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Matteo! Ma che ti ha fatto di male il CNEL? (di Marco Fabbri)

cnel-referendum

Ora mai se lo stanno chiedendo tutti, forse anche quelli che votano Si, su cosa abbia tanto scatenato
l’odio, la repulsione e la stizza di Matteo “il non eletto” nei confronti del CNEL.
Dato certo è che la maggior parte, se non la quasi totalità, di coloro che andranno alle urne il 4
dicembre, non sa cosa sia il famigerato CNEL.
Partiamo dall’origine. In principio era la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, caduto il regime
fascista Meuccio Ruini, Padre Costituente e statista, pensò a come canalizzare la rappresentanza
lavorativa non più in una camera delle corporazioni ma in “un’organizzazione democratica
rappresentativa anche di interessi economici” (cit.).
Sarà proprio Meuccio Ruini a promuovere la formazione del Consiglio Nazionale dell’Economia e
del Lavoro, inserendolo nella costituzione, art. 99:
«Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di
esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro
importanza numerica e qualitativa. È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le
materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l’iniziativa legislativa e può
contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i
limiti stabiliti dalla legge»
Ruini, che in seguito diventerà il primo presidente del CNEL, “riteneva opportuna la penetrazione
dei rappresentanti d’interessi economici nella vita amministrativa dello Stato” (cit.).
Ma a che cosa serve la creatura di Ruini? Analizziamo in maniera semplificata questa istituzione
ultimamente così vituperata.
Il CNEL è un organo collegiale previsto dall’art. 99 della Costituzione come ausiliario ad altri enti
pubblici, nei settori della politica economica e sociale; esso è organo di rilievo costituzionale, in
quanto previsto dalla Costituzione. Il CNEL diventò operativo con la legge n. 33 del 5 gennaio
1957. È composto da 65 membri: il Presidente (nominato direttamente dal Presidente della
Repubblica), 10 esperti, qualificati esponenti della cultura economica, sociale e giuridica (8
nominati dal Presidente della Repubblica e 2 nominati sempre dal medesimo su proposta del
Presidente del Consiglio dei Ministri), 48 rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi
nei settori pubblico e privato (22 dei lavoratori dipendenti, 9 dei lavoratori autonomi e delle
professioni, 17 delle imprese) e 6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle
organizzazioni del volontariato. A supporto dell’attività del consiglio vi è un segretariato generale.
I 65 membri del CNEL si ritrovano nella stupenda neobarocca Villa Lubin, in una sala chiamata
“parlamentino”, dove si riuniscono per esprimere pareri (non vincolanti) se richiesti da Governo,
Camere o Regioni, e per promuovere iniziative legislative; quindi è un organo consultivo, negli
ultimi tempi i rampanti sostenitori del Si lo hanno definito “terza camera”.
Ma arrivando al sodo, può questo organo di rilievo costituzionale essere ancora valido oggigiorno?
Per chi scrive questo articolo e spero per chi lo legge, penso che questo organo deve continuare ad
avere una funzione importante.
In una nazione come la nostra dove l’economia è dilaniata dalle dislocazioni e dalle importazioni
selvagge e dove il lavoro è umiliato da voucher o “attività socialmente utili” delle “risorse”, un
organo che faccia da tubo di collegamento tra il mondo di imprese e sindacati con le istituzioni è più
che mai necessario. Abolirlo sarebbe un’ulteriore offesa a tutti i lavoratori e un altro regalo a Matteo
“il non eletto” e alla sua cricca, i quali non vedono l’ora di deviare i rappresentanti dei lavoratori da
Villa Lubin alla “sala verde” di palazzo Chigi.
Non è facendo chiudere Villa Lubin l’economia italiana riparti, anche perché il cosiddetto guadagno
sulla chiusura del CNEL (12 milioni di euro) è una cifra veramente irrisoria, meno addirittura della
fantomatica diminuzione dei senatori!!!
Va detto comunque detto che con la vittoria del No può essere una grande occasione per rafforzare il
CNEL che a partire dall’inizio degli anni ’90, come a seguire le sorti della Prima Repubblica, ha
perso il suo scopo originale. È necessario quindi riprendere ciò che disse il Ruini quando insieme
agli altri Padri Costituenti scriveva l’articolo 99 e dava vita a un “luogo d’incontro e di distensione
fra le opposte forze economiche e politiche” (cit.).
Che il CNEL non funzioni correttamente è fuori dubbio, ma meglio la democraticità delle sedute del
parlamentino di Villa Lubin che un oscuro ritrovo in via del Nazzareno

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