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MPS 2 : RIMANDATA LA DECISIONE SULLA BANCA D’ITALIA La causa dell’avvocato Paolo Emilio Falaschi

 

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Rimandata la decisione sul processo alla Banca d’Italia per il disastro del Monte dei Paschi di Siena

Il 13 ottobre si è tenuta a Roma un’udienza per decidere qualora la Banca d’Italia debba essere rimandata a giudizio per le responsabilità nel disastro del Monte dei Paschi di Siena. L’avvocato Paolo Emilio Falaschi, azionista MPS, aveva presentato un esposto nei confronti della Banca d’Italia in merito all’autorizzazione rilasciata a MPS per l’acquisizione della Banca Antonveneta dalla Banca Santander.

La Banca d’Italia, allora sotto il governatore Mario Draghi, avrebbe commesso due frodi:

1) Ha certificato che il “costo” dell’acquisizione sarebbe stato di 9 miliardi di Euro. Non occorre essere esperti di giurisprudenza per conoscere la differenza tra costo e prezzo; mentre 9 miliardi era il prezzo imposto da Santander, i costi hanno invece superato i 17 miliardi, come documentato dall’avv. Falaschi;

2) Ha certificato l’acquisizione come conforme ai criteri della “sana e prudente gestione”, nonostante un’ispezione della Banca d’Italia del 9 marzo 2007 avesse riscontrato “rilevanti anomalie nei profili della rischiosità creditizia e della redditività” di Antonveneta ed avesse espresso un “giudizio sfavorevole” sulla situazione finanziaria dell’istituto.

Falaschi è stato sentito per un’ora e mezzo ed ha prodotto la documentazione originale della vigilanza di Banca d’Italia e dei versamenti di MPS che attestano il costo complessivo dell’operazione Antonveneta. Solitamente in questi casi il giudice decide immediatamente se rimandare a giudizio o meno. In questo caso, la decisione è stata rinviata.

La procura ha chiesto l’archiviazione motivando che, se la Banca d’Italia avesse bloccato l’acquisizione di Antonveneta, ne avrebbe sofferto l’intero sistema bancario italiano. I fatti dimostrano esattamente il contrario.

Le implicazioni dell’accusa sono devastanti. Se infatti l’autorizzazione di Bankitalia a MPS per acquistare Antonveneta fosse falsa, sarebbe giuridicamente illecita e pertanto nulla e quindi anche il contratto di acquisto di MPS con Santander è nullo. Ne consegue che MPS e l’Italia avrebbero diritto di ottenere da Santander la restituzione degli oltre 17 miliardi di euro pagati dalla banca senese per Antonveneta senza due diligence, sostiene con forza l’avv. Falaschi.

Uno degli aspetti dimenticati della vicenda, è che i problemi di Antonveneta furono in parte originati con la bancarotta del Banco Ambrosiano. Il Banco Ambrosiano, l’istituto privato guidato da Roberto Calvi, era stato acquisito da Antonveneta. L’Ambrosiano era il membro italiano del gruppo Inter-Alpha, l’alleanza di banche formatasi all’inizio degli anni settanta per egemonizzare il futuro sistema finanziario europeo in funzione anti-Stati nazionali. E la Santander, l’istituto che ha venduto Antonveneta a MPS, è un altro membro fondatore dell’Inter-Alpha.

E’ noto come i padrini politici di MPS si collochino storicamente nella fazione politica filo-britannica che fa capo all’ex Primo Ministro italiano, nonché architetto del Trattato di Lisbona, Giuliano Amato, e al suo alleato Franco Bassanini. Fu Amato, insieme a Mario Draghi, a rimuovere la separazione bancaria in stile Glass-Steagall in Italia nel ’93, permettendo a MPS ed altri istituti italiani di espandersi in attività ad alto rischio. Questo ha condotto anche alla disastrosa acquisizione di Antonveneta, le cui perdite furono poi nascoste da contratti derivati.

La settimana scorsa alcuni ex manager del MPS hanno patteggiato nel processo milanese su quelle operazioni finanziarie che permisero di occultare le perdite.. Lo stesso caso era stato archiviato dal Tribunale di Siena; i procuratori milanesi erano di diverso avviso. I procuratori senesi, ciò nonostante, avevano ammesso che sia Mussari che Vigna avevano gestito il MPS con un modus operandi “asservito al soddisfacimento di interessi in generale distonici rispetto a quelli dell’ente. Ciò vale con particolare riferimento alla presenza di interessi e sollecitazioni esterne alla banca e ascrivibili in prima battuta al panorama politico locale e nazionale”.

L’avvocato Falaschi, da noi sentito, ha sottolineato la gravità di tali affermazioni. “Io mi ero abituato a vedere e verificare se i PM di Siena avevano indizi o prove di quello che hano scritto, e avrei chiamato subito a chiarimenti i due ex sindaci Ceccuzzi e anche Cenni che lo aveva sostituito. E se i PM di Siena avevano indizi e prove per scrivere di interessi (sarebbero soldi) e sollecitazioni, mi sarei immaginato che essi procedessero in sede penale.”

Quanto poi ad interessi e sollecitazioni ascrivibili al panorama politico nazionale, io avrei subito chiamato a chiarimenti coloro che comandavano a livello nazionale e cioè – se non sbaglio – D’Alema e Bersani”.

 

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