanza in uno con la sovranità monetaria, ma dal popolo italiano .
Con Maastricht poi l’indipendenza della Banca Centrale Europea divenne uno dei cardini dell’Unione Europea ed il mandato della BCE fu solamente quello di contenere l’inflazione al 2%, non di certo promuovere lo sviluppo e la crescita, cosa che ha fatto egregiamente la Federal Reserve dal 2008 ad oggi servendo il proprio paese con puntualità e tempestività.
Ma arriviamo a tempi a noi più vicini.
Correva l’anno del Signore 2011 ed era il cinque agosto, Mario Draghi e Jean-Claude Trichet, rispettivamente Governatore della Banca d’Italia e Presidente della BCE, così scrivevano al Capo del Governo, Onorevole Silvio Berlusconi:

“Caro Primo Ministro, Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori… omissis…
Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
1. … omissis…
a) E’ necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. …omissis…
b) C’é anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione… omissis…
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti… omissis…
2.Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche… omissis…
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. …omissis… E’ possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi… omissis…
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’é l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (n.d.r. come le Province). …omissis…
Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione.
Mario Draghi, Jean-Claude Trichet”.

Questa lettera, dal carattere velatamente minaccioso, contiene una vera e propria lista di “desiderata”, i così detti compiti a casa, solamente che non ci troviamo di fronte ad uno scolaretto poco diligente, ma ad un Capo di Governo, eletto democraticamente, di una nazione sovrana.
Poichè l’On. Berlusconi era uno scolare riottoso, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si affrettò a sostituirlo con allievi più diligenti, ma questa è storia recente.
Abbiamo avuto, infatti, ben tre Governi che non sono usciti dalle urne e precisamente il Governo Monti, il Governo Letta e da ultimo il Governo Renzi attualmente in carica.
Sono Governi che non hanno alcun mandato popolare e per giunta nell’ambito di un Parlamento eletto in maniera incostituzionale.
Questi Capi di Governo, dimentichi del loro ruolo istituzionale ovverossia di rappresentanti degli interessi del popolo italiano, come umili famigli o servi sciocchi, si sono affrettati a realizzare quanto richiesto da Draghi con la lettera del cinque agosto 2011, con i seguenti provvedimenti:
-abolizione delle tariffe professionali (tranne quelle notarili);
-pareggio di bilancio inserito in Costituzione;
-modifica delle pensioni (innalzamento età pensionabile, esodati etc.);
-abolizione delle provincie;
-blocco dei contratti del pubblico impiego;
-stravolgimento dello Statuto dei lavoratori con il nuovo Jobs act;
-riforma della scuola statale su modello privatistico;
-riforma costituzionale con abolizione del bicameralismo perfetto.
I risultati prodotti sull’economia italiana sono stati praticamente nulli se non deleteri. La crescita è latitante (forse + 0,8% a fine d’anno… sic…), la disoccupazione è ben lungi dal dato quasi ottimale del 2008, il rapporto debito/PIL è in costante aumento.
L’unica cosa che è diminuita, purtroppo, non è il debito pubblico ma l’attesa di vita, cosa che non avveniva in Italia dal secondo dopoguerra.
E’ proprio vero che la penna uccide più della spada!
Raffaele Salomone Megna

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