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La “magia” del Jobs Act: Incremento nuovi contratti e meno occupazione.



Tra ieri ed oggi, i titoli dei principali quotidiani riportano i dati dell’INPS secondo cui nei primi tre mesi del 2015, con marzo che ha dato vita al Jobs Act, i contratti di lavoro a tempo “indeterminato” sono aumentati di un +24,1% rispetto allo stesso periodo del 2014 + 470.785 nuovi contratti.
In realtà la registrazione di nuovi contratti di lavoro NON sono sinonimo di nuovi posti di lavoro, bensì la CONVERSIONE di precedenti contratti di lavoro. Se poi tali contratti erano a tempo determinato ed ora indeterminato come previsto dal Jobs Act la cosa potrebbe suonare come positiva, ai fini di un lavoro “sicuro” ma l’indeterminato nel Jobs Act è come l’amore : “eterno finchè dura” (36 mesi max) e a tutele crescenti. Ma anche se il saldo tra i vecchi contratti ed i nuovi sono in positivo, quindi in teoria nuovi posti di lavoro, questi saranno però anche se sotto il nome di indeterminati, precari comunque con le famose tutele crescenti con possibilità di licenziamento come descritto prima. Inoltre le imprese saranno attratte ad assumere non tanto per investire sul lavoratore ma per godere degli sgravi fiscali, per poi licenziare il nuovo assunto in ogni momento.

E per i primi 3 mesi del 2015 i dati non dicono nulla di buono a differenza di quello che riportano  i giornali in queste ore,  il tasso di occupazione è calato , mentre il numero dei disoccupati in aumento nel periodo del primo trimestre 2015.
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Ci vediamo a giugno con i nuovi dati per attestare il fallimento del jobs act, anzi il grande successo di questa legge sul lavoro, perchè mira proprio a svalutarlo e creare una quota di disoccupazione d’equilibro per non far aumentare l’inflazione per far si che sia mantenuta quella competitività erosa dall’euro nonchè ad assicurare profitti per la finanza.

 

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