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L’incompatibilità manifesta tra una Banca Centrale indipendente e la Costituzione.

Fin dal trattato di Maastricht il cuore pulsante dell’Europa voluta dalla finanza neoliberista era il SEBC, ovvero il sistema Europeo delle banche centrali.

La banca centrale europea (BCE) e’ l’unico organo con il potere di emettere denaro (senza alcun limite quantitativo) e deciderne il suo costo all’interno dell’unione europea, autorizzando in tal senso anche le banche centrali dei paesi membri. L’obiettivo del SEBC è per legge la stabilità dei prezzi, solo dopo aver salvaguardato essa le politiche monetarie possono occuparsi del benessere dei popoli e della pace (Questo è nero su bianco giusto il combinato disposto dell’art. 127 TFUE e 3 TUE).

BCE, come riconfermato anche nel successivo Trattato di Lisbona, e’ organo completamente indipendente e sovrano: “Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal presente trattato e dallo statuto SEBC, né la BCE né una banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i governi degli stati membri si impegnano a rispettare questo principio e non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti”.

Una simile norma non ha alcuna legittimazione sotto il profilo Costituzionale e dunque le leggi di ratifica dei trattati UE sono palesemente illecite e dovrebbero essere espunte dall’ordinamento.

In primo luogo l’indipendenza del SEBC non e’ compatibile con l’art. 1 Cost. il quale prevede che la sovranità spetti al popolo. Dunque il riferimento costituzionale e’ ad ogni sovranità e pertanto anche alla sovranità monetaria, che invece e’ stata ceduta al SEBC.

Occorre rammentare che l’art. 1 Cost. prevede la possibilità di limitare la sovranità popolare con i vincoli del successivo art. 11 che testualmente recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Dunque la Costituzione consente unicamente limitazioni della sovranità e non le cessioni integrali, come avvenuto con la sovranità monetaria. Inoltre non e’ rispettato neppure il secondo requisito, ovvero quello relativo alla reciprocità di queste cessioni. Oggi per l’Italia non disporre della sovranità monetaria comporta un costo maggiore per il proprio finanziamento sui mercati rispetto ad altri paesi UE e dunque, questa cessione, non pone gli Stati in condizioni di parità, ma in una situazione di forte diseguaglianza che fomenta peraltro tensioni internazionali evidenti. Si finisce per fare esattamente l’opposto che favorire la pace tra le nazioni come vorrebbe il precetto costituzionale.

Altrettanto palese e’ poi l’incompatibilità del SEBC con l’art. 47 Cost. che dispone: La Repubblica (omissis…) disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Ovvio che una Banca centrale indipendente, che non può ricevere neppure semplici istruzioni o consigli dalle Nazioni, non e’ affatto controllata o coordinata dalla Repubblica. Anzi e’ vero il contrario, ovvero che e’ il SEBC a controllare gli Stati e determinarne le politiche anche per mezzo di veri e propri ordini. Ciò e’ ad esempio avvenuto in Italia nel 2011, con la nota e vergognosa lettera di imposizione delle politiche di austerità salita alla ribalta nella cronache di allora.

Siamo dunque riusciti nella mirabolante impresa di creare e codificare l’Europa della banche anziché quella dei popoli con le conseguenze economiche che purtroppo vediamo. Oggi i profitti delle lobby prevalgono sul pubblico interesse. Peraltro la sovranità monetaria non e’ l’unica ceduta in violazione di legge avendo l’Italia rinunciato (anche per conseguenza a quanto detto) anche alla sovranità economica, politica e legislativa.

La dottrina della banca centrale indipendente ha una sua ratio specifica, che è diventata una scusa per la sua attuazione. La moneta costituirebbe un potere troppo grande per rimanere in mano alla democrazia e dunque, secondo questa teoria, dovrebbero essere autorità esterne, indipendenti e supreme, a gestirla nella miope illusione che queste, in quanto illuminate, non si sa bene da chi o da cosa, sappiano usarla per fini esclusivi di pubblico interesse.

Tale teoria poggia sulle tesi macroeconomiche neoclassiche che hanno preceduto la crisi del 1929 (di fatto causandola) secondo le quali l’offerta generale incontra sempre la domanda e che, pertanto, era indesiderabile l’intervento pubblico nell’economia. Ma allora la moneta non era “fiat”, era vincolata a riserve (il fatto che questo non poteva avvenire per mancanza delle riserve stesse in misura sufficiente da coprire l’emissione effettivamente compiute non incide sul ragionamento), pertanto non esisteva un’autorità che, in senso proprio, poteva emetterne sovranamente una quantità illimitata.

