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La Senatrice De Pin interviene sulla crisi bancaria e sulla salvaguardia dei risparmiatori.

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Intervento senatrice De Pin su DDL 2362Conversione in legge del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, recante disposizioni urgenti in materia

di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione

Onorevoli colleghi,

Il decreto oggi in discussione, come questo governo ci ha abituati, è totalmente un palliativo. Il Governo mette veleno in una ferita, tutelando solo una parte, senza guardare al quadro d’insieme. Non è stata, infatti, studiata una soluzione valida per tutti che offra una effettiva tutela, anche nel lungo periodo. Da un testo che entra nel tema delle esecuzioni ci si aspetterebbe un intervento normativo che, ferma la tutela dei creditori, finalmente impedisca la svendita dei beni degli esecutati. Il debitore oggi subisce, passatemi il termine, oltre al danno la beffa di vedere i propri beni, anche gli immobili, venduti a cifre così basse da non coprire nemmeno i costi, davvero esorbitanti ed inutili, delle procedure di incanto. Si parla di un abbattimento dei prezzi che possono superare anche il 70% del valore di mercato. Nemmeno i creditori sono soddisfatti di tali svendite restando quasi sempre a bocca asciutta. Nel migliore dei casi solo le banche ottengono qualcosa dalle aste. Questo sarebbe stato l’unico intervento davvero urgente in materia esecutiva, eppure il Governo riesce nell’impresa di peggiorare una normativa già catastrofica vessando ancora di più i debitori e lasciando i creditori, ad eccezione delle banche, largamente insoddisfatti.

Per quanto riguarda, poi, le disposizioni relative agli investitori delle banche in liquidazione, quello che mi preme maggiormente sottolineare è la situazione in cui sono incappati gli investitori della Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca.

Dalla lettura degli articoli 8 e successivi del disegno di legge in discussione, infatti, è possibile comprendere come le misure urgenti da adottare a favore degli investitori da applicare in presenza di determinati presupposti risultino esperibili solo nei confronti degli investitori delle seguenti banche: Cassa di risparmio di Ferrara, banca delle Marche, banca popolare dell’Etruria e del Lazio, cassa di risparmio di Chieti.

Ebbene gli azionisti di banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca resteranno fuori e non potranno conseguire alcun indennizzo. Si tratta di un folto numero di azionisti o forse sarebbe meglio definire “vittime”. Infatti anche Veneto Banca come banca popolare di Vicenza , è costretta ad azzerare il valore delle azioni e per quanto entrambe si dicono disponibili ad andare in conciliazione con tutti i loro clienti possessori di azioni, (visto che oramai tali azioni sono così svalutate invendibili, tutto ciò non sembra altro che un tentativo per chiudere la vicenda a poco prezzo, senza garantire un giusto e adeguato risarcimento ai risparmiatori coinvolti. Conciliazioni che nella maggior parte dei casi partono con una lettera di richiesta di risarcimento e si concludono in un nulla di fatto.

La mia mail è piena di richieste di aiuto da parte di risparmiatori che sottolineano il fatto che Veneto Banca abbia venduto queste azioni senza informare i consumatori dei possibili rischi, abbassandone poi il valore dell’80-90% rispetto a pochi mesi prima e rendendo di fatto nulla la possibilità di rivenderle. Si tratta di famiglie, lavoratori, piccole aziende e associazioni che si sono fidate delle banche in cui si investiva da generazioni; persone che hanno risparmiato una vita e adesso si ritrovano con niente mano… Ma questo Stato non dovrebbe difendere il risparmio così come sancito all’art.47 della Costituzione.

Nel Dicembre 2015, ad esempio, Veneto Banca aveva fissato il prezzo di recesso delle azioni a 7,30 euro, obbligando di fatto gli azionisti che avessero voluto liberarsi delle azioni a perdere l’81% del valore di ogni azione generando una violazione dei diritti e degli interessi dei consumatori, stabiliti dal codice del consumo e dalla normativa dei settori bancario e finanziario. Gli azionisti di queste banche sono posti in una tale situazione di inferiorità da non sembrare reale. Infatti le due banche non solo hanno tagliato il prezzo ma impediscono ufficialmente agli azionisti di avvalersi del diritto di recesso. Le perdite scaturite sono superiori ai sette miliardi di euro: una cifra maggiore, quindi, delle altre quattro banche messe assieme citate nel presente disegno di legge.

E’inaccettabile che debbano essere i risparmiatori a dover pagare le difficoltà degli istituti bancari.

Per salvare le banche, infatti, potrebbe scattare il meccanismo del bail in per cui proprio i possessori di azioni e obbligazioni sarebbero obbligati a mettere i soldi di tasca propria per tenere a galla l’istituto di credito.

I piccoli risparmiatori che fanno la fila davanti agli sportelli delle associazioni di tutela dei consumatori sono tantissimi e la speranza, per loro, che possa esserci un risarcimento per le perdite subite è sempre più remota.

Non si tiene conto di tutti quei risparmiatori che erano convinti di investire i risparmi di una vita con l’assicurazione che il rischio sarebbe stato bassissimo.

Più che altro a causa delle comunicazioni false e fuorvianti del Cda attualmente oggetto di indagini ma che, a ben vedere, non sono mai stati oggetto di controlli incisivi da parte degli organi di controllo del sistema bancario e, come spesso accade, a rimetterci sono i lavoratori, le famiglie e quei piccoli imprenditori che già coraggiosamente tentavano di farsi strada in un periodo di profonda recessione.

Chiudo augurandomi che si vorrà tener conto di una soluzione più ad ampio raggio che miri effettivamente a far sì che non ci sia un crollo totale della fiducia dei risparmiatori dell’intero sistema bancario coinvolgendo, in casi del genere, gli azionisti e obbligazionisti per tentare una soluzione condivisa affinché non vengano più estromessi dalla BCE. E, soprattutto, estendere le procedure di rimborso anche agli azionisti delle banche popolari venete onde evitare una crisi economica che peserà per decenni sull’economia e sulla società veneta e non solo.

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