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M5S, TANTO CONSENSO, ZERO CONTENUTI

 

20 luglio 2016, il Senato non dà l’autorizzazione per le intercettazioni tra Berlusconi e le Olgettine, con 120 a favore e 130 contro. È questa la notizia del giorno e tutto il circo mediatico gira attorno a questa notizia, che chiude il cerchio dell’epocale ed apparentemente infinito episodio giudiziario legato a Silvio Berlusconi e le sue allegre festicciole.

Ciò che realmente ci interessa sono le reazioni degli esponenti politici a questa decisione avvenuta a Palazzo Madama, una aperta lotta a chi osava emettere l’illazione più “pesante. Gli esponenti del PD hanno tuonato immediatamente paventando un asse FI-M5S all’insegna di una sorta di risarcimento dopo che il centrodestra ha chiesto ai ballottaggi di votare M5S, mentre i pentastellati hanno risposto sempre usando la scusa del voto segreto, che il patto del Nazareno è risorto, anche all’insegna del prossimo Referendum costituzionale, in cui i media hanno e avranno un ruolo decisivo.
E mentre il PD accusa il Movimento di comportarsi come la Lega nei confronti di Craxi nel ‘93, e i grillini accusano il PD delle solite menzogne ormai conclamate, gli eventi del giorno sono altri e ben più rilevanti, assieme ad una dichiarazione scottante del carissimo Di Maio di pochissimi giorni fa.
In primis si prospettano idee sul cambiamento dell’Italicum sul modello del Mattarellum, secondo quanto detto dall’ex Capo di Stato Napolitano, che dopo il suo pronunciamento a favore della deforma costituzionale auspicherebbe un ritorno ad una maggioranza di larghissime intese, il sogno di chi vuole avere la strada spianata per fare le “riforme” che servono a tutti tranne che ai cittadini; si sta elevando un’aria di nervosismo attorno ai prossimi stress test per le banche di cui sapremo i risultati il 29 luglio, tema caldissimo quello del sistema bancario, che cammina sull’orlo del baratro; infine il tema della riforma costituzionale, in cui il NO è messo in pericolo ogni giorno da minacce differenti da varie autorità istituzionali o meno.

La premessa fatta sulle reazioni focose a seguito della votazione sul tema delle intercettazioni riguardanti Berlusconi, era volta a capire quanto, da qualsiasi parte politica (e mediatica) l’attenzione sia rivolta a tutto meno che ai temi veramente cruciali nell’interesse pubblico. E’ un solo piccolo esempio, ma è grazie a questi che notiamo la disattenzione tanto del PD (cosa di cui ormai non ci stupiamo affatto a dir la verità e per la quale abbiamo anche le ragioni) quanto del Movimento 5 Stelle, che invece non dovrebbe cadere nell’errore di dare più attenzione a questi fatti piuttosto che ad altri quali il sistema bancario o il vicinissimo referendum. Se fossimo leggermente ingenui ed indulgenti dovremmo pensare che la cosa non sia voluta e che agiscono (o meglio non agiscono) in questo modo perchè sono giovani ed inesperti, devono imparare i “trucchi” del mestiere” oppure perchè semplicemente sono più focalizzati nell’ottica della politica interna spicciola, cosa per altro vera, su temi come corruzione e liti strettamente partitiche.

Ma la verità purtroppo è un’altra e non possiamo fare a meno di vederla. Proprio l’altro ieri Di Maio, il non-si-sa-da-chi proclamato leader del Movimento, ha dichiarato che l’UE “è stata molto spesso usata dalla politica italiana come alibi, non è colpevole di tutto ciò di cui è stata accusata”. Ed è vero che la colpa non è tutta sua, la colpa è anche di chi negli anni l’ha legittimata e di chi continua a farlo, un progetto che non si deve riportare alle origini perchè già dalle origini era sbagliato, come abbiamo avuto modo di dimostrare più volte.

E’ triste che un partito con tutte le potenzialità per cambiare il corso degli eventi dato il consenso che ha creato, non abbia il coraggio di confermare con forza la volontà di applicare quella che fino a poco fa era una delle proposte più votate: l’uscita dall’Euro. Ma abbiamo una miriade di dichiarazioni squallide da parte dei vertici, da Di Maio a Borrelli ed altri, escludendo gli unici salvabili Zanni e Valli, che speriamo capiscano che è giunto il momento di mettersi a lavorare seriamente in un partito che voglia sul serio adoperarsi per l’uscita dalla moneta unica.

Il Movimento, si è adagiato sullo standard dei vecchi partiti in tutto e per tutto, forse senza il volere della base, un movimento che ha creato una pletora enorme di persone incapaci di ragionare se non su semplicistici argomenti di immediata comprensibilità quali kasta-krikka-korruzzione, senza considerare temi ben più complicati e gravemente urgenti come quelli macroeconomici. Il sogno di cambiamento del “nuovo” partito è finito ancor prima di cominciare. Il problema vero è che continueranno a crescere i consensi numericamente, senza che in modo parallelo crescano i contenuti. Un partito ricco di persone ma povero di contenuti e soluzioni concrete, che funzione può svolgere? Quella di creare solamente una situazione di stallo politico, nella quale le elites sono libere di operare in tranquillità, poichè di facciata pare che ci sia un enorme cambiamento (“il vento sta cambiando” cit.), mentre la realtà è che non c’è alcuna differenza, se non una grande confusione, un grande polverone alzato per far agire indisturbato il vero potere del mercato e della finanza.

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