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L’INTERVISTA DEL PROFESSOR ANTONIO RINALDI PER LIBERO.

Antonio-Maria-Rinaldi

Carissimo amici

ecco il testo completo dell’intervista concessa a “Libero Quotidiano” di domenica scorsa , 17/07/2016, dal professor Antonio Maria Rinaldi.

 

È il tuo grande momento: la Brexit dà in qualche modo ragione a chi, con te, guida il movimento anti Ue e antieuro in Italia.
«Riprendiamoci le chiavi di casa. E guardiamo bene i fatti. Il problema dell’ Europa, oggi, non è la Gran Bretagna uscita, perché di fatto era già fuori.
Ma abbiamo la dimostrazione palese che fuori dell’ Unione europea c’ è vita. E questa sarà la peggiore pubblicità per la stessa Ue: perché l’ economia britannica, liberata da lacci e lacciuoli, avrà una grande espansione». Antonio Maria Rinaldi insegna finanza aziendale all’ Università Gabriele D’ Annunzio di Pescara. È uno dei tre “prof” (gli altri due sono Alberto Bagnai e Claudio Borghi Aquilini) che nel nostro Paese anima i gruppi “no euro”. Rinaldi ha lavorato in Consob ed è stato direttore generale della capogruppo finanziaria dell’ Eni. Siccome ci conosciamo da tempo, abbiamo concordato di abbandonare il formalismo del “lei”.Davvero pensi che anche l’ Italia debba abbandonare l’ Ue?
«Certo, avremmo grandi vantaggi. Siamo in piena dittatura economica e siamo destinati a diventare una colonia del Nord Europa. Ma se c’ è una coscienza da parte dei cittadini e ci si renderà conto del fatto che l’ Ue è controllata dalle lobby di multinazionali, allora si alzerà la voce».

Hai una soluzione pratica?
«Oggi come oggi l’ unica maniera è togliere la sete col prosciutto alla Merkel».

Cioè?
«È inutile strillare senza poi ottenere nulla. Inutile prenderla di petto. Bisogna invece assecondarla a parole, ma curare, invece, gli interessi del Paese nella consapevolezza che al massimo può scattare una procedura d’ infrazione. Il che significa complesse e farraginose fasi tecniche che alla fine non portano a nulla. In questo modo ci ritroviamo di fatto con il cappio al collo meno stretto e “rischiamo” di farci buttare fuori dall’ euro».
Sarai d’ accordo sul fatto che questo, però, è un progetto lunghissimo.
«Non possiamo pensare a iniziative autonome come i referendum per i quali abbiamo limiti costituzionali e l’ Europa ci massacrerebbe a colpi di lettere e spread. Allora guardiamo alla Gran Bretagna e al ruolo di associata all’ Ue che per forza dovrà avere. Il punto è che i parlamenti nazionali devono tornare ad avere le loro funzioni di rappresentanza della volontà popolare e non devono essere relegati al ruolo di certificatori passivi di volontà sovranazionali a opera di burocrati non eletti».Ti sei arreso all’ idea di dire addio all’ euro?
«No, anzi. Dobbiamo farlo, ma non certo con un referendum con tutto il tempo che sarebbe necessario per avviare quel percorso anche con modifiche della Costituzione. Serve, invece, coagulare una forza trasversale politica che abbia come programma e come obiettivo finale l’ uscita dall’ euro e dall’ Unione europea.
Che non vuol dire azzerare i rapporti con gli altri partner, perché siamo un paese esportatore. Ma subito servono presupposti diversi rispetto a quelli sanciti dal trattato di Maastricht».

Ma Maastricht è il pilastro della moneta unica… 

«Il mercato unico non è stato realizzato ed era la condizione principale dell’ euro. Dopo 24 anni di Maastricht non sono riusciti a uniformare nemmeno le aliquote Iva… Ecco perché bisogna tornare alla propria sovranità e ognuno deve fare gli interessi del proprio paese. E qualcuno già lo fa».

Chi?
«L’ Austria, che ha sospeso Schengen, giustamente, perché l’ Europa non gli dava risposte adeguate su immigrazione. L’ Ue non è stata una madre, ma una matrigna che ha favorito uno a discapito degli altri».
Facciamo i nomi.
«La Germania. È ormai palese che se la Germania si avvalesse ancora del marco, questo si rapporterebbe con le altre valute nazionali a un più 25-30 per cento rispetto a quello che esprime oggi con l’ area euro».Cosa vuol dire questa differenza, concretamente?
«Che oggi i tedeschi hanno una valuta sottovalutata rispetto ai loro fondamentali ed è come se avessero svalutato. Se l’ Italia avesse la lira non si rapporterebbe a 989 lire e spiccioli per un marco, perché questo è il cambio fisso con la valuta tedesca ma sarebbe a 1.200 o 1.300 lire per marco. L’ euro è un accordo di cambi fissi».

Torni alla lira, o comunque a una valuta nazionale, e poi col debito pubblico come la metti?
«È un problema nella misura in cui è espresso in valuta estera (euro) e non sovrana.
Siamo nella stessa situazione dell’ Argentina che aveva il suo debito in dollari».

Ok, ma gli interessi sui btp il giorno il ritorno alla lira sarebbero altissimi.
«Meglio avere tassi interessi alti con una valuta che puoi governare o una valuta estera che non governi seppure hai tassi bassi?»
 
Quando abbiamo consegnato le chiavi di casa ai tedeschi?
«Se vogliamo identificare un momento specifico per l’ abdicazione della nostra sovranità è l’ arrivo di Mario Monti a palazzo Chigi. Che non è stato nominato presidente del consiglio: era un commissario liquidatore voluto da Bruxelles per tutelare gli interessi dei creditori a danno dei debitori cioè noi.
Praticamente un funzionario di Equitalia senza scrupoli che non ha battuto ciglio nel continuare a sparare il colpo alla nuca a un’ Italia già in ginocchio. Ma il percorso, ti dicevo, parte da lontano».
Sei arrabbiato e ora ci metti la faccia con un gruppo di amici hai fondato Alternativa per l’ Italia.
«Sì, a marzo. Non avevo alcuna intenzione di fondare l’ ennesimo partito politico, ma sono costretto a farlo».Da cosa?
«Dalla mia coscienza, perché ho visto molti voltafaccia sull’ Europa e sull’ euro mentre sta montando fortunatamente sempre più la consapevolezza che sono stati un vero cappio al collo per l’ Italia. Ed è quindi necessario agire e non solo a parole».

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