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L’Italia ritorna nella deflazione. Poveri ma competitivi…

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Le riforme procedono come previsto e stanno dando i loro frutti. Infatti l’Italia non a caso è salita nel grado di competitività internazionale ultimamente. Renzi col suo operato come priva aveva fatto Monti, è riuscito a raggiungere “grandi traguardi” per poter “vincere” nei mercati internazionali.
Ciò che dico è vero, per il semplice fatto che l’Italia, malgrado il QE farlocco di Draghi (liquidità solamente al circuito finanziario e non all’economia reale), è ripiombata in una pesante deflazione a settembre, segnando un tasso di inflazione negativa a -0,4%, proprio per i motivi citati sopra, ovvero deflazione salariale tramite il Jobs Act, ma iniziato anni prima, tagli e aumenti delle tasse.
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Ciò, inoltre renderà il costo del debito più pesante per quanto concerne gli interessi reali. Quindi si richiederanno maggiori riforme che peggioreranno la situazione e come tale verranno chieste altre riforme su riforme peggiorando sempre di più in un circolo vizioso.
Naturalmente, questo meccanismo infernale è la logica conseguenza dell’adozione da parte dell’Italia di una moneta NON conforme alla nostra economia nazionale condivisa per di più  con una Germania nostra competitrice che considera questa moneta svalutata. Pertanto l’unico fattore per vincere la concorrenza rimane quello della deflazione che sarà anche la conseguenza di un aumento della disoccupazione, come mostrato dalla curva di Phillips…
A parità di monete condivise tra gli Stati dell’eurozona, vince nei mercati chi avrà il tasso più basso di inflazione, e il requisito principale sarà la compressione della domanda interna.
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Ripeto, i frutti delle riforme ci sono e per questo che siamo poveri ma competitivi come recita il titolo…

 

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