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LETTERA DI MARCO MACCIS AL PRESIDENTE VENETO ZAIA

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Lettera aperta di Marco Maccis, ALI veneto, al presidente Zaia.

 

 

Signor Presidente,

il perdurare e il radicarsi della crisi economica e finanziaria da tempo in atto nel nostro paese e nella nostra regione Veneto , impone una riflessione sulla validità e l’adeguatezza del consolidato modello di sviluppo sin qui conosciuto.  Una valutazione che non può non coinvolgere anche un certo modello di amministrare il territorio e di gestire servizi di interesse pubblico quanto mai necessari all’equilibrio sociale ed alla base della civile convivenza nella nostra regione.

Il Consiglio Veneto, del resto, meritevolmente nell’ambito dei lavori della V^ commissione sanità, ha potuto prendere atto, già nel dicembre 2010, del fallimento di un modello di intervento e di gestione dei servizi in ambito sanitario perseguito con il largo utilizzo del Project financig.

In questa sede non riproporremo le ottime e, dalle S.V., ben conosciute argomentazioni contenute nel lavoro della V^ commissione e non indugeremo sulle conseguenze dei project sanitari sui bilanci ed il livello di servizi offerti dall’Ulss del territorio. Tuttavia non possiamo non soffermarci su uno degli aspetti principali della questione, forse ancora più importante dell’incidenza dell’Iva o della scelta fra modello di project o di concessione, o dell’elevato tasso interno di rendimento riconosciuto all’investimento privato.

Ci riferiamo alla questione della rigidità dei contratti di project e della loro sostanziale immodificabilità, quantomeno per la parte relativa al canone di disponibilità.  Rigidità che è già disegno delle future scelte di distribuzione dei servizi sanitari sul territorio e che vedrà nei nosocomi realizzati secondo il modello del project, così caro alla precedente gestione regionale, le uniche situazioni non modificabili nell’intera regione nell’arco dei prossimi trent’anni. Questo mentre ridimensionamenti e tagli di posti letto, diminuzione dell’acquisto di materiale sanitario, reiteratamente imposti dal governo nell’ambito della politica di contenimento della spesa, dovranno essere obbligatoriamente previsti e distribuiti a scapito delle Ulss con bilanci meno sconvolti dalla finanza di progetto, sottraendo quantità e qualità ai servizi da queste offerti sul territorio.

Certo va riconosciuta a questo governo una qualche discontinuità rispetto al precedente, tuttavia ridimensionamenti e rallentamenti non bloccano un processo che vede nella sola provincia di Vicenza, dopo il project di Santorso, già ai blocchi di partenza, quello di Arzignano.

E’ una cultura del fare, irresponsabile per le istituzioni e parassitaria sotto l’aspetto imprenditoriale, come dimostra la recente estemporanea proposta di un miniproject, ad opera della Gemmo spa per il p.o. di Dolo dell’Ulss13, nel mentre per lo stesso si discute di chiusure e spostamenti.

Questa cultura va interrotta, impedita e cancellata per legge, restituendo alla Regione reali funzioni di programmazione e progettazione degli interventi che, negli ultimi 15 anni, sembrano essere state totalmente delegate alla granitica compagine imprenditoriale che domina l’economia Veneta e nelle cui mani, non solo si sta consegnando la sanità Veneta, ma l’intero nostro territorio attraverso la costruzione di grandi opere infrastrutturali,tra cui spiccano strade e autostrade, che sconvolgeranno il nostro paesaggio e temiamo anche la finanza regionale.

Opere che, a prescindere dalla loro sostenibilità ambientale e reale utilità, sottraggono risorse e capacità di investimento alla vera imprenditoria Veneta che quotidianamente cerca di imporsi sul mercato estero e nazionale, per effetto del crescente coinvolgimento diretto degli istituti finanziari nella loro realizzazione e gestione.

Siamo preoccupati delle ricadute sul territorio, sul paesaggio e sull’ambiente di tali grandi opere da realizzarsi a tutti i costi indipendentemente da valutazioni e serie analisi sulla loro utilità.  Il suo predecessore volle far apparire fra i numi ispiratori del nuovo PTRC quelli di due Signori della cultura Veneta e nazionale, Andrea Zanzotto e Mario Rigoni Stern; purtroppo, non potremo mai avere da loro un giudizio sull’impatto che avranno sul paesaggio da loro tanto amato e decantato la  Superstrada Pedemontana Veneta,la prosecuzione verso il nulla della A27 o della Valsugana, per non parlare della Nuova Romea Commerciale, ne un commento sulla sottrazione alla libera circolazione, di interi tratti della viabilità regionale ad opera delle future Tangenziali Venete, Grap, Meolo-Jesolo, Nogara-Maree. Pertanto, siamo fortemente critici verso le disposizioni proposte dal Governo in carica con l’art. 33, commi da 1 a 3, del decreto legge n. 179/2012.

