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MA CHE BEL TRAMONTO!

 

Nella notte italiana tra il 6 e il 7 ottobre 2016, sui mercati mondiali, mentre noi dormivamo è avvenuta una scossa di terremoto del sesto grado della scala Richter e una moneta straniera, e sovrana, come la gloriosa sterlina, è collassata del 6,1% per effetto di una sparatoria di vendite a catena. Come è potuto accadere? Gli analisti sostengono la tesi del ‘fat fingers’ che sarebbe poi la sindrome delle ‘dita grosse’. In gergo borsistico – dove l’ironia cinica e bara si spreca – significa che qualche stolto trader dalle mani goffe, cicciotte e impacciate ha cliccato il tasto sbagliato sulla tastiera. Ovviamente è una battuta che cela però una inquietante verità: per un imponderabile baco all’interno di un qualche sofisticatissimo algoritmo informatico (di quelli che dominano la nostra vita come Yahweh vegliava su quella dei patriarchi biblici) il cuore pulsante dell’economia inglese ha avuto una piccola sincope. Poi si è ripreso. Ma, di nuovo, ci si chiede: come è potuto succedere? Si tratta davvero di un errore umano o del cedimento strutturale di una macchina? O è stato piuttosto il premeditato attacco speculativo di un Soros qualsiasi? Sono domande sbagliate. Non ci dovrebbe – al punto d’approdo attuale – interessare la natura dolosa o fortuita di un siffatto fenomeno. Sarebbe importante, invece, capire come abbiamo potuto accettarlo. Il dominio absolutus della finanza tecno-informatica sulla politica è oramai un dato di realtà non solo socialmente acquisito, ma anche non negoziabile: una bizzarria naturale né più né meno colpevole dell’Uragano Matthew che devasta le coste americane. Alla stregua di un cataclisma climatico – neppure più economico, tantomeno umano – “un algoritmo attivato automaticamente dall’elaborazione dei commenti di Hollande riportati dal Financial Times” (Il Sole 24 Ore dixit) semina il panico nell’intero pianeta e distrugge, con la capricciosa noncuranza di un dio, la vita delle persone. Un algoritmo! Allora, posto che le odierne avanguardie intellettuali sono cieche, sorde, inette a fornirci rispose dotate di senso, volgiamo lo sguardo al passato. Esattamente novantanove anni fa, Oswald Spengler dava alle stampe ‘Il Tramonto dell’Occidente’. In quest’opera profetica, si individuava una legge ineluttabile del divenire storico delle grandi civiltà le quali, proprio come gli uomini, nascono, crescono, invecchiano e si estinguono. Spengler, con un secolo di anticipo, aveva intravisto il moribondo declinare della società occidentale e ne aveva preconizzato la fine giusto per il XXI secolo. A che dobbiamo tanta lungimiranza da parte di un uomo così antico? Perché oggi, nell’era cosiddetta più libera di sempre – neppure di fronte allo scempio (alla scempiaggine?) di un fat fingers -, l’intellighenzia non batte un colpo? Spengler aveva la risposta: “Un tempo non si poteva osare di pensare liberamente; ora ciò è permesso, ma non è più possibile. Si può pensare soltanto ciò che si deve volere, e proprio questo viene percepito come libertà”.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

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