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LA SECONDA TRAGEDIA VENETA: VENETOBANCA SEGUE LA STRADA DI BPVI

venetobanca

 

Venetobanca si avvia ad una soluzione devastante che già è stata imposta a Banca Popolare di Vicenza, anche  se con delle interessanti varianti che spiegano molto bene il contorto mondo delle popolari venete.

A partire da lunedì le azioni della banca verranno poste sul mercato ad un prezzo variabile fra gli 0.1 ed i 0,5 euro per azioni. Un massacro totale  gli azionisti, che perderanno il 99.75% dei propri investimenti rispetto ai valori di soli due anni fa , e non vi è neppure ancora la certezza che la quotazione vada in porto: infatti per ottenere la quotazione è necessario raggiungere un flottante pari al 25% del capitale sociale. Dato il quasi totale annullamento del capitale precedente, e con un aumento pendente pari ad un miliardo, significa riuscire collocare sul mercato, agli investitori istituzionali o ai vecchi azionisti, almeno 250 milioni in azioni, mentre per il restante vi è la rassicurante presenza di Atlante, il fondo gestito da Quaestio Sgr che già si è pappato BpVi.

Ora mentre nel caso delle banca berica la situazione era talmente compromessa da sfiduciare perfino gli stessi vecchi azionisti che , in qualche modo, avevano tratto dei vantaggi dalla gestione della banca stessa, per Venetobanca invece vi è stato un colpo di orgoglio, ed un’occhiata ai propri interessi, e gli azionisti hanno mandato a casa il duo Bolla e Carrus, nominati per condurre all’aumento di capitale ed in borsa Venetobanca, sono stati sostituiti dal professor Ambrosini come presidente del CdA e da Carlotta De Francisci, ex consigliere economico di Palazzo Chigi.

Questa mossa oltre a mostrare una fiducia almeno minima degli azionisti nella Banca, apre anche prospettive diverse: pur essendo impensabile che gli azionisti raccolgano la maggioranza del capitale, è possibile che riescano a raccogliere un 10-15% del totale. A questo si accompagnerebbe un impegno di Mediobanca a sottoscrivere un 5% e l’interessamento da qualche piccolo investitore istituzionale, il che porterebbe il capitale sottoscritto di poco al di sotto del 25% di flottante minimo richiesto da CONSOB per la quotazione.  Avremo una situazione ben diversa rispetto a BPVI, con la banca quotata ed un CdA con una minoranza composta dagli ex soci che ancora potranno influenzare l’operato dell’istituto.

 

Questo probabilmente cambierà l’attività gestionale ed influenzerà le politiche bancarie, ma non modificherà di un centesimo l’entità delle perdite dei piccoli azionisti, soprattutto per quelli che han comprato le azioni al prezzo pieno di 40 euro. Per loro ormai rimane soltanto la via giudiziaria per poter sperare, anche minimamente di ottenere una forma di rimborso.

 

Post Scriptum: mentre Veneto Banca si avvia alla quotazione esce un articolo del Corriere, che potete leggere qui, nel quale si parla delle relazioni fra l’ex AD Consoli, responsabile del dissesto di Venetobanca, ed il vicepresidente attuale della banca ed ex presidente del tribunale di Vicenza, Giovanni Schiavon. Si parla di omaggi costosi fatti dall’ex A.D. all’ex Presidente del tribunale di Treviso, come una mountain bike da 5 mila euro ed un orologio da 11 mila euro. Anche se sicuramente l’ex magistrato ha delle motivazioni ottime per questi omaggi, questi fattarelli danno un’idea del clima di connivenza che esisteva attorno alle banche popolari venete.

 

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