La Relazione introduttiva dell’AS n.3533, inviata nei giorni scorsi a Palazzo Madama, all’art. 33 del d.l. n. 179/2012, contiene nei commi da 1 a 3 una serie di agevolazioni sul credito d’imposta (IRES ed IRAP voci che, per altro, sostengono buona parte della sanità pubblica) per “consentire la realizzazione di quelle infrastrutture di notevole rilevanza il cui piano economico-finanziario presenta dei costi di investimento che impediscono al piano stesso di raggiungere l’equilibrio”, e non costituisce assolutamente una sufficiente garanzia il fatto che, sempre nella Relazione tecnica dell’AS n. 3533, il credito di imposta sia circoscritto alle opere non sostenibili sotto il profilo economico finanziario che lo diverrebbero in virtù del riconoscimento del credito di imposta a favore del realizzatore”, né che per l’ammissibilità dei requisiti richiesti si debba passare per il vaglio del CIPE, previo parere del NARS.

Trattandosi di interventi con Progetto di finanza, si deduce da quanto letto che lo Stato intende indebitarsi per garantire una rendita ai privati (società di progetto, di costruzione, banche) attraverso un pacchetto di finanziamenti ed agevolazioni.

Si rischia cosi’di creare un pericoloso precedente che agevola la costruzione di opere che ingenerano un debito occulto e dilazionato a carico dello Stato e di tutti i contribuenti, nel momento in cui per coprire una gestione deficitaria degli interventi così realizzati (ad es, per insufficienza degli introiti derivanti dai pedaggi) si ricorra ai meccanismi previsti dal provvedimento.Potrebbero poi essere scaricati più avanti nel tempo anche altri oneri sulla parte pubblica, magari utilizzando lo strumento del subentro, nel caso delle opere autostradali in concessione, per trasferire sul soggetto subentrante (perché non pubblico?) gli squilibri di gestione.

Infine, si osserva che questi meccanismi, seppur filtrati dal parere reso dal NARS e dalla decisione del CIPE, attribuiscono un potere di arbitrio al decisore pubblico, che così può scegliere a favore di quale soggetto privato indirizzare una rendita semi-vitalizia, finanziata coi soldi dei contribuenti (e come si sa, il Veneto è tra i maggiori contribuenti di questo Stato).

Tutto ciò pone le basi per la creazione di un potenziale debito occulto regionale che scoppierà nei prossimi anni sottraendo ulteriori risorse alla nostra sanità pubblica per essere ripianato.In questo modo il contribuente veneto si troverà a pagare queste opere non due, ma tre volte: con le tasse, con i ticket di pedaggio delle strade e sulla sanità e con il pessimo utilizzo dei propri risparmi da parte degli istituti.

Per le ragioni esposte chiediamo alle SS.VV. un complessivo ripensamento circa la congruità del largo ed indiscriminato utilizzo dello strumento del project financing sin qui adottato, rispetto alle finalità isituzionali e di interesse pubblico assegnate.

Chiediamo altresì per tutti i progetti interessati da tale modalità realizzativa, un immediato periodo di moratoria che blocchi ogni ulteriore iniziativa da parte dei proponenti e sospenda l’iter di approvazione ad avvio di quanti in tale fase si trovino.

Contestualmente chiediamo la nomina di una commissione che analizzi i progetti di finanza stradali e autostradali attualmente in corso come fatto a suo tempo dalla V^ commissione per i progetti di finanza in ambito sanitario.

Ci chiediamo infine perchè i paesi europei piu’ virtuosi ( ad esempio la Germania ) facciano un modesto ricorso alla finanza di progetto nell’ambito di opere pubbliche di grande portata viabilistica, ricordando che attualmente la regione Veneto sta portando avanti progetti di finanza per un valore complessivo di oltre 5 miliardi di euro sottratti spesso, attraverso l’introduzione di commissari ad hoc, al parere e controllo preventivo delle comunità locali.

In questo senso evidenziamo un nesso funzionale, comune a molte delle opere summenzionate, tra la gestione commissariale di un’opera, giustificata invocando non ben provate emergenze, e la realizzazione della stessa con il sistema del project financing.

Si invita altresì a verificare l’assoggettabilità e le ricadute dei contratti di project in ambito sanitario rispetto alle disposizioni all’art. 15 del decreto legge n. 95/2012, “Disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati”.

Si ringrazia per l’attenzione e si porgono distinti saluti.

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