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Liberisti o comunisti?

Il liberalismo, di cui il liberismo è diretta espressione, nasce in funzione anticomunista e antisocialista. Eppure l’odierna sinistra ha sposato in pieno il modello liberale.

 

Secondo la definizione di Wikipedia – la Treccani 2.0 che, se da una parte ci offre un’informazione esaustiva e accessibile ne
ll’immediato, dall’altra ci fa pagare lo scotto dell’anonimato delle fonti e della loro accuratezza – “il liberalismo è di solito considerato, insieme alla democrazia moderna, una filiazione dell’Illuminismo.”
Nulla di più fuorviante se vogliamo comprendere le basi teoriche di questo movimento, dalla portata così dirompente da essere assurto a una sorta di “teoria del tutto”.
Per capirne la valenza dobbiamo far riferimento a un personaggio centrale del XX secolo, l’illustre economista austriaco Friedrich von Hayek (1899-1992), padre indiscusso del liberalismo moderno.Tema centrale delle opere di von Hayek è l’abuso della ragione, tanto cara agli Illuministi, che nei suoi confronti nutrirono una fiducia sconfinata.
La sua teoria del liberalismo – che possiamo far coincidere con la nascita del liberalismo modernamente inteso – si pone in netta antitesi con tutteliberismo-socialismo quelle teorie incentrate sul ruolo della ragione come potenza fattrice: dal socialismo al comunismo, passando per il vecchio liberalismo. Ritenere che si possa operare una ricostruzione razionale della società è, per Hayek, l’errore che compiono i pianificatori centralistici: l’unica pianificazione fruttuosa secondo l’economista austriaco è la categoria di pianificazione centrale rappresentata dalla concorrenza.
La concorrenza è la strada maestra in tutti i campi sociali, non solo in quello economico, la sola in grado di condurre spontaneamente l’umanità a grandi scoperte, grazie alla massimizzazione delle capacità e delle conoscenze legata alla libera iniziativa del singolo.
Con spirito avveniristico, Hayek afferma poi che “l’uomo, dato che ha creato egli stesso le istituzioni della società e della civiltà, deve anche poterle alterare a suo piacimento in modo che soddisfino i suoi desideri e le sue aspirazioni”.
Condizione imprescindibile, ma anche logica conseguenza, il liberale è anche un liberista, poiché “la libertà economica fornisce i mezzi materiali necessari per il perseguimento di tutti i nostri scopi”.
Di fronte a quella che, più che una teoria economica si presenta come una filosofia politica – i cui punti cardine sono la concorrenza, la libertà del singolo e il rifiuto della pianificazione centralizzata – il comunismo, che pure aveva le stesse rivendicazioni di teoria immanente, appare come una “superstizione”, destinata a capitolare di fronte alla complessità della società moderna. Infatti, secondo Hayek, comunismo e socialismo possono essere in grado al più di governare società semplici, come quelle tribali, ma sono fallimentari in quelle complesse.
Il 1947 rappresenta un anno particolarmente fortunato per il nostro economista: vince il premio Nobel per l’economia e fonda la MPS (Mont Pelerin Societè) il più grande think thank del movimento liberale. Senza voler abusare della ragione, non si può negare che, appena terminato il conflitto bellico, la paura folle del mostro comunista e il senso di riconoscenza verso i benefattori americani, che da questo spauracchio ci avevano protetto, abbiano rappresentato delle condizioni piuttosto favorevoli al successo e all’affermazione delle teorie liberali.
Nota dell’autore
In un’intervista pubblicata sulla rivista Reason, Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia, ha dichiarato di aver tratto l’idea di un’enciclopedia “dal basso” dall’articolo in cui Hayek sottolineava il carattere disperso della conoscenza e, di conseguenza, l’impossibilità di organizzare in maniera centralizzata l’economia di un Paese. A tal proposito, Wales ha scritto: “il lavoro di Hayek sulla teoria dei prezzi è centrale alla mia riflessione su come gestire il progetto Wikipedia […] Non si possono comprendere le mie idee in merito a Wikipedia se non si comprende Hayek”.
Ilaria Bifarini

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