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L’Italia e l’Eurozona ripiombano nella deflazione. Il QE un fallimento previsto.

deflazione

Durante la prima crisi petrolifera nel 1974, l’Italia importò un’inflazione di circa il 20% e di oltre il 20 nel secondo shock petrolifero del 1979. A quell’epoca i risparmi degli italiani vantavano il primato mondiale, di crisi e suicidi neanche se ne parlava.
Oggi, l’ultimo dato del 2016 sancisce il ritorno alla grande, della deflazione in Italia, con un -0,2% su base mensile a febbraio e -0,3% su base annuale.
Anche l’intera eurozona è piombata nella recessione, segnando un -0,2% su base annuale.

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Il discorso energetico è sicuramente è determinante ma non del tutto e proprio perchè il costo del petrolio è caduto, il QE di Draghi avrebbe dovuto portare liquidità nel sistema economico reale. Ma ciò non è avvenuto a causa del trattati che vietano il finanziamento diretto agli Stati e per la mancanza di investimenti pubblici, fattore essenziale per far ripartire la domanda soprattutto in recessione, ma vietati a causa delle stringenti regole di bilancio e tagli alla spesa.
I dati sull’ormai potenziamento della deflazione in Europa, mostrano come le politiche che agiscono dal lato dell’offerta (sgravi fiscali, jobs act, snellimento burocrazia per creare pmi,) non producono gli effetti sperati quando siamo di fronte ad una crisi da DOMANDA. E la deflazione che avanza senza pietà ne è la prova tangibile.
Le politiche economiche europee volte a ridurre i debiti pubblici, imposte agli Stati nazionali, determineranno il fatale avvitamento delle economie, a partire dall’insostenibilità stessa dei debiti sovrani NON causa ma bensì effetti di questa crisi da DOMANDA scaturita da una crisi da debiti PRIVATI.

 

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