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L’euro spiegato alla casalinga di… Rignano sull’Arno (di Giuseppe PALMA)

 

come uscire dalla crisi

 

L’espressione comune per indicare la classica madre di famiglia, italianissima e di buon senso,  è “casalinga di Voghera“. Ma oggi, considerato che il Presidente del consiglio Renzi proviene da un paesino che dista pochi kilometri da Firenze, Rignano sull’Arno, mi rivolgero’ ad una qualsiasi casalinga del posto che potrebbe, magari la domenica mattina, incontrare quel Matteo che lei ricorda un po’ scalmanato e avvertirlo, o forse rimproverarlo, di essersi circondato di consiglieri politici ed economici non all’altezza, soprattutto in materia di “moneta unica“…

E già, cara la mia casalinga di Rignano, Lei forse non sa che l’euro è un accordo di cambi fissi, quindi, non potendo più lo Stato intervenire sul cambio svalutando la moneta, interviene sui salari (riducendoli) e sulla qualità occupazionale (contraendola). In pratica, cara Gina (così ho deciso di chiamare la nostra casalinga), se alla fine degli anni 70′ Suo marito trovò lavoro in banca appena due settimane dopo essersi diplomato in ragioneria, e sin da subito con un contratto a tempo indeterminato per 40 ore settimanali, oggi Suo figlio di 32 anni, laureato in ingegneria, dopo tre anni che era a casa senza lavoro, da dieci mesi sgobba 12 ore al giorno per sei giorni a settimana in un supermercato appartenente ad una grossa catena francese, assunto col Jobs Act ad appena 800 euro al mese, ma “in compenso” sa parlare l’inglese e sarebbe disposto a trasferirsi all’estero,  anche per fare il lavapiatti in una pizzeria di Londra. La chiamano “esperienza”, libertà di circolazione…

Cosa? Perché accade questo? Perché se l’Italia vuol essere competitiva sul mercato nei confronti della Germania, cioè se vuole aumentare le esportazioni e quindi vendere di più, non potendo più svalutare la moneta, svaluta il lavoro. E lo stesso discorso vale per i tedeschi. Quindi è chiaro che l’euro sia perfettamente funzionale al raggiungimento degli scopi del capitale internazionale e non del lavoro. Il tutto a scapito dei diritti fondamentali e ad esclusiva tutela del capitale e dei mercati.

E tutto questo non è un caso. Sono gli stessi Trattati europei a sancire gli obiettivi dell’Unione: stabilità dei prezzi e piena occupazione in un’economia di mercato fortemente competitiva. Quindi, cara signora, concorrenza tra schiavi!

Ma v’è di più. Lo sa, cara Gina, che l’euro – pur essendo una moneta creata dal nulla – non va direttamente agli Stati ma alle banche private? E lo sa che lo Stato, per poter reperire la moneta, deve andarsela a cercare? Come? Chiedendola in prestito proprio alle banche private, alle quali deve restituirla con gli interessi, oppure andandosela a prendere da cittadini e imprese, quindi aumentando le tasse, tagliando la spesa pubblica – soprattutto pensioni e sanità – e inasprendo oltre misura gli strumenti di lotta all’evasione fiscale, arrivando a strozzare piccoli commercianti, artigiani e professionisti.

Come? In televisione dicono che è colpa del debito pubblico? Sa, signora Gina, che per un Paese a moneta sovrana, con una banca centrale che funge da prestatrice di ultima istanza, il debito pubblico non è un problema? Anzi, è ricchezza per i cittadini? Adesso Le spiego con parole povere: in uno Stato a moneta sovrana il debito pubblico è come se il padre presta 100 euro al figlio e questo non glieli restituisce. Pazienza, se la caverà al massimo con uno scappellotto, ma non accade assolutamente nulla! Al contrario, in uno Stato privo di sovranità monetaria il debito pubblico è come se i 100 euro te li presta lo strozzino. Non solo glieli devi ridare con gli interessi, ma, se non glieli restituisci, lo strozzino ti ammazza! E lo sa che, a tal proposito, la Banca Centrale Europea – addirittura per statuto- non funge da prestatrice di ultima istanza, cioè non garantisce nessuno dei debiti pubblici degli Stati dell’Eurozona? Il debito pubblico, cara signora, è un problema solo perché abbiamo aderito all’unità monetaria! E Le dirò di più: se decidessimo di uscire dall’euro, il 97% dell’intero ammontare del nostro debito pubblico è per fortuna ancora sotto giurisdizione nazionale, quindi per noi non ci sarebbero eccessivi problemi. Si chiama principio della Lex Monetae, ma sarebbe troppo lungo da spiegare adesso… 

Semmai Le capita di vedere Matteo in Paese, cara Gina, non esiti a dirgli di portarci fuori dalla gabbia dell’euro. Chissà, forse a Lei darà ascolto…

 

Giuseppe PALMA

(alcuni dei miei libri):

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