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LE IDEE DI CLAUDIO BORGHI AQUILINI SUL SALVATAGGIO DELLE BANCHE…. qualche domanda ed alcune mie idee

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Dato che una cosa ormai rarissima nel panorama italiano sono le idee, insieme al coraggio di esprimerle, vi propongo quelle di Claudio Borghi Aquilini sul salvataggio bancario, così come espresse a “OMNIBUS” La 7 il 15 dicembre 2015 (sembra un secolo fa…).

Ecco qui le parole dirette del professore:

La soluzione del Professore è quindi in 4 punti:

a) garanzia totale dell’attivo da parte della Banca Centrale (che essendo istituto  di emissione non ha problemi in merito);

b) responsabilità e punizione degli amministratori malandrini o incapaci;

c) vendita degli attivi bancari sul mercato agli altri istituti;

d) intervento della Banca Centrale, colpevole della cattiva attività di controllo, a copertura del gap fra attivo e passivo. 

Rimane un punto non chiarito, e tutt’altro che secondario: quando parla della copertura del Gap fra attivi e passivi intende anche la copertura del patrimonio? Perchè, sinceramente, questo potrebbe essere scusante del “Moral hazard”, cioè del rischio illecito, di compagini azionarie ristrette e troppo intrallazzate con i poteri locali.

Su questo specifico punto avrei piacere di avere una risposta dall’interessato. A sua discolpa devo dire che quest’intervista è stata antecedente alla distruzione della BPVi, e di Venetobanca, per cui nel caso specifico non si era entrati nel tema degli azionisti delle banche popolari.

Però devo dire che mi farebbe molto piacere conoscere il punto di vista del Professore sul punto, e per la precisione :

  • Cosa avrebbe fatto se fosse stato al posto di Iorio a giugno 2015 ?
  • Cosa farebbe ora nel caso specifico, per gli azionisti delle banche venete , sia come governo, sia come Atlante?

Dal mio punto di vista, dopo aver vissuto, diciamo, dall’interno la crisi, sarebbe necessario coprire in qualche modo le perdite, anche parzialmente dagli azionisti in via eccezionale. Dico in modo eccezionale perchè una giusta norma contro il “Moral Hazard” da qui in avanti dovrebbe tutelare esclusivamente gli azionisti che han votato in dissenso con la proposta del CdA in bilancio oppure per le operazioni straordinarie.  La motivazione è chiara: se l’azionista vuole un (minimo) di tutela è giusto che si prenda la briga di informarsi e di andare in assemblea. Troppa gente, quanto si tratto di recarsi alle assemblee per la trasformazione della BPVi o di Venetobanca, se ne rimase a casa dicendo che “Aveva di meglio da fare” , salvo successivamente lamentarsi per aver perso tutto. Per questi motivi una norma di tutela dovrebbe garantire solo chi ha preso parte in modo attivo alla vita della società, almeno per le decisioni che ne hanno determinata la vita sociale. Questo, naturalmente,  da un certo momento in poi, non in via retroattiva…

C’è poi lo scandalo delle società di revisione. Atlante ha deciso di cambiare, giustamente, KPMG, la società di revisione di BPVI, sostituendola con Pricewaterhouse & Cooper… cioè la società di revisione di Venetobanca!!! Capisco che le società di revisione siano solo 4, e di queste non se ne salva una (Ernst & Young aveva Italease, Deloitte aveva Parmalat… e nessuna ha fatto il suo lavoro, ed evitiamo Andersen solo perchè fallita con Enron!!!), ma forse sarebbe ora o di considerarle veramente solo come assicurazioni, senza nessuna velleità di certificazione del bilancio, oppure qualcosa nella normativa deve cambiare. 

Speriamo che il buon Claudio si smarchi un po’ da Zanetti e Librandi ed abbia in tempo per rispondere a queste nostre domande.

 

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