Infatti la sottesa teoria quantitativa della moneta nei fatti è smentita proprio dalla natura della moneta fiat il cui valore poggia, come specificato, sulla fiducia degli utenti che la utilizzano, e quindi sulla quantità di transazioni fatte con quella moneta piuttosto che sulla sua quantità complessiva. Quantità di transazioni che dipendono ovviamente dal nostro lavoro e dalla nostra capacità di produrre beni o servizi. Se allora si poteva ritenere (ed era comunque un errore) economicamente neutra la moneta, perché valeva in quanto garantita da riserve, oggi certamente non si può affermare la stessa cosa in merito alla moneta fiat.

La quantità di moneta complessivamente necessaria ad un’economia dipende proprio dal numero di transazioni che in essa si effettuano che a loro volta dipendono dal livello dei prezzi e quindi non è il contrario ad essere vero. Oggi tale possibilità di emissione illimitata di moneta, per adeguare la sua quantità alle esigenze del numero di transazioni, invece esiste e non si vede come sia giustificabile che predetto potere sia strappato alla sovranità propria del popolo. Farlo, come direbbe Guido Carli, e come conferma oggi Gustavo Zagrebelsky, è semplicemente un atto contrario alla democrazia.

L’argomento usato principalmente a sostegno di tali dissennati metodi di governo, solo mascherati da teorie economiche, diventa sovente quello della corruzione. Essa assurge a monito affinché un potere così forte sia lasciato in mano alla politica. Tuttavia, se è pur vero che la corruzione esiste, su di essa si può vigilare attraverso la lex. Invece, cedendo la sovranità monetaria ad un’autorità indipendente, si abdica ab origine a tale prerogativa asserendo, del tutto apoditticamente, che un terzo possa essere moralmente superiore ed immune dal rischio di fare un uso personale della moneta. Ed in ogni caso anche se ciò fosse vero questa non sarebbe democrazia.

Il fine non giustifica mai i mezzi in democrazia! Insomma si presume che il popolo sovrano, attraverso la politica “pappona”, attuerebbe sempre decisioni economiche suicide, causando forti spinte inflazionistiche che finirebbero con provocare povertà diffusa. L’assunto fa acqua da tutte le parti rasentando la demenzialità e, peraltro, viene abbondantemente smentito dai fatti visto che l’Italia, con sovranità monetaria, è passata dalla totale distruzione della guerra a diventare una grande potenza economica mondiale. Al contrario, senza questa sovranità, il Paese è sprofondato nella crisi ed è soggetto ad una possibilità di fallimento reale altrimenti tecnicamente impossibile.

Nonostante ciò è proprio questo il modello fatto proprio dall’UE. Non posso concludere questo pezzo senza citare, come fatto nel mio libro, trascrivendolo, uno dei tanti ineccepibili passaggi del libro di Luciano Barra Caracciolo “Euro e (o?) democrazia costituzionale” nel quale il giurista evidenzia, con una precisione disarmante, il vero obiettivo della dottrina dell’indipendenza della Banca Centrale, oltre ad approfondire molto di più di quanto fatto in questo mio lavoro, le teorie economiche che si sono confrontate nello scenario mondiale del novecento.

Caracciolo afferma che lo scopo di detta dottrina è l’effetto collaterale che ha sulla finanza pubblica, la quale deve cessare di poter rappresentare uno strumento per agire sull’inflazione nel modo redistributivo del reddito voluto dalla politica.

Così avviene che la Banca Centrale:

-non finanzia-monetizza il debito pubblico, con compressione del risparmio tutelato ex art. 47 Cost.;

-rende più costoso l’onere del debito (il divorzio del 1981 insegna) ed induce (così afferma Luciano Barra Caracciolo, ma forse il termine più esatto è “obbliga”, in forza a tetti al debito) a ridurre la spesa pubblica che ovviamente concorre alla formazione diretta del risparmio;

-sterilizza progressivamente l’intervento pubblico, impone politiche di recrudescenza della tassazione per finanziare la spesa (sempre in combinato ai limiti di tetto del deficit), e crea un conseguente incremento della disoccupazione (di cui simultaneamente la dottrina della banca centrale indipendente afferma che essa non sia correggibile con manovre di espansione fiscale);

-stimolata la disoccupazione, ottiene il conseguente abbattimento dei salari contenendo l’inflazione.

L’analisi è lucidissima, splendida nella sua sinteticità, ed integralmente condivisibile. In sostanza aveva perfettamente ragione Mayer Anselm Rotschild quando diceva al mondo: Datemi il potere di emettere e gestire la moneta di una nazione e me ne infischio di chi fa le leggi.

Avv. Marco Mori, blog scenarieconomici, vice segretario di Alternativa per l’Italia, autore de “Il tramonto della democrazia – analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile su ibs.

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