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LA SICUREZZA DEI NOSTRI CIELI IN MANO ALLA FINANZA!

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Privatizzare, svendere e quotare: è questo il piano governativo per adempiere al diktat imposto da Bruxelles per fare cassa. Dopo la privatizzazione di Poste è la volta di Enav SPA, la società che gestisce ogni anno circa due milioni di voli e ha la funzione fondamentale  di garantire la sicurezza del traffico aereo. Se dobbiamo pensare a un servizio pubblico, forse questo ne è l’esempio massimo.

Una piccola premessa: secondo la giurisprudenza UE e la Commissione europea, i servizi di controllo della navigazione (aerea e marittima) non sono attività di impresa e anzi sono “tipiche dei pubblici poteri in quanto relative al controllo e alla polizia dello spazio aereo” (Corte di giustizia, C-364/92).

Nei mesi scorsi se ne occupò Porro a Virus, che parlò degli enormi rischi per la sicurezza se nel capitale dovessero entrare Fondi vicini ad estremisti che verrebbero in possesso di notizie sensibili. Stessa questione venne sollevata da Uiltrasporti

Eppure, nel silenzio e nella scarsa attenzione dei media mainstream, la società italiana di assistenza al volo sta perfezionando non solo la sua privatizzazione, ma verrà collocata sul mercato borsistico, unico caso al mondo nel settore.

Il Governo nei giorni scorsi ha approvato il decreto per la privatizzazione e i tempi della quotazione sono imminenti, pare entro luglio. Neanche lo spauracchio del Brexit sembra spaventare l’operazione che, tuttavia, in caso di “leave” potrebbe subire rallentamenti.

Enav Spa ha un valore che si aggira intorno ai 2 miliardi di euro e ha chiuso il 2015 con un utile consolidato a 66,1 milioni, il 65% in più rispetto all’anno precedente! Dalla privatizzazione (del 49%, mentre il restante 51% resterà in capo allo Stato) si ricaveranno circa 800 milioni di Euro, un contributo palesemente irrisorio per il risanamento del debito italiano.

La società è guidata dal 2015 dall’a.d. Roberta Neri, che siede contemporaneamente nelle poltrone di Acea Spa e di Sorgenia Spa, e nel suo passato annovera la carica di membro del cda della fiorentina Publiacque, di Tirreno Power, di Manesa SRL e di Byom S.r.l., nonché di due società legate al fondo americano Amber. Insomma, un curriculum di tutto rispetto!

Chi acquisterà le quote della società dopo il suo collocamento in Borsa? “Ci aspettiamo una molteplicità di investitori istituzionali, ma anche un mix di azionisti articolato per area geografica. Quindi non solo fondi long term e infrastrutturali ma anche hedge. Puntiamo anche sulla componente estera, dall’Europa e dagli Usa” afferma la Neri.

Quando si dice pecunia non olet.

 
 
 
 

 

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