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LE PERCENTUALI DI CRESCITA MONDIALI (Con sorpresina..) di C.A. MAUCERI

 

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Mentre la Commissione Europea e il FMI non fanno altro che correggere al ribasso i livelli di crescita previsti per la maggior parte dei paesi più “sviluppati” e per la finanzia globale, altri mercati e altre economie stanno crescendo a ritmi inaspettati.

È quanto emerge dal report del FMI diffuso dal WEF secondo il quale il paese che ha dimostrato il maggior tasso di crescita economica sarebbe il Myanmar. Un risultato doppiamente sorprendente se si pensa che sull’economia del paese (sebbene in ripresa) grava ancora il peso di decenni di embargo.

Sorprendente anche la performance del paese che si è piazzato al secondo posto di questa graduatoria: la Costa d’Avorio. E ancora scorrendo: al terzo posto il Bhutan, al quinto il Laos preceduto dall’India e seguito da Iraq, Cambogia, Tanzania, Bangladesh e Senegal.

Tutti paesi arretrati, ma soprattutto privi, almeno secondo quanto hanno sempre ribadito gli esperti economisti globali, delle capacità e dei mezzi per mostrare livelli di crescita così elevati.

Eppure questi paesi, nonostante la grave carenza di infrastrutture, di risorse economiche e, molte volte, anche di know how, nonostante i gravi problemi sociali presenti sul territorio (non ultimo quello legato alla formazione dei giovani e alla carenza di manodopera qualificata) sono riusciti a raggiungere performance ben maggiori di paesi ben più “sviluppati”.

A rallentare molti di questi paesi “evoluti” potrebbe essere principalmente un fattore (ma questo, ovviamente, sia la Commissione europea che il FMI si sono guardati bene dall’ammetterlo): il peso straordinario dovuto al debito pubblico. È proprio questo il dato che accomuna tutti i paesi “sviluppati”, da molti dei paesi europei agli Stati Uniti d’America, fino alla Cina. Già non è un caso se proprio la Cina (al contrario dell’India) non compare ai primi posti di questa classifica. E il motivo potrebbe essere proprio il debito pubblico cinese che ha raggiunto i 25.000 miliardi di dollari (e continua a crescere a ritmo vertiginoso). Il dato, nudo e crudo, ci dice che il debito del settore privato cinese, diviso fra famiglie e imprese, sfiora ormai il 200% del Pil, cresciuto quasi del doppio nello spazio di un pugno di anni. E, come hanno avvisato alcuni analisti della Banca Mondiale, in passato “simili accumuli di debito sono stati seguiti da gravi slowdown” (e già si parla un tentativo di dare uno stimolo all’economia cinese immettendo centinaia di miliardi dollari sul mercato).

“La crescita globale continua, ma a un ritmo lento che lascia l’economia maggiormente esposta a rischi”, si legge nel rapporto primaverile illustrato dall’FMI. L’economia mondiale dovrebbe mostrare una crescita del 3,2per cento nel 2016 e del 3,5per cento l’anno prossimo, in peggioramento rispettivamente dello 0,2per cento e dello 0,1per cento rispetto alla previsione diffuse all’inizio dell’anno. “La ripresa economica rimane troppo lenta e troppo fragile, con il rischio che una persistente bassa crescita possa avere delle ripercussioni negative sul tessuto sociale e sul sistema politico di molti Paesi” come ha confermato Christine Lagarde, direttore generale dell’FMI.

E mentre per le “economie avanzate” si cercano eufemismi e blande giustificazioni (per non dire che le misure adottate, anzi, imposte non sono servite a niente, se non a consentire a pochi soggetti di continuare a speculare), altre economie crescono. Lo dicono i numeri: a fronte di una crescita globale media prevista, per i prossimi anni, intorno al 2 per cento, la crescita media prevista per i paesi in via di sviluppo è quasi il doppio. E quella per i Low-Income Developing Countries quasi il triplo…

Dati che dimostrano chiaramente che il metodo fino ad ora adottato per gestire le economie e la finanza a livello globale è assolutamente sbagliato.

Ma soprattutto numeri che dimostrano un’altra cosa: che gli esperti che fino ad ora hanno teorizzato e gestito le politiche economiche globali non lo hanno fatto a beneficio della gente comune…..

C.Alessandro Mauceri